Risoluzione Agenzia Entrate n.19 del 25.03.2013

 

Interpello ai sensi dell art. 11 della legge n. 212 del 2000 -Chiarimenti in merito alla prova dellavvenuta cessione intracomunitaria in particolare in relazione alla clausola "franco fabbrica di cui allarticolo 41 del DL n. 331/1993


Con linterpello specificato in oggetto concernente linterpretazione dellarticolo 41 del D.L. 30 agosto 1993 n. 331, convertito dalla legge n. 427 del 29 ottobre 1993, stato esposto il seguente
QUESITO

La societ ALFA S.p.A. (nel prosieguo, anche "la Societ o "listante), chiede di conoscere se i mezzi di prova utilizzati nellambito della propria attivit commerciale possano ritenersi conformi agli oneri documentali gravanti sul contribuente in relazione alla prova del trasporto intracomunitario di beni, affinché loperazione possa considerarsi cessione intracomunitaria non imponibile ai sensi dellart. 41 del D.L. 331/1993.
Pi in particolare, la Societ istante rappresenta che, nel corso della sua ordinaria operativit, effettua operazioni di cessioni di beni a clienti stabiliti allinterno della UE con trasporto degli stessi al di fuori dellItalia, utilizzando diverse modalit di trasporto della merce avvalendosi altres di differenti soggetti trasportatori.
La Societ, ai fini della tenuta di una regolare contabilit, conserva tutta la documentazione contabile ed extra contabile necessaria a dimostrare la natura delle operazioni di cessione intracomunitaria effettuate.
A dimostrazione di ci, la Societ afferma di emettere correttamente le fatture di cessione intracomunitaria, di procedere alla loro registrazione sui registri IVA e di presentare regolarmente gli elenchi Intrastat, ecc.
Circa la modalit del trasporto dei beni venduti, questo pu essere effettuato sia dalla Societ stessa che dal cliente direttamente. Ne deriva pertanto che la cessione pu quindi essere, sia "franco destino che "franco fabbrica.
In ogni caso allatto della spedizione dei beni, la Societ emette un documento di trasporto, normalmente firmato anche dal trasportatore per presa in carico.
Nel caso in cui il trasporto sia a cura della Societ istante, questa riceve anche la fattura del trasportatore con lindicazione dei trasporti effettuati.
Peraltro, la destinazione dei beni indicata anche nellordine del cliente e/o nella conferma d'ordine.
Considerate le diverse modalit di trasporto, i diversi trasportatori e le diverse condizioni contrattuali, la documentazione a supporto del trasporto in altro paese europeo pu variare da un caso all'altro e pu, a seconda dei casi, includere o meno il documento denominato CMR.
Inoltre, listante riferisce che sempre pi spesso, nella prassi commerciale, i trasportatori utilizzano sistemi elettronici per conservare i documenti di trasporto, fornendo al cliente documentazione in formato elettronico anziché cartaceo, con la conseguente impossibilit per il cliente di ottenere i documenti originali provvisti di firma, potendone fornire solamente copie estratte dal sistema informatico.
In altri casi, invece, linformativa o la prova del percorso della merce e delle consegne a destino consiste nelle informazioni rilevabili sui sistemi informatici del trasportatore che, interfacciandosi col sistema gestionale del cliente a ci autorizzato, inviano in automatico le informazioni sullo stato del trasporto (presa in carico, consegna, ecc.).
Ci premesso, listante chiede di conoscere la corretta interpretazione dellart. 41 D.L. 331 del 1993 con riferimento alla documentazione idonea al fine di provare lavvenuto trasporto dei beni in altro paese comunitario e, in particolare, con riferimento alla possibilit di produrre prove alternative al documento di trasporto cartaceo denominato CMR.
SOLUZIONE INTERPRETATIVA PROSPETTATA DAL CONTRIBUENTE

