Venerdì 30 novembre 2018

Orari di apertura degli esercizi commerciali - La posizione di Sindacati, ISTAT, CENSIS, Confcommercio e Confesercenti

a cura di: TuttoCamere.it

La X Commissione Attività produttive, Commercio e Turismo della Camera prosegue le audizioni nell'ambito dell'esame, in sede referente, delle cinque proposte di legge in materia di disciplina degli orari di apertura degli esercizi commerciali.

Tutti i testi presi in esame intervengono abrogando o modificando la disciplina della lettera d-bis) dell'articolo 3 comma 1 del D.L. n. 223/2006, convertito con modificazioni dalla legge n. 248/2006.

La lettera d-bis) in questione prevedeva, in via sperimentale, la possibilità di derogare alle disposizioni sulla chiusura festiva e domenicale per tutti gli esercizi commerciali ubicati nei comuni inclusi negli elenchi delle località turistiche e delle città d'arte.

Il carattere sperimentale della norma è venuto successivamente meno ad opera del D.L. n. 201/2011 (c.d. "Decreto Salva Italia"), provvedimento che ha esteso la deroga a tutto il territorio nazionale, liberalizzando di fatto le aperture nelle domeniche e nei festivi.

Le audizioni sono iniziate a fine settembre e coinvolgono ben 45 enti diversi, tra cui: l'Autorità garante della Concorrenza e del Mercato, l'Istat, il CNEL, l'UPB, il CENSIS, Unioncamere, la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, UPI, ANCI, Confindustria, Confartigianato, CNA, Federmanager, i rappresentanti di CGIL. CISL e UIL, le associazioni dei consumatori e dei rappresentanti della grande distribuzione.

In particolare ci soffermiamo sulle audizioni dei rappresentanti sindacali, dell'ISTAT, del CENSIS, della Confcommercio e della Confesercenti.

1) I rappresentanti sindacali intendono combattere la strada delle " aperture selvagge" convinti che le liberalizzazioni degli orari e delle aperture nel commercio non hanno prodotto risultati positivi, ma solo il peggioramento delle condizioni di vita e lavoro dei dipendenti del settore.

La proposta sindacale ha carattere unitario e le parti sociali si sono dette favorevoli ad un divieto senza deroghe alle aperture domenicali e festive al quale si accompagna la previsione di 12 festività nazionali (civili e religiose, e cioè 1° gennaio, 6 gennaio, Pasqua e lunedì dell'Angelo, 25 aprile, 1° maggio, 2 giugno, 15 agosto, 1° novembre, 8 dicembre, 25 e 26 dicembre) senza deroghe in cui non è prevista l'apertura e un massimo di 12 aperture domenicali in un anno legale.

Spazio viene lasciato alle Regioni - previo accordo e consultazione con le parti sociali - di declinare l'apertura di queste 12 domeniche all'interno dell'anno legale.

La proposta unitaria punta anche l'attenzione sul rispetto dell'obbligo della mezza giornata di chiusura infrasettimanale dell'esercizio commerciale.

Inoltre, viene sottolineato come la riduzione del numero di aperture degli esercizi commerciali non debba costituire di per sé giustificato motivo per operare licenziamenti collettivi plurimi e individuali; infine, si dovrebbe prevedere lo stanziamento di risorse finalizzate a finanziare piani aziendali di riconversione degli orari individuali di lavoro per i lavoratori dipendenti aventi le prestazioni nelle giornate domenicali come ordinarie.

Viene fatto anche un riferimento alle regolamentazioni europee in materia ritenute meno permissive specificando che questo non necessariamente implica una crisi dei consumi e una maggiore disoccupazione.

2) L' ISTAT (rappresentato dal Direttore del Dipartimento per la Produzione Statistica dell'Istituto nazionale di statistica) ha presentato un quadro informativo su alcuni temi connessi alle proposte di legge, con particolare riferimento alla struttura e alla dinamica del commercio al dettaglio, ai lavoratori impiegati nel settore e ai comportamenti di acquisto dei residenti in Italia.

Si tratta di informazioni e analisi che sfruttano le fonti statistiche ufficiali disponibili anche attraverso elaborazioni ad hoc effettuate per questa audizione.

Secondo l'ISTAT il "dibattito sul lavoro domenicale si inserisce in un contesto che ha visto, negli ultimi anni, il settore del commercio al dettaglio caratterizzato da una dinamica moderata delle vendite, con una divaricazione tra la grande distribuzione che registra un segno positivo e quella piccola che affronta evidenti difficoltà. Complessivamente la grande distribuzione incrementa di oltre 4 punti percentuali nel periodo 2010-2015 il suo contributo al fatturato totale del commercio fisso al dettaglio in Italia, raggiungendo una quota prossima al 50%".

Per quanto concerne l'occupazione, i dati indicano nel complesso una performance positiva per il lavoro dipendente in tutte le tipologie distributive, con una progressiva attenuazione della crescita nella fase più recente, in linea con il rallentamento nelle vendite.

Si registra anche una crescita del peso del lavoro dipendente; in particolare nella piccola distribuzione crescono le posizioni lavorative in part-time.

Infine, l'incidenza degli acquisti domenicali in termini di persone coinvolte è pari alla metà di quella registrata per il sabato e risulta lontana da quella media degli altri giorni della settimana.

