È legittimo il sequestro probatorio di apparecchiature e supporti informatici, qualora venga ravvisata l’ipotesi del reato di dichiarazione fiscale infedele al fine di evadere le imposte. Questo è quanto ha chiarito la Corte di cassazione con la sentenza n. 21103 del 16 maggio, ravvisando il requisito di pertinenzialità di quei beni al reato in questione.
Il fatto è accaduto a un professionista di Napoli, al quale era stato contestato il reato di dichiarazione infedele al fine dell’evasione delle imposte dovute all’Erario. A tal riguardo gli fu applicata la misura cautelare del sequestro delle apparecchiature informatiche, di seguito confermata anche dal tribunale del riesame.
In buona sostanza, gli organi inquirenti avevano ravvisato il pericolo di un’eventuale cancellazione, a opera del contribuente, di centinaia di file tramite i quali era stato ricostruito dalla Guardia di finanza un ingente tenore reddituale nascosto al Fisco.
In particolare, sui supporti informatici erano stati registrati ingenti ricavi per prestazioni mediche eseguite nei confronti di pazienti.
La misura cautelare e’ stata legittimata dal pericolo di un’eventuale cancellazione dei file tramite i quali la Guardia di finanza aveva ricostruito ingenti redditi nascosti al Fisco.