La Societ istante fa presente che la normativa comunitaria lascia ai singoli Stati membri la possibilit di indicare gli strumenti di prova della sussistenza di una cessione intracomunitaria; il legislatore italiano non ha dettato elementi precisi a riguardo, lasciando la possibilit di provare con ogni mezzo leffettiva natura delloperazione.
A tale riguardo, la societ istante osserva che, attraverso le risoluzioni n. 345/E del 28/11/2007 e n. 477/E del 15/12/2008, lAgenzia delle Entrate, pur ritenendo che la prova ideale dellavvenuto trasporto in ambito comunitario sia costituita dal documento di trasporto CMR firmato per ricezione dal cliente, ammette, in mancanza dello stesso, ogni altro mezzo di prova alternativa.
Pertanto, listante ritiene che la prova del trasporto della merce in altro Stato comunitario possa essere data con modalit diverse dal CMR cartaceo.
In particolare, con documentazione integrativa spontanea, listante osserva che il CMR contiene i dati della spedizione e le firme dei soggetti coinvolti, cio il cedente, il vettore e il cessionario. Di conseguenza, se i medesimi elementi possono essere rinvenuti tramite documenti separati, linsieme degli stessi pu essere considerato un mezzo di prova equipollente al CMR cartaceo firmato.
A tal fine listante ritiene valido mezzo di prova il CMR elettronico, firmato del cedente, dal vettore e dal destinatario, e messo a disposizione in formato pdf, tramite piattaforma elettronica condivisa tra cedente e vettore. Peraltro, listante precisa che tale documento non presenta le caratteristiche dei documenti elettronici di cui al d.lgs. n. 52 del 2004, poiché privo di riferimento temporale e sottoscrizione elettronica.
Allo stesso modo, listante ritiene che anche le informazioni estratte dal sistema informatico del trasportatore possano costituire un mezzo di prova ammissibile.
A tale proposito, listante precisa che il soggetto che effettua la spedizione dispone di un "tracking number tramite il quale si pu ricavare:
- per le spedizioni in Europa, il DDT in formato pdf firmato dal trasportatore (senza la firma del ricevente e le caratteristiche di un documento elettronico), nonché il numero dordine della spedizione e lo stato della stessa;
- per le esportazioni, copia in formato pdf di un documento in cui sono esposti i dati rilevanti delloperazione (numero di MNR, numero di volo, ecc.).
Infine, listante fornisce un elenco esemplificativo di documenti dal cui complesso si possono ricavare gli stessi elementi presenti nel CMR:
- DDT con presa in carico della merce da parte del trasportatore (firmato o meno per ricezione da parte del cliente);
- lettera del trasportatore che conferma di aver preso in carico la merce ed estratti dal registro dello stesso che dimostrano la consegna;
- ordine o contratto dordine del cliente;
- pagamento della merce da parte del cliente;
- attestazione del cliente che conferma lavvenuta ricezione della merce.
A tale proposito, listante osserva che potrebbe mancare il DDT con la firma del cliente per recezione, ma che tale lacuna potrebbe essere colmata da una dichiarazione del cliente medesimo che attesti lavvenuta ricezione della merce. Infine, listante richiama diverse sentenze della Corte di Giustizia (C-409/04; C-146/05; C-184/05; C-273/11 e C-587/10) dalle quali, a suo avviso, emerge il principio secondo cui il trattamento di esenzione delle cessioni intracomunitarie non pu essere subordinato a meri elementi formali e che la prova dellarrivo della merce a destinazione pu essere data anche successivamente alloperazione senza particolari vincoli temporali.
PARERE DELLAGENZIA DELLE ENTRATE