3) Il rappresentante del CENSIS ( Centro Studi Investimenti Sociali), si sofferma su tre chiavi di lettura che precedono la elaborazione di un pensiero sulle proposte di legge in esame:

a) la deriva strutturale lungo la quale si muove la società italiana (al pari delle altre società moderne), fenomeno osservato già negli anni passati, e che oggi trova conferma in una società che consente l'ampliamento dello spazio e dell'organizzazione di lavoro.

Nel 1999 il CENSIS parlava di "società permanentemente attiva": il modello socio-culturale della società dell'epoca, considerato il periodo 1989-1999, mostrava una società attiva 24 ore su 24. Oggi quella deriva è sostanzialmente confermata: un lavoratore su 8 dichiara di aver svolto almeno un turno di lavoro di notte, e uno su 3 di aver lavorato di domenica.

L'organizzazione del tempo libero e del lavoro è del tutto mutata, e si conferma la visione di trent'anni fa relativo alla società che sfrutta l'organizzazione vita-lavoro in maniera molto libera.

b) Lo sviluppo tecnologico e il suo impatto sull'organizzazione del lavoro e del commercio;

c) la richiesta di regole su temi quali la tutela del credo religioso, la contrattualizzazione, il welfare aziendale, le festività nazionali come base di recupero di valori fondanti della nostra società, la capacità di riorganizzazione del tempo libero.

E' una domanda forte che presuppone, al tempo stesso, un forte sforzo di mediazione, di sintesi tra le (contrapposte) posizioni ed esigenze espresse, nella regolazione del lavoro, da sindacati e imprenditori. Analizzate queste tre chiavi di lettura, sulla visione della nuova regolamentazione sul sistema commerciale il CENSIS arriva ad una conclusione sostanziale: più che l'esigenza di una riforma, di regole e definizioni puntuali, si avverte la necessità di un progetto di futuro dell'economia distributiva e del sistema distributivo; più che una capacità di riforma si pensa ad un ridisegno complessivo dell'assetto del sistema distributivo

4) Secondo Confcommercio, la nuova regolamentazione delle aperture dei negozi deve rispondere ai seguenti criteri:

- Uniformità e Flessibilità: perché deve applicarsi, in linea di principio, su tutto il territorio nazionale fermo restando la flessibilità per ogni regione nella valorizzazione delle esigenze territoriali;

- Sobrietà: perché deve essere compatibile con i principi di concorrenza e garantire l'efficienza del settore senza risultare eccessivamente complessa né, tantomeno, fonte di ulteriori oneri amministrativi per le imprese;

- Sostenibilità: perché deve contemperare la protezione dei lavoratori, la garanzia delle opportunità di acquisto per i consumatori, tenendo conto delle mutate abitudini di consumo, ed il mantenimento del pluralismo distributivo.

Una nuova regolamentazione che risponda ai criteri indicati non è suscettibile di creare alcun impedimento al libero dispiegarsi della concorrenza a meno di ritenere che qualunque tipo di regolamentazione, anche minima, costituisca di per sé un potenziale ostacolo alla concorrenza.

Sembra quindi possibile, oltre che necessario, provare a delineare alcuni punti fermi per una nuova disciplina degli orari dei negozi:

  1. con riferimento all'ambito di applicazione, la nuova disciplina dovrebbe mantenere l'ambito di applicazione tradizionale, cioè limitato agli esercizi al dettaglio con esclusione delle attività da sempre non ricomprese in questo perimetro come i pubblici esercizi, le attività di cui all'art. 13 del D.Lgs. n. 114/1998;
  2. per quanto riguarda le giornate di chiusura obbligatoria, la nuova disciplina dovrebbe individuare, nell'ambito delle festività, un numero minimo di giornate di chiusura, individuato dalla legge statale.

La legge statale dovrebbe altresì fissare un ragionevole numero di ulteriori chiusure, rimettendo a ogni regione il compito di individuare le specifiche giornate (domenicali e/o festive) previa consultazione delle rappresentanze delle imprese, dei sindacati dei lavoratori, dei consumatori e degli Enti locali. Inoltre, alle regioni dovrebbe essere rimesso il compito di fissare le deroghe per opportune e accertate esigenze turistiche e territoriali.

5) La Confesercenti è da sempre a favore di una revisione della deregulation totale introdotta dal Decreto Salva Italia. Il tema delle liberalizzazioni, infatti, non è da ridurre alle sole domeniche: siamo il commercio più deregolamentato d'Europa.

Ma è anche vero che nei consumatori si è consolidata una abitudine allo shopping domenicale. Bisogna ora procedere ad una mediazione fra diverse esigenze, per tutelare le imprese (più deboli), togliendo i privilegi fiscali a chi opera nell'e-comm erce.

Particolarmente efficace potrebbe essere la previsione di un credito di imposta per i negozi di vicinato. Un tax credit sul modello di quanto stabilito dalla Legge di Bilancio 2018.

Il problema più grande che abbiamo oggi di fronte non è tanto quello di quante domeniche e festività occorra chiudere, piuttosto, quello di creare le condizioni affinché le imprese di tutte le dimensioni possano tenere aperto e gestire un mercato plurimo, con disposizioni che tutelino concorrenza, consumatori, lavoratori.

Per scaricare il testo dell'audizione dell'ISTAT clicca qui.
Per scaricare il testo dell'audizione della Confcommercio clicca qui.
Per scaricare il testo dell'audizione della Confesercenti clicca qui.


Fonte: fonte: https://www.tuttocamere.it
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