In occasione della riunione dell’Agorà degli Ordini forensi, promossa dal Consiglio Nazionale Forense, e’ stata presentata una proposta di legge che tutela l’equo compenso dell’Avvocato nei rapporti contrattuali con altri operatori economici: grandi imprese (innanzitutto); ma anche altri professionisti, società tra professionisti ed enti pubblici.
L’iniziativa e’ stata assunta, si legge sul sito del Consiglio Nazionale Forense, a seguito di un approfondito lavoro di verifica del contenuto delle convenzioni che disciplinano i rapporti contrattuali tra “clienti forti” e Avvocati. Verifica che ha fatto emergere la presenza, diffusa, di clausole vessatorie per i legali.
“Il CNF, partendo dal dato costituzionale dell’articolo 36 (che riconosce il diritto del lavoratore all’equa retribuzione) ha condotto un lungo lavoro di analisi che ha riguardato i testi di numerose convenzioni, da una parte; e la legislazione attualmente vigente in materia di equo compenso e di clausole abusive, dall’altra”, spiega il presidente Andrea Mascherin. “La proposta di legge ha dunque solidi agganci ordinamentali e va nella direzione imboccata dal Governo di riconoscere uno “statuto” del lavoratore autonomo, con l’approvazione del disegno di legge presto all’esame del Parlamento. E’ una iniziativa, questa dell’Agorà degli Ordini forensi, che rappresenta un punto di riferimento importante per tutte le professioni ordinistiche e che segna un necessario riequilibrio nei rapporti tra operatori economici, impendendo situazioni che in certi casi possiamo definire, senza mezzi termini, di prevaricazione”.
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