La disciplina dell’arbitrato si prepara a fare i conti con la sua terza riforma in 22 anni, dopo quelle del 1983 e del 1994.
L’obiettivo resta sempre lo stesso: potenziare i sistemi alternativi di risoluzione delle controversie e alleggerire il carico della giustizia ordinaria.
Il riordino varato ieri, in via definitiva, dal Consiglio dei ministri (con il decreto legislativo che ha anche riscritto le regole del processo civile in Cassazione) tenta di raggiungere il risultato rafforzando l’efficacia del lodo e i poteri degli arbitri.
La novità più importante è l’equiparazione del lodo alla sentenza pronunciata dall’autorità giudiziaria, a partire dalla data della sua ultima sottoscrizione.
E questo vale per l’arbitrato rituale, svolto secondo le regole del Codice, come per quello irrituale, che finora poteva dare luogo solo a una conclusione negoziale.