Ai sensi dellart. 41, comma 1, lettera a), del D.L. n. 331 del 30 agosto 1993, costituiscono cessioni non imponibili le cessioni a titolo oneroso di beni trasportati o spediti nel territorio di un altro Stato membro dal cedente, dall'acquirente o da terzi per loro conto, nei confronti di soggetti passivi dimposta.
In base a tale articolo, per la realizzazione di una cessione intracomunitaria, con la conseguente emissione di fattura non imponibile Iva, devono sussistere i seguenti requisiti: 1) onerosit delloperazione; 2) acquisizione o trasferimento del diritto di propriet o di altro diritto reale sui beni; 3) status di operatore economico del cedente nazionale e del cessionario comunitario; 4) effettiva movimentazione del bene dallItalia ad un altro Stato membro, indipendentemente dal fatto che il trasporto o la spedizione avvengano a cura del cedente, del cessionario o di terzi per loro conto.
Tali requisiti devono ricorrere congiuntamente; in mancanza anche di uno solo, la cessione sar da considerare imponibile IVA secondo le disposizioni contenute nel D.P.R. n. 633 del 1972.
Come noto, la Direttiva 2006/112/CE non predetermina la forma e la tipologia della prova atta a dimostrare che si realizzato il trasporto nel territorio di un altro Stato Membro, lasciando invece che siano gli Stati membri a definire ci, nel momento in cui fissano le condizioni e i requisiti per lapplicazione del regime di non imponibilit, nel rispetto dei principi fondamentali del diritto comunitario, quali la neutralit dellimposta, la certezza del diritto e la proporzionalit delle misura adottate (cfr. sentenze della Corte di Giustizia del 27 settembre 2007 in causa C-146/05, punti da 24 a 26 e in causa C-184/05, punti da 25 a 27).
Secondo lorientamento della Corte di Giustizia UE, necessario che "il diritto di disporre del bene come proprietario sia stato trasmesso all'acquirente e che il fornitore abbia provato che tale bene sia stato spedito o trasportato in un altro Stato membro e che, in seguito a tale spedizione o trasporto, esso abbia lasciato fisicamente il territorio dello Stato membro di cessione" (sentenza in causa C- 409/04, punto 42).
I giudici comunitari precisano, altres, che spetta al fornitore dei beni dimostrare la sussistenza dei requisiti richiesti, in quanto lonere della prova del diritto di fruire di una deroga o di un'esenzione fiscale (nel caso di specie del diritto alla non imponibilit IVA della cessione) grava su colui che chiede di fruire del siffatto diritto (sentenza 27/09/2007 causa C- 409/04, Teleos e, da ultimo, sentenza 06/09/2012 causa C- 273/11, Mecsek-Gabona).
E invece di competenza degli Stati membri stabilire quali siano i mezzi di prova idonei a dimostrare leffettiva sussistenza di una cessione comunitaria, nel rispetto dei principi di neutralit dellimposta, certezza del diritto e proporzionalit delle misure adottate.
La legge italiana non contiene tuttavia alcuna specifica previsione in merito ai documenti che il cedente deve conservare, ed eventualmente esibire in caso di controllo, per provare l'avvenuto trasferimento del bene in un altro Stato comunitario. Alcuni chiarimenti sono stati forniti in proposito dalle gi richiamate risoluzioni n. 345/E del 28 novembre 2007 e n. 477/E del 15 dicembre 2008.
La risoluzione n. 345 del 2007 individua, quale prova idonea a dimostrare luscita delle merci dal territorio dello Stato, il documento di trasporto e sancisce inoltre lobbligo per il cedente di conservare, oltre agli elenchi Intrastat e alle fatture, la documentazione bancaria dalla quale risulti traccia delle somme riscosse in relazione alle cessioni intracomunitarie effettuate e la copia di tutti gli altri documenti attestanti gli impegni contrattuali che hanno dato origine alla cessione ed al trasporto dei beni in un altro Stato membro.
La successiva risoluzione n. 477 del 2008, nell'affrontare lo specifico caso relativo alle cessioni franco fabbrica, nelle quali "il cedente nazionale si limita a consegnare i beni al vettore incaricato dal cliente e molto difficilmente riesce ad ottenere da quest'ultimo una copia del documento di trasporto controfirmata dal destinatario per ricevuta, chiarisce che il riferimento al predetto documento, contenuto nella risoluzione n. 345 del 2007, stato effettuato a titolo meramente esemplificativo.
Ne consegue che "nei casi in cui il cedente nazionale non abbia provveduto direttamente al trasporto delle merci e non sia in grado di esibire il predetto documento di trasporto, la prova di cui sopra potr essere fornita con qualsiasi altro documento idoneo a dimostrare che le merci sono state inviate in altro Stato membro".

