Dispendiose movimentazioni di personale e risorse finanziarie a fronte di ripetuti esercizi negativi, rappresentano motivazioni sufficienti per procedere con l’induttivo.
La Corte di cassazione, con la sentenza 12167 del 30 maggio 2014, ha considerato corretto l’accertamento induttivo per elusione fiscale, basato sulla dichiarazione di un’azienda, dalla quale risulta una perdita o un utile modesto, sproporzionato rispetto ai costi. In particolare, ha ritenuto legittimo l’accertamento analitico-induttivo a carico di una Srl che aveva presentato bilanci negativi sostenendo altissimi costi di personale.
La controversia che ha portato alla decisione in commento nasce dal fatto che una società operante nel settore delle analisi cliniche di laboratorio redigeva, per diverse annualità consecutive, bilanci societari con risultati di esercizio negativi o modestamente positivi, continuando, però nel contempo, a movimentare una notevole entità di risorse economiche, finanziarie e umane, avvalendosi di molteplici lavoratori dipendenti e di collaboratori autonomi.
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