APS Pro Loco nel 2026: l’importanza di un adeguato supporto contabile

Nella prima e nella seconda parte di questo FOCUS dedicato alle novità fiscali 2026 per le APS Pro Loco, abbiamo analizzato la distinzione tra attività e il complesso test di commercialità. Ora possiamo guardare in faccia la realtà operativa: l'epoca del "fai da te" contabile, del quadernetto a quadretti o del semplice file Excel gestito nel tempo libero, è definitivamente tramontata.

La fine della semplicità forfettaria

Per decenni, la Legge 398/1991 è stata il rifugio sicuro delle Pro Loco: bastava versare l’IVA al 50% e calcolare le imposte in modo forfettario, con pochissimi obblighi contabili. 

Dal 1° gennaio 2026, la L. 398/1991 scompare per le APS. Le Pro Loco dovranno scegliere tra:

  1. Regime Ordinario: contabilità analitica complessa.
  2. Nuovo Regime Forfettario (Art. 86 CTS): riservato alle APS con ricavi commerciali sotto gli 85.000 euro. Prevede un coefficiente di redditività del 3% (molto vantaggioso) e l’esonero IVA, ma richiede requisiti precisi.
  3. Regime Forfettario Generale (Art. 80 CTS): per chi supera gli 85.000 euro, con coefficienti più alti.

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La complessità non sta tanto nel calcolo delle tasse (che con l’art. 86 rimangono basse), quanto nel monitoraggio costante. 

Ecco tre motivi per cui un adeguato supporto contabile è indispensabile:

    1. La corretta imputazione dei costi – per dimostrare che un’attività istituzionale (es. un corso di cucina locale) è “non commerciale”, la Pro Loco dovrà provare che i ricavi non superano i costi + 6%. Ma quali costi? Non solo le spese vive (ingredienti), ma anche la quota parte di luce, gas, affitto, assicurazione (costi promiscui). Sbagliare questa imputazione potrebbe far scivolare l’attività nel “commerciale”, alzare il fatturato commerciale e rischiare di perdere la qualifica di Ente Non Commerciale. Serve una contabilità analitica o centri di costo precisi, impossibili da gestire senza strumenti specifici.
    2. La gestione del patrimonio e l’inventario – se la Pro Loco dovesse malauguratamente perdere la qualifica di ente non commerciale (fallendo il test descritto nell’articolo precedente), avrebbe solo 3 mesi di tempo per istituire le scritture contabili d’impresa (Libro Giornale, Libro Inventari). Inoltre, il nuovo articolo 79-bis regola il passaggio dei beni strumentali (cucine, capannoni) dalla sfera commerciale a quella istituzionale per evitare la tassazione sulle plusvalenze. Questo richiede una tenuta rigorosa del libro cespiti e degli inventari, finora spesso trascurati.
    3. La responsabilità degli Amministratori – il Codice del Terzo Settore ha inasprito le responsabilità. Dichiarare il falso o sbagliare l’inquadramento fiscale non è più un errore veniale. Il monitoraggio del limite degli 85.000 euro (per il regime forfettario) e del rapporto tra entrate commerciali/non commerciali deve essere fatto in tempo reale, non a fine anno quando è troppo tardi per rimediare.

Conclusioni: investire in competenza

La riforma offre alle APS Pro Loco grandi opportunità (detassazione delle attività per i soci, proventi figurativi, esenzione IMU per immobili istituzionali), ma alza l’asticella della professionalità richiesta. 

Destinare una parte del budget della Pro Loco a un consulente esperto di Terzo Settore e a un software contabile adeguato non è una “spesa”, ma un’assicurazione sulla vita dell’associazione. 

Non fatevi cogliere impreparati.

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