Pertanto, alla luce dellevoluzione della prassi commerciale, la scrivente ritiene che il CMR elettronico, avente il medesimo contenuto di quello cartaceo, costituisca un mezzo di prova idoneo a dimostrare luscita della merce dal territorio nazionale.
Analogamente, si concorda con la tesi dellistante secondo cui costituisce un mezzo di prova equivalente al CMR cartaceo, un insieme di documenti dal quale si possano ricavare le medesime informazioni presenti nello stesso e le firme dei soggetti coinvolti (cedente, vettore e cessionario).
Tra questi, risulta ammissibile anche lutilizzo delle informazioni tratte dal sistema informatico del vettore, da cui risulta che la merce ha lasciato il territorio dello Stato ed ha altres raggiunto il territorio di un altro Stato membro.
In proposito, tuttavia, occorre precisare quanto segue. I documenti in questione (CMR in formato elettronico ovvero informazioni tratte dal sistema informatico del vettore), come precisato dallistante tramite documentazione integrativa spontanea, non hanno le caratteristiche tali per essere considerati documenti informatici, in quanto privi di "riferimento temporale e di "sottoscrizione elettronica.
Tali documenti, pertanto, sono da qualificarsi, sotto il profilo giuridico, come documenti analogici. In proposito, la risoluzione n. 158/E del 2009 precisa che "ci comporta che un siffatto documento, carente dei requisiti per essere considerato fin dalla sua origine come un documento informatico, dovr essere materializzato su un supporto fisico per essere considerato giuridicamente rilevante ai fini delle disposizioni tributarie.
La successiva conservazione dei medesimi potr avvenire nel rispetto delle prescrizioni dellart. 4 del D.M. 23 gennaio 2004. A tale proposito, si rinvia a quanto precisato con la risoluzione n. 158 del 2009 citata secondo la quale " necessaria la memorizzazione della relativa immagine direttamente su supporti ottici, eventualmente anche della relativa impronta, e termina con lapposizione, sullinsieme dei documenti o su una evidenza informatica contenente una o pi impronte dei documenti o di insiemi di essi, del riferimento temporale e della firma digitale da parte del responsabile della conservazione che attesta cos il corretto svolgimento del processo.
La citata risoluzione precisa inoltre che, per lacquisizione dellimmagine, le disposizioni normative non prevedono delle specifiche modalit, pertanto la stessa deve considerarsi libera. Tuttavia, essenziale che ne venga garantita la leggibilit nel tempo e che limmagine cos acquisita rispecchi in maniera fedele, corretta e veritiera il contenuto rappresentativo del documento. In ogni caso, il supporto fisico andr conservato per essere esibito a richiesta degli organi accertatori, fino al completamento del processo di conservazione sostitutiva.
Si precisa inoltre che i predetti documenti - da cui si ribadisce deve risultare che vi stata la c.d. movimentazione fisica della merce, che deve aver raggiunto un altro Stato membro - sono idonei a fornire prova della cessione intracomunitaria se conservati congiuntamente alle fatture di vendita, alla documentazione bancaria attestante le somme riscosse in relazione alle predette cessioni, alla documentazione relativa agli impegni contrattuali assunti e agli elenchi Intrastat (cfr. ris. n. 345 del 2007).
Per quanto riguarda pi in particolare gli obblighi di conservazione ed esibizione delle prove, a seguito di eventuale richiesta di controllo dellAmministrazione, si fa presente quanto segue.
La Corte di Giustizia, nella sentenza in causa C-146/05, ha chiarito che la prova dellavvenuta cessione intracomunitaria pu essere prodotta anche in un momento successivo alloperazione. In tale causa la Corte ha giustificato la propria decisione poiché, successivamente allesecuzione della cessione, erano emersi fatti non conosciuti al fornitore che avevano giustificato una rettifica delle sue scritture contabili (vedi sentenza citata, punti da 28 a 33).
Quanto precede, ovviamente, non esclude che il fornitore debba acquisire e conservare i mezzi di prova con lordinaria diligenza. LAmministrazione pu quindi esigere che il fornitore adotti tutte le misure necessarie per evitare di partecipare ad una frode fiscale (sentenza in causa C-409/04, punti 65-66).
Analogamente, si osserva che lart. 39 del D.P.R. n. 633 del 1972, che disciplina la tenuta della scritture contabili, richiama lart. 2219 del codice civile, ove stabilito il principio di "ordinata contabilit.
In conclusione, si ritiene che listante sia tenuto ad acquisire senza indugio le prove di cui sopra, ritenute valide a dimostrare una cessione intracomunitaria, appena la prassi commerciale lo renda possibile.
Listante, inoltre, dovr conservare e rendere disponibili i predetti documenti per lAmministrazione Finanziaria per il periodo previsto dallart. 57 del D.P.R. n. 633/1972.
Le Direzioni regionali vigileranno affinché i principi enunciati e le istruzioni fornite con la presente risoluzione vengano puntualmente osservati dalle Direzioni provinciali e dagli Uffici dipendenti.

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