Contabilità con anomalie, un inventario che lascia dubbi, indicatori la cui combinazione fornisce una prova presuntiva che autorizza il Fisco alla rideterminazione dell’imposta.
È legittima la ricostruzione induttiva di ricavi non contabilizzati operata dall’ufficio in presenza di alcuni indicatori di anomalia contabile quali l’appiattimento verso il basso dei ricavi dichiarati e delle percentuali di ricarico rispetto ai ricavi puntuali di riferimento e ai valori minimi desumibili dagli studi di settore nonché la disparità per difetto rilevata rispetto agli stessi elementi relativi a esercizi analoghi.
È quanto affermato dalla Corte suprema con la sentenza n. 1000 del 21 gennaio 2015.
La vicenda processuale
I contribuenti, gestori in società di un discount specializzato nella vendita di occhiali e simili, impugnavano gli avvisi di accertamento loro notificati a mezzo dei quali l’ufficio, rilevando all’esito di una verifica a carattere generale, disposta per l’anno 2002, gravi irregolarità nella tenuta della contabilità, aveva proceduto alla ricostruzione induttiva dei ricavi, mediante l’applicazione della percentuale di ricarico risultante dalla media ponderata, e alla rettifica degli imponibili dichiarati, liquidando le maggiori imposte con relativi interessi e sanzioni.
I giudici di merito, accogliendo le doglianze di parte, annullavano gli avvisi di accertamento.


