La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 34887 del 16 agosto 2016, ha chiarito che integra “il reato di cui all’art. 640 cod. pen. la condotta di quell’avvocato che, inducendo in errore la propria cliente, mediante la redazione di una parcella in cui vengono indicate attività professionali mai svolte, si procuri l’ingiusto profitto del pagamento di competenze non spettanti, con pari danno per la persona offesa”.
La Suprema Corte ha cosi’ confermato la condanna di un avvocato a quattro mesi di reclusione, 40 euro di multa e 2.500 per il danno alla costituita parte civile.