QUESTO ARTICOLO HA PIÙ DI 1 ANNO

Confesercenti: crisi del commercio al dettaglio, tra 10 anni Italia senza più negozi

Con una notizia pubblicata oggi sul sito ufficiale le Confesercenti lancia l‘allarme relativo alla crisi del commercio al dettaglio, che ha registrato, nel primo quadrimestre 2013, un’apertura di attività commerciale ogni tre chiusure, un "trend negativo purtroppo in continua accelerazione: da gennaio ad aprile saldo negativo per 13mila unità, continuando così sarà di circa -43mila alla fine dell’anno. Se non si interviene subito il 2023 potrebbe essere l’anno zero del commercio. Record di ‘sparizioni’ di attività commerciali in Sicilia e a Roma. E la desertificazione colpisce soprattutto le fasce sociali più deboli”. Un’emergenza economica, sociale e occupazionale che sembra aggravarsi con il passare del tempo.

L’Osservatorio Confesercenti sottolinea che il possibile aumento dell’IVA potrebbe aggravare ulteriormente la situazione, a causa del conseguente contrazione dei consumi. L’effetto potrebbe essere dunque devastante portando, nell’arco di 10 anni, alla completa scomparsa della rete di negozi.
L’intera distribuzione commerciale sul nostro territorio ha visto la chiusura, da inizio 2013, di circa 21.000 imprese, arrivando così ad un saldo negativo di 12.750 unità. Se questo trend non subisse un rallentamento si arriver’, stima Comfesercenti, alla chiusura definitiva di 43.000 negozi.
In Sicilia in particolare si registra il record di chiusure (-1.557 imprese), mentre tra le province tocca a Roma il primato negativo di -790 negozi.

Sono pertanto necessari, sottolinea Confesercenti, "interventi urgenti per facilitare la tenuta delle aziende. Occorre, da un lato, un intervento sulle tasse che schiacciano le imprese e sulle regole di mercato, per evitare distorsioni della concorrenza, così come una maggiore disponibilità di credito per le PMI e una profonda semplificazione burocratica. Dall’altro, è più che mai necessario un alleggerimento della pressione fiscale che grava sui consumi delle famiglie. Per questo, riteniamo essenziale evitare l’ulteriore aumento dell’aliquota IVA al 22%: avrebbe un effetto depressivo sui consumi, già in crollo dal 2012, e non produrrebbe gettito aggiuntivo per lo Stato. Piuttosto, sarebbe opportuno, al maturare delle condizioni, impegnarsi a riportare l’aliquota IVA al 20%.”

ALTRI APPROFONDIMENTI
Introduzione alla Liquidazione Controllata e tutela del patrimonio del debitore

Introduzione alla Liquidazione Controllata e tutela del patrimonio del debitore

FOCUS TEMATICO
Redazione AteneoWeb
Nel vasto e complesso panorama del diritto concorsuale italiano, il Codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza ha introdotto strumenti fondamentali per gestire le situazioni di grave difficoltà economica. Tra questi,...
Ottimizza le Carte di Lavoro per la Revisione Legale con AUDIT-TOOLS 2027

Ottimizza le Carte di Lavoro per la Revisione Legale con AUDIT-TOOLS 2027

Redazione AteneoWeb
Scopri la nuova versione del tool in Excel ideato dal Dott. Antonio Cavaliere, pensato per semplificare il lavoro di Revisori Indipendenti e Collegi Sindacali. Un alleato strategico per impostare e...
Crediti d’imposta per sostenibilità, AFA e risoluzione controversie civili 2026

Crediti d’imposta per sostenibilità, AFA e risoluzione controversie civili 2026

FOCUS TEMATICO
Redazione AteneoWeb
Le agevolazioni fiscali relative a depuratori d'acqua, AFA e crediti per mediazione e arbitrato nel Modello 730/2026....

Quiz Cybersecurity e Modello 231

La tua azienda è davvero protetta?
Scoprilo in 2 minuti.

Resta sempre aggiornato su fisco, lavoro e normativa

Informazioni chiare e selezionate, pensate per i professionisti, direttamente nella tua e-mail.