Risoluzione Agenzia Entrate n. 46 del 24.02.2009

Interpello - Fusione inversa ed affrancamento dei beni ricevuti ai fini dell'imposta sostitutiva sulle operazioni di fusione ai sensi dell'art. 172, comma 10-bis, del Tuir
Risoluzione Agenzia Entrate n. 46 del 24.02.2009

Con l'interpello specificato in oggetto, concernente l'interpretazione dell'art. 172, comma 10-bis, del Tuir è stato esposto il seguente

QUESITO
Nel luglio 2006 ALFA Srl ha acquistato, mediante indebitamento, una partecipazione corrispondente al 90% del capitale sociale di BETA Srl, ad un prezzo di ca. 3 milioni e 600 mila euro. Il restante 10% del capitale sociale di BETA è rimasto di titolarità di due persone fisiche, il sig. TIZIO, con partecipazione pari all'8%, e il sig. CAIO, per il restante 2%.
Con atti di dicembre 2006 le partecipazioni rappresentanti l'intero capitale sociale di ALFA Srl sono state conferite nella società neo-costituita GAMMA Spa, nella quale sono state conferite inoltre, dai predetti sig.ri TIZIO e CAIO, le quote rappresentative il 10% del capitale sociale di BETA Srl.
Per effetto di tali conferimenti, la società GAMMA Spa controllava, direttamente per il 10% e indirettamente per il 90% (posseduto da ALFA Srl), l'intero capitale sociale di BETA Srl.
Nel febbraio 2007 i soci di BETA Srl hanno deliberato l'aumento di capitale sociale fino a euro 1.000.000,00 e la trasformazione in società per azioni.
Nel maggio 2007 BETA Spa e ALFA Srl iscrivono presso il competente Registro Imprese un progetto di fusione che prevede l'incorporazione (inversa) della seconda nella prima.
In particolare, gli organi amministrativi hanno ritenuto opportuno scegliere la fusione per incorporazione inversa della controllante ALFA nella controllata BETA in quanto la fusione diretta avrebbe comportato notevoli difficoltà amministrative e significativi oneri per la conseguente necessità di reintestare ad ALFA Srl i marchi, le licenze, le autorizzazioni amministrative, gli immobili, gli impianti produttivi ed altri beni mobili già intestati a BETA Spa, oltre a diseconomie commerciali dovute alle necessarie comunicazioni da effettuarsi a tutti i soggetti terzi con i quali opera BETA Spa.
Il progetto di fusione ha previsto, tra l'altro, che tutte le azioni detenute dalla società incorporanda ALFA Srl fossero assegnate al suo socio unico GAMMA Spa, che controllava anche il restante 10% del capitale di BETA Spa.
In sostanza, in considerazione del particolare assetto societario di BETA Spa, in conformità con la dottrina e la prassi più attuale e prevalente, non è stato previsto l'abbattimento del capitale sociale di BETA Spa, ma una semplice riassegnazione delle azioni, o più precisamente del 90% delle azioni detenute da ALFA in capo al (di fatto e divenendo) unico socio GAMMA Spa.
Nel giugno 2007 le società ALFA Srl e BETA Spa hanno deliberato la fusione inversa per incorporazione della prima nella seconda che si è perfezionata con atto del 20/09/2007, i cui effetti si sono realizzati in data 03/10/2007. Gli effetti contabili e fiscali sono stati retrodatati all'1/01/2007.
Per effetto della fusione inversa nel bilancio di BETA Spa è stata iscritta una differenza (o disavanzo) di fusione, dovuta all'annullamento della partecipazione (in BETA Spa) iscritta in ALFA, al netto del patrimonio netto anch'esso annullato, della incorporata, per un importo di ca. 3 milioni di euro.
Tale importo è stato poi imputato, sussistendone i requisiti richiesti dall'OIC 4, paragrafo 4.6.2 (il caso di specie è da ritenersi del tutto analogo a quello di una partecipazione totalitaria) ai seguenti beni:
- in parte ad incremento del valore dei fabbricati - già presenti nel patrimonio della società incorporante - per un importo di ca. 2 milioni di euro;
- la restante parte ad avviamento - emerso nel bilancio della società incorporante a seguito della descritta operazione di fusione - per un importo di ca. 1 milione di euro.
