Giovedì 9 febbraio 2017

Arresti domiciliari: l'autorizzazione al lavoro consente la deroga al regime detentivo

a cura di: Studio Legale Mancusi

L'autorizzazione al lavoro non è un diritto del detenuto agli arresti domiciliari, ma una disposizione eccezionale, che, in presenza dei presupposti previsti dall'art. 284, comma terzo, cod. proc. pen., di stretta interpretazione, consente di derogare al regime detentivo.

E' quanto ha stabilito la Corte di Cassazione, Sezione VI, con la sentenza del 24 gennaio 2017, n, 3635, mediante la quale ha accolto il ricorso e ha annullato con rinvio quanto già deciso dal Tribunale del riesame di Bari con ordinanza del 04/07/2016.

La vicenda

La pronuncia traeva origine dal FATTO che il Tribunale del riesame di Bari ha respinto l'appello proposto nell'interesse di CAIO avverso l'ordinanza del 12 maggio 2016 con la quale il Tribunale di Trani aveva rigettato l'istanza di autorizzazione al lavoro, ritenendo non provato lo stato di assoluta indigenza dell'appellante ed incompatibile lo svolgimento di attività lavorativa con il regime cautelare applicato, indispensabile per contenere il pericolo di reiterazione criminosa, desumibile dal coinvolgimento dell'imputato in un'associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, attiva in vari ambiti territoriali.

Avverso l'ordinanza cautelare ricorre per la cassazione il CAIO, mediante un solo motivo, con il quale denuncia violazione di legge e illogicità della motivazione, in quanto il Tribunale ha fatto riferimento ad un concetto restrittivo e superato di assoluta indigenza, ignorando che nell'istanza erano stati segnalati l'obbligo di mantenimento di un figlio minore, imposto dal Tribunale per i Minorenni, lo stato di gravidanza della compagna e l'onerosità del canone di locazione, che assorbe interamente il reddito dichiarato.

La decisione

La Corte di Cassazione, chiamata a pronunciarsi, mediante la citata sentenza 3635/2017 ha ritenuto fondato il motivo ed ha accolto il ricorso.

Sostiene la Suprema Corte che la valutazione dei giudici di merito quanto all'insussistenza dello stato di assoluta indigenza non risulta corretta né operata in modo completo, tenuto conto che "l'autorizzazione al lavoro non è un diritto del detenuto agli arresti domiciliari, ma una disposizione eccezionale, che, in presenza dei presupposti previsti dall'art. 284, comma terzo, cod. proc. pen., di stretta interpretazione, consente di derogare al regime detentivo".

Precisato che tale condizione va riferita ai bisogni primari dell'individuo e dei familiari a suo carico (vitto, vestiario, alloggio, educazione, salute), deve farsi riferimento alle condizioni reddituali e patrimoniali del soggetto, eventualmente comprensive delle utilità economiche, costituenti anche esse reddito personale, che siano corrisposte dalle persone obbligate per legge o per rapporti contrattuali al suo mantenimento per motivi che prescindano dalla capacità al lavoro dell'assistito.

In particolare, sostiene la Cassazione, non rileva a tal fine la situazione economica dei familiari, poiché essa non è presa in considerazione dalla legge, né sussiste alcun obbligo di mantenimento del sottoposto agli arresti domiciliari a carico dei componenti la famiglia, al di fuori di quello strettamente alimentare, che, peraltro, presuppone una incapacità del congiunto di procurarsi autonomamente un reddito, che potrebbe essere risolta proprio dal provvedimento di autorizzazione al lavoro.

Non risulta decisiva, inoltre, la ulteriore valutazione del Tribunale secondo la quale l'autorizzazione al lavoro vanificherebbe le esigenze cautelari, in quanto, anche se tale parametro può ritenersi implicitamente evocato dalla norma in esame, che attribuisce in proposito al giudice un potere discrezionale pur in presenza di un accertato stato di "assoluta indigenza", la concreta necessità di salvaguardare le esigenze cautelari merita una motivazione di particolare aderenza alle peculiarità del caso, atteso che ad essa si contrappone la necessità di assicurare all'individuo condizioni di vita decenti, riferibile a valori costituzionali (Corte di Cassazione, Sezione VI, n. 32574 del 03/06/2005; Corte di Cassazione, Sezione II, n. 12618 del 12/02/2015).

L'ordinanza impugnata va pertanto, annullata con rinvio per nuovo esame al Tribunale di Bari, Sezione per il riesame delle misure coercitive.

Fonte: http://www.avvocatoamilcaremancusi.com
AUTORE:

Avv. Amilcare Mancusi

Avvocato
Studio Legale Mancusi
Dopo gli studi umanistici, ha conseguito la Laurea in Giurisprudenza presso l'Università degli Studi Federico II di Napoli discutendo una tesi sull'autonomia ed indipendenza della Magistratura. Ha conseguito...
l'abilitazione professionale presso la Corte di Appello di Salerno.
E' iscritto all'Albo degli Avvocati di Nocera Inferiore dal 1992, e ha svolto la sua attività dapprima in collaborazione con altro studio legale nel quale si è formato, e poi nel suo studio ubicato a Sarno (Sa).
Lo studio offre consulenza ed assistenza legale in Diritto di Famiglia (separazioni, divorzi, riconoscimento figli, affidamento, eredità, interdizione) e in Diritto Civile (recupero crediti, condomino, locazioni, obbligazioni, contrattualistica) con particolare riguardo alla Responsabilità Civile.
Si occupa inoltre di controversie in materia di Diritto Amministrativo.
Lo Studio Legale Mancusi opera prevalentemente presso gli Uffici Giudiziari del distretto di Salerno (Tribunali Ordinari, Corti d'Appello, e Tribunali dei Minori) e nel corso degli anni ha instaurato una fattiva e duratura collaborazione professionale con molti Studi Legali ubicati su tutto il territorio nazionale.
Ha attivato un sito professionale e di informazione giuridica: www.avvocatoamilcaremancusi.com – Punto di Diritto
Unitamente all'esercizio della professione, si è impegnato in politica e nella Pubblica Amministrazione rivestendo i ruoli di Consigliere Comunale dal 1995 e per più mandati prima, di Sindaco della sua città dal 2004 al 2014 e di assessore alla Provincia di Salerno dal 2012 al 2014. E' stato Vicepresidente prima e Presidente poi della Agroinvest S.p.a., Società di trasformazione urbana della Patto dell'Agro.
Crede nell'impegno sociale, per la promozione nel territorio della cultura e della solidarietà. E' Vicepresidente della Proloco di Sarno e componente della A.M.C.I. (Associazione Medici Cattolici italiani) di Nocera-Sarno.
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