A distanza di un anno dall’applicazione del contratto a tutele crescenti previsto dal Jobs Act, secondo un’analisi dell’Osservatorio Nazionale della Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro, i licenziamenti dei lavoratori italiani sono in calo.
Da un’elaborazione dei dati rilasciati dal Ministero del Lavoro relativamente alle comunicazioni obbligatorie del III trimestre 2015, infatti, emerge che, nel periodo compreso tra il 7 marzo (data di entrata in vigore del decreto di attuazione del Jobs Act sul contratto senza articolo 18 per i nuovi assunti) e il 30 settembre 2015, per ogni 100 contratti cessati a tempo indeterminato, il 28,1% sono terminati per licenziamento economico (25,7%) o disciplinare (2,4%).
Nel 2014, per ogni 100 analoghi contratti cessati con l’applicazione dell’articolo 18, la quota dei licenziamenti era pari al 31,3%, di cui il 29% per licenziamento economico e il 2,3% per licenziamento disciplinare. Dal punto di vista della sopravvivenza dei contratti a tempo indeterminato risulta che, in regime di tutele crescenti, per ogni 100 contratti stipulati due lavoratori in più hanno conservano il posto di lavoro.
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