NOTE:
1. Tra i numerosi interventi pre-riforma, vale qui richiamare STANCATI, Prime considerazioni intorno alla riforma dei redditi derivanti dai rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, in Boll. Trib., 2001, 22 e ss.; ID., Note minime in tema di attrazione al reddito professionale dei proventi derivanti dai rapporti "tipici" di collaborazione, ivi, 2002, 259 ss.; ID., La parasubordinazione, in I redditi di lavoro di dipendente, a cura di V. FICARI, Torino, 2003, 22 ss.; D'ALFONSO, Il punto sui rapporti di collaborazione coordinata e continuativa nell'imposizione sul reddito e nell'IVA, in Rass. trib., 2001, 1659 ss.
2. Cosiddetta "riforma Biagi".
3. Testualmente «i rapporti di collaborazione coordinata e continuativa ... di cui all'articolo 409, n. 3, c.p.c., devono essere riconducibili a uno o più progetti specifici o programmi di lavoro».
4. Innovandola, modificandola o integrandola.
5. Contra, si veda però FICARI, Le nuove forme contrattuali del mercato del lavoro, in Corr. trib., 2004, 2266, secondo cui il lavoro a progetto «si contrappone, nel settore originario, in termini distintivi o, addirittura, sostitutivi a quella della collaborazione coordinata e continuativa ex articolo 409, n. 3), c.p.c.» e, ancora, «la riforma del mercato del lavoro sembrerebbe aver circoscritto il fenomeno delle co.co.co. ai soli rapporti a progetto».
6. Che come si è innanzi sostenuto non aveva la funzione di innovare la definizione preesistente della collaborazione coordinata e continuativa.
7. Per la semplice e solare considerazione che l'esclusione in parola riguarda le disposizioni del "presente capo", e cioè l'obbligo di finalizzare il rapporto al progetto o programma di lavoro, così implicitamente confermando l'astratta ammissibilità di collaborazioni prestate da professionisti.
8. In questo senso, anche URICCHIO, Flessibilità del lavoro e imposizione tributaria, Bari, 2004, 267.
9. Per vero non condivisa da parte della giurisprudenza di merito. Si vedano, ad esempio, due sentenze del Tribunale di Milano, 18 agosto 2006, n. 2721, e 8 gennaio 2007, n. 40. Secondo quest'ultima pronuncia, in particolare, in assenza di uno specifico progetto di lavoro, il rapporto deve essere riqualificato come rapporto di lavoro subordinato «indipendentemente dalle concrete modalità con le quali si è di fatto svolto il rapporto di lavoro».
10. È stato infatti coniato il termine di "mini co.co.co.".
11. Conforme anche STANCATI, Profili tributari del lavoro a progetto, in Corr. trib., 2004, 1137-1138.
12. Implicitamente, questo sembra il presupposto del ragionamento espresso nella risoluzione 22 novembre 2000, n. 172, a mente della quale i compensi spettanti ai componenti delle commissioni concorso di enti pubblici (che dovrebbero rappresentare collaborazioni tipiche), qualora non ricorrano le condizioni previste per le collaborazioni coordinate e continuative, devono essere qualificati come reddito di lavoro autonomo occasionale.
13. La circolare n. 1/2004 del Ministero del lavoro si esprime nel senso che il prestatore «deve necessariamente coordinare la propria prestazione con le esigenze dell'organizzazione del committente». L'"adeguamento funzionale" del prestatore alle esigenze del committente è menzionato invece da D'ALFONSO, op. cit., 1661.
14. Tanto, senza dimenticare che, sotto il profilo sistematico, non dovrebbe essere compito del legislatore tributario definire gli istituti civilistici, in considerazione della diversità di funzioni ad esso assegnate dall'ordinamento. In proposito, si veda CROVATO, Il lavoro dipendente nel sistema delle imposte sui redditi, Padova, 2001, 16 ss.
15. Che come noto si differenziano dalle collaborazioni tipizzate, rappresentate dalla partecipazione a comitati, collegi, commissioni, uffici di amministratore, sindaco o revisore di società, associazioni e altri enti, collaborazioni a giornali, riviste, enciclopedie e simili.
16. Così anche la ricostruzione proposta da D'ALFONSO, op. cit., 1663-1664.
17. Circ. 24 dicembre 1992, n. 77, in Boll. Trib., 1993, 155.
18. Ponendosi come requisito esterno al singolo rapporto negoziale.
19. Da apprezzarsi quindi come canone destinato ad operare all'interno della specifica vicenda negoziale. In questo senso, anche D'ALFONSO, op. cit., 1681.
20. Si veda, tra l'altro, circ. 6 luglio 2001, n. 67/E, in Boll. Trib., 2001, 1088.
21. A meno che non si ritenga di poter percorrere una strada alternativa, consistente nel mantenere uniti i concetti della periodicità e della parametrazione al grado di raggiungimento del risultato pattuito, supponendo l'obbligo della periodica rendicontazione dell'attività svolta, al fine della liquidazione del corrispettivo contrattuale.
22. Tra i tanti, si vedano ad esempio VANTAGGIO, Collaborazione coordinata e continuativa: non mitizziamo le direttive del committente, in Rass. trib., 2001, 85; D'ALFONSO, op. cit., 1664; LEO, Le imposte sui redditi nel Testo Unico, Milano, 2007, 880; STANCATI, La parasubordinazione, cit., 33.
23. Così circ. 18 giugno 2001, n. 58/E, in Boll. Trib., 2001, 956.
24. Cfr. circ. n. 67/E/2001 già citata.
25. Che peraltro non era contenuta nella previsione originaria della norma, ma è stata introdotta con l'approvazione del TUIR.
26. A proposito dell'esatta portata della previsione in esame, si concorda pienamente con quanto osservato da STANCATI, Profili tributari..., cit., 1139, il quale evidenzia che non è sufficiente che l'incarico rientri oggettivamente nell'ambito delle professioni protette né che l'incaricato possieda l'iscrizione ad un albo professionale perché il relativo reddito sia attratto nella sfera del lavoro autonomo, atteggiandosi quest'ultima (l'iscrizione all'albo) al più come mero indizio dell'esercizio di un'attività abituale di lavoro autonomo. In effetti, il riferimento normativo è all'attività professionale "esercitata" in concreto dal contribuente, non alla professione considerata in astratto, prescrivendosi così la sussistenza di una pluralità di condizioni di fatto, che non possono certo risolversi in un'unica circostanza di carattere meramente accidentale. In ogni caso, si tratta di questione che, a tacer d'altro, non involge certamente i compiti del sostituto d'imposta, il quale, sul punto, non potrà che limitarsi a richiedere un'attestazione da parte del percettore.
27. Per di più, in chiaro contrasto con quanto desumibile dall'ordinamento lavoristico, ex art. 61, comma 3, del D.Lgs. n. 276/2003, secondo le considerazioni evidenziate in precedenza.
28. Le cose si complicano però se dovesse prevalere la tesi secondo cui la mancanza del progetto o del programma di lavoro deve apprezzarsi alla stregua di una presunzione assoluta di subordinazione. Ai fini tributari, infatti, l'assenza di tali requisiti, difettando una esplicita previsione di legge, non dovrebbe mai rilevare ex se, ma al più come segno della carenza di autonomia del prestatore, fermo restando che per la qualificazione del reddito dovrebbero essere decisive le modalità concrete di espletazione dell'opera.
29. Così, l'ASSONIME nella circolare n. 2/2004, e seppure in formula dubitativa, FICARI, op. cit., 2268; LEO, op. cit., 885.

Bollettino Tributario