Tanto premesso, la società istante ha intenzione di avvalersi della facoltà di riallineare i valori fiscali ai maggiori valori iscritti in bilancio in occasione di operazioni straordinarie ed ottenere, in tal modo, il riconoscimento fiscale del disavanzo da fusione mediante il pagamento dell'imposta sostitutiva di cui all'art. 172, comma 10-bis, del Tuir.
Pertanto, chiede se relativamente al predetto disavanzo di fusione può avvalersi, eventualmente in sede di dichiarazione Unico SC 2009, per il periodo di imposta 2008 (successivo a quello in cui l'operazione è stata posta in essere) della speciale disciplina di cui al combinato disposto dell'art. 172, comma 10-bis, del Tuir e dell'art. 1, comma 47, della legge n. 244/2007.

Soluzione interpretativa prospettata dal contribuente
La società istante ritiene che la disciplina del combinato disposto degli articoli 172, comma 10-bis, e 176 comma 2-ter, del Tuir, nonché dell'art. 1, comma 47, della legge n. 244/2007, per il riallineamento dei valori fiscali ai maggiori valori iscritti in bilancio in occasione di operazioni straordinarie effettuate nel corso del 2007, sia applicabile anche al caso di fusione inversa, almeno nel caso in cui come quello prospettato, la controllante-incorporata deteneva il 100% della controllata-incorporante.
Per questo motivo, la fusione inversa produce effetti giuridici, economici, patrimoniali sostanzialmente analoghi a quelli che si sarebbero avuti nella fusione diretta, con l'unica differenza, sempre nel caso in esame, emergente dall'ammontare del disavanzo di fusione che, come si evince dai bilanci allegati all'istanza, nel caso di fusione inversa ammonta a ca. 3 milioni di euro mentre nel caso di fusione diretta esso sarebbe stato di ammontare pari a ca. 840 mila euro.
Nonostante le due modalità abbiano prodotto effetti giuridici, economici e patrimoniali sostanzialmente analoghi, fatta salva la differenza appena citata, se si fosse proceduto con la fusione diretta, la società ALFA Srl avrebbe potuto applicare, legittimamente e senza alcun dubbio, la disciplina del riallineamento fiscale dei maggiori valori iscritti in bilancio in occasione di operazioni straordinarie effettuate nel 2007, in quanto il disavanzo di fusione sarebbe stato iscritto su beni ricevuti dalla incorporata, facenti parte del complesso aziendale ricevuto, mentre, nel caso della fusione inversa, ciò non sembrerebbe possibile, in quanto l'incorporante non ha ricevuto dall'incorporata alcun bene, né tantomeno complessi aziendali.
Tale ultima considerazione deriverebbe dalla lettura del DM 3/03/2008 e della relativa circolare esplicativa n. 57 del 25/09/2008 che ha chiarito quanto segue: "
Atteso che in base al citato decreto ministeriale il riconoscimento fiscale è consentito solo in relazione ai beni "ricevuti", si rileva che i maggiori valori che possono trovare riconoscimento fiscale, previo assoggettamento dei medesimi all'imposta sostitutiva di cui ai citati commi 10-bis e 15-bis, sono solo quelli attribuiti ai beni provenienti dalla società incorporata ovvero dalla società scissa, nel bilancio della società incorporante e della società beneficiaria. Inoltre, si precisa che il rinvio operato dagli articoli 172, comma 10-bis e 173, comma 15-bis, al comma 2-ter dell'art. 176 consente l'applicazione del regime di imposizione sostitutiva solo nel caso in cui, in sede di fusione e di scissione, vengano attribuiti alla società risultante dall'operazione compendi aziendali e non singoli beni".
Alla luce delle considerazioni sopra svolte l'Istante ritiene di potersi avvalere nel caso di specie della disciplina di cui all'art. 172, comma 10-bis, del Tuir per il riallineamento dei valori fiscali ai maggiori valori iscritti in bilancio così come derivanti dalla imputazione del disavanzo di fusione emerso in occasione della descritta operazione di fusione inversa.
Se tale comportamento non fosse possibile si creerebbe un "discrimen" di natura fiscale tra le varie operazioni straordinarie e le modalità con cui vengono attuate.

Parere dell'Agenzia delle Entrate
La descritta operazione di fusione della società ALFA Srl da parte della società incorporante BETA Spa configura un'ipotesi di fusione inversa che rappresenta una forma particolare di fusione per incorporazione nella quale la società partecipata incorpora la società partecipante.
Tale forma di fusione per incorporazione è assoggettata alla medesima disciplina civile e fiscale delle operazioni di fusione, anche per quanto concerne l'art. 2504-bis del Codice Civile.
Più in particolare - anche nella circostanza in cui l'operazione di fusione presenti le caratteristiche della cd. fusione inversa - occorre aver riguardo al comma 4 del citato articolo 2504-bis del Codice Civile che, oltre a sancire il principio di continuità dei valori, prevede l'obbligo di imputare (ove possibile) l'eventuale disavanzo di fusione agli elementi dell'attivo e del passivo delle società partecipanti alla fusione e, per la differenza, e nel rispetto delle condizioni previste dal n. 6 dell'art. 2426, ad avviamento.
Con riferimento al disavanzo da fusione, la società incorporante deve, quindi, determinare il suo corretto ammontare sia che lo stesso assuma la denominazione di disavanzo da concambio e sia che si configuri quale disavanzo da annullamento.
Al riguardo, occorre specificare che mentre il disavanzo da concambio emerge nell'ipotesi in cui il valore dell'aumento del capitale dell'incorporante è maggiore rispetto alla corrispondente quota di terzi del patrimonio netto dell'incorporata, il disavanzo da annullamento emerge nel caso in cui il valore contabile della partecipazione annullata è superiore alla quota di pertinenza nel patrimonio netto contabile dell'incorporata.
La predetta differenza non assume alcun rilievo ai fini della relativa disciplina civilistica o fiscale della fusione dal momento che in entrambi i casi di emersione del disavanzo trova applicazione sia la disciplina di cui al citato comma 4 dell'art. 2504-bis del Codice Civile, sia la disciplina fiscale di cui all'art. 172 del Tuir.
Più in particolare, per quanto qui interessa, il comma 10-bis dell'art. 172 del Tuir si applica, indifferentemente, nell'ipotesi in cui emerga un disavanzo da concambio ovvero un disavanzo da annullamento.
Il regime dell'imposta sostitutiva di cui al comma 2-ter dell'art. 176 del Tuir, infatti, consente alla società incorporante - che (come nel caso di specie) adotta i principi contabili nazionali - di ottenere il riconoscimento fiscale dei maggiori valori iscritti in bilancio a seguito dell'imputazione del disavanzo da fusione, sia esso da annullamento che da concambio.
L'art. 1, comma 1, del decreto ministeriale del 25 luglio 2008 - che ha dato attuazione al citato regime dell'imposta sostitutiva - prevede che " Agli effetti dell'applicazione del regime dell'imposta sostitutiva di cui all'art. 176, comma 2-ter, del Tuir assumono rilievo le differenze residue tra il valore d'iscrizione in bilancio dei beni ricevuti in occasione di operazioni di conferimento di azienda, ramo o complesso aziendale, incluso l'avviamento, e l'ultimo valore fiscalmente riconosciuto dei beni presso il soggetto conferente.".
Il successivo art. 2 del citato decreto, inoltre, stabilisce che "Le disposizioni dell'articolo 1 valgono anche agli effetti dell'applicazione dell'imposta sostituiva sulle differenze tra il valore d'iscrizione in bilancio dei beni ricevuti in occasione di operazioni di fusione e di scissione e classificati tra le immobilizzazioni materiali e immateriali, incluso l'avviamento, e l'ultimo valore fiscalmente riconosciuto dei beni stessi presso il soggetto incorporato, fuso o scisso.".
Al riguardo, la circolare esplicativa n. 57 del 25/09/2008 ha chiarito che "Atteso che, in base al citato articolo 2 del decreto, il riconoscimento fiscale è consentito solo in relazione ai beni ricevuti, si rileva che i maggiori valori che possono trovare riconoscimento fiscale, previo assoggettamento dei medesimi all'imposta sostituiva di cui ai citati commi 10-bis e 15-bis, sono solo quelli attribuiti ai beni provenienti dalla società incorporata ovvero dalla società scissa, nel bilancio della società incorporante e della società beneficiaria. Inoltre, si precisa, il rinvio operato dagli artt. 172, comma 10-bis e 173, comma 15-bis, al comma 2-ter dell'art. 176 consente l'applicazione del regime di imposizione sostitutiva solo nel caso in cui, in sede di fusione e scissione, vengano attribuiti alla società risultante dall'operazione compendi aziendali e non singoli beni".
Nella fattispecie prospettata, la società istante dichiara di aver iscritto nel proprio bilancio una differenza (o disavanzo) di fusione, dovuta all'annullamento della partecipazione (in BETA Spa) iscritta in ALFA, al netto del patrimonio netto anch'esso annullato, della incorporata, per un importo di ca. 3 milioni di euro. Tale importo è stato poi imputato in parte ad incremento del valore dei fabbricati - già presenti nel patrimonio della società incorporante - per un importo pari a ca. 2 milioni di euro e la restante parte ad avviamento - emerso nel bilancio della società incorporante a seguito della descritta operazione di fusione - per un importo pari a ca. 1 milione di euro.
Il descritto comportamento contabile adottato dalla società incorporante nell'ipotesi di fusione inversa, sulla cui correttezza la scrivente non formula alcun giudizio di merito, determina, a detta della società istante, l'emersione del disavanzo di ammontare pari a ca. 3 milioni di euro.
Tale importo, come precisato dalla medesima società istante, differisce notevolmente da quello che sarebbe emerso nella "differente" ipotesi di fusione diretta, nella quale la società controllante ALFA Srl avrebbe incorporato la società controllata BETA Spa. In tale ultimo caso, infatti, sarebbe emerso un disavanzo da annullamento di ammontare pari a ca. 840 mila euro, che sarebbe stato imputato ad incremento della voce contabile relativa ai fabbricati, in quanto capiente.
Al riguardo, è condivisibile il documento contabile OIC 4 laddove, al par. 4.6.2, precisa che "qualunque siano le modalità di attuazione della fusione (diretta o inversa), per i soci della controllante-incorporata i beni della controllata-incorporante hanno sempre lo stesso costo e l'attribuzione del plusvalore agli elementi dell'attivo della controllata-incorporante e l'iscrizione dell'avviamento rispondono sempre al principio posto dall'art. 2504-bis, quarto comma, del Codice Civile, con il trasferimento del costo della partecipazione sui beni della controllata".
Ciò detto, ne consegue che la differenza da fusione (se opportunamente determinata secondo le prescrizioni normative e dottrinali sopra citate) imputata ai beni ricevuti in occasione della fusione, consente alla società incorporante di optare per il regime dell'imposta sostitutiva di cui al citato art. 172, comma 10-bis, del Tuir.
In altri termini, (anche) la fusione inversa dalla quale emerge un disavanzo imputabile ai beni provenienti dal patrimonio della società incorporata può beneficiare del regime dell'imposta sostitutiva di cui all'art. 172, comma 10-bis, del Tuir.
Tanto premesso, con specifico riferimento al caso in esame, merita osservare che la società incorporante imputa contabilmente l'ammontare del disavanzo da concambio (sulla cui determinazione, come detto, la scrivente non formula alcun giudizio di merito) ai beni che già facevano parte, ante fusione, del proprio patrimonio aziendale.
La circostanza che