In questo contesto, il Rendiconto Finanziario, disciplinato dal principio contabile OIC 10, assume un ruolo centrale.
Se lo Stato Patrimoniale è una fotografia istantanea e il Conto Economico è il “film” della gestione economica, il Rendiconto Finanziario è il termometro della liquidità, l’unico documento in grado di spiegare perché, a fronte di un utile, un’azienda possa trovarsi in crisi di cassa, o viceversa.
Cos’è il Rendiconto Finanziario?
Il Rendiconto Finanziario è un prospetto contabile che presenta le cause di variazione, positive o negative, delle disponibilità liquide avvenute in un determinato esercizio.
Secondo l’OIC 10, le disponibilità liquide comprendono i depositi bancari e postali, gli assegni, nonché il denaro e i valori bollati in cassa, espressi sia in valuta nazionale che estera.
L’obbligatorietà di questo documento è stata sancita dal D.Lgs. 139/2015, che ha integrato l’articolo 2423 del Codice Civile, rendendolo parte integrante del bilancio per le società che redigono il bilancio in forma ordinaria.
Sono invece esonerate le società che redigono il bilancio in forma abbreviata (art. 2435-bis) e le micro-imprese (art. 2435-ter).
La distinzione tra competenza economica e cassa
La necessità del rendiconto nasce dal limite intrinseco del Conto Economico, basato sul principio della “competenza economica”. Molti ricavi e costi non generano un immediato flusso monetario (si pensi agli ammortamenti o alle vendite con dilazione di pagamento). Il Rendiconto Finanziario “depura” il risultato economico da queste dinamiche, offrendo una visione puramente monetaria.
A cosa serve: gli obiettivi dell’informativa finanziaria
L’obiettivo primario del rendiconto finanziario è fornire informazioni sulla capacità dell’impresa di generare disponibilità liquide (autofinanziamento) e sulla loro modalità di impiego. Nello specifico, il rendiconto permette di:
- valutare la solvibilità: capire se l’azienda è in grado di onorare i propri debiti a breve e lungo termine;
- analizzare la qualità dell’utile: un utile elevato che non si traduce in cassa può indicare problemi nella gestione del capitale circolante (es. crediti insoluti o magazzino eccessivo);
- pianificare gli investimenti: verificare se la gestione operativa produce risorse sufficienti per finanziare l’acquisto di nuovi macchinari o tecnologie senza ricorrere eccessivamente al debito;
- monitorare la politica dei dividendi: valutare se la distribuzione di utili ai soci è sostenibile dal punto di vista della liquidità.
La struttura del Rendiconto: le tre aree gestionali
L’OIC 10 prevede che i flussi finanziari siano classificati in tre categorie distinte, la cui somma determina la variazione netta delle disponibilità liquide:
- attività operativa: comprende i flussi che derivano dall’acquisizione, produzione e distribuzione di beni e dalla fornitura di servizi. È il “cuore” del business;
- attività di investimento: riguarda i flussi derivanti dall’acquisto e dalla vendita di immobilizzazioni materiali, immateriali e finanziarie;
- attività di finanziamento: include i flussi legati all’ottenimento o alla restituzione di capitale proprio (mezzi propri) o capitale di debito (finanziamenti bancari, emissione di bond).
Il metodo indiretto: come si ottiene il flusso operativo
Il principio OIC 10 permette due metodi per la determinazione del flusso finanziario dell’attività operativa: il metodo diretto e il “metodo indiretto”. Quest’ultimo è di gran lunga il più utilizzato poiché parte da un dato certo e pubblico — l’utile o la perdita d’esercizio — per poi rettificarlo.
Ecco i passaggi logici fondamentali per costruire il rendiconto secondo il metodo indiretto:
Fase A: rettifica dei costi e ricavi non monetari
Il punto di partenza è l’utile (o la perdita) prima delle imposte. A questo valore vanno “sommati” nuovamente i costi che non hanno comportato un’uscita di cassa e “sottratti” i ricavi che non hanno comportato un’entrata:
- ammortamenti e svalutazioni: sono costi calcolati che non muovono moneta, quindi vanno riaggiunti all’utile;
- accantonamenti ai fondi rischi e oneri: idem come sopra;
- plusvalenze/Minusvalenze da alienazione: queste voci vanno stornate perché il flusso relativo alla vendita del bene verrà inserito integralmente nell’attività di investimento.
Fase B: variazioni del Capitale Circolante Netto (CCN)
Questa è la parte più dinamica del modello indiretto. Si confrontano le voci dello Stato Patrimoniale dell’anno corrente con quelle dell’anno precedente:
- crediti verso clienti: se aumentano, significa che parte dei ricavi di competenza non è ancora stata incassata (segno meno sul flusso). Se diminuiscono, significa che abbiamo incassato vecchi crediti (segno più);
- rimanenze: un aumento del magazzino assorbe liquidità (segno meno); una diminuzione la libera (segno più);
- debiti verso fornitori: se aumentano, abbiamo “risparmiato” cassa ritardando i pagamenti (segno più); se diminuiscono, abbiamo usato cassa per pagare i fornitori (segno meno).
Fase C: altre rettifiche e pagamento imposte
Si procede al calcolo del flusso dopo le variazioni del CCN, sottraendo i pagamenti effettivi per imposte, interessi e l’utilizzo dei fondi (es. utilizzo fondo TFR per liquidazioni avvenute).
Il risultato finale è il “Flusso finanziario dell’attività operativa”. Se è positivo, l’azienda è in grado di auto-sostenersi.
Analisi delle attività di investimento e finanziamento
Una volta determinato il flusso operativo, il documento si completa con le altre due aree:
- Attività di Investimento
In questa sezione si iscrivono i pagamenti per l’acquisto di nuovi asset (es. acquisto di un nuovo impianto) e gli incassi derivanti dalla vendita di vecchi asset. È fondamentale distinguere il prezzo di vendita (flusso di cassa) dalla plusvalenza contabile (rettificata nell’area operativa) - Attività di Finanziamento
Qui troviamo:- capitale di rischio: incassi per aumenti di capitale a pagamento o uscite per rimborsi di capitale o distribuzione di dividendi;
- capitale di debito: accensione di nuovi mutui (entrata) o rimborso delle quote capitale di finanziamenti esistenti (uscita).
La somma algebrica dei flussi di queste tre aree deve corrispondere esattamente alla differenza tra le disponibilità liquide iniziali e finali riportate nello Stato Patrimoniale.
Perché la redazione del rendiconto finanziario è complessa?
Nonostante la logica sia chiara, la redazione manuale del Rendiconto OIC 10 presenta numerose insidie:
- giroconti contabili: bisogna depurare i movimenti che sono puramente contabili (es. riclassifiche da debito a breve a debito a lungo termine) che non muovono cassa;
- effetto cambi: per le aziende che operano con l’estero, le variazioni di cassa dovute puramente al tasso di cambio vanno evidenziate separatamente;
- coerenza dei dati: ogni singola variazione patrimoniale deve trovare una giustificazione finanziaria nel rendiconto.
Conclusione e consigli professionali
Il Rendiconto Finanziario OIC 10 non è un mero adempimento burocratico, ma il fulcro dell’analisi finanziaria moderna. Un’azienda può sopravvivere ad anni di perdite economiche se ha liquidità, ma può fallire in pochi mesi, anche con un utile significativo, se la cassa è bloccata in crediti inesigibili o scorte invendute.
Per i professionisti (Commercialisti, Revisori e responsabili AFC) che devono redigere questo documento con precisione e rapidità, l’utilizzo di strumenti automatizzati è indispensabile.
A questo proposito, ricordiamo il software pubblicato da AteneoWeb “Rendiconto Finanziario OIC 10”, una soluzione avanzata basata su MS Excel, che permette di generare automaticamente il rendiconto partendo dai bilanci CEE (Stato Patrimoniale e Conto Economico). Il software gestisce il metodo indiretto e produce un report professionale pronto per essere allegato alla documentazione ufficiale.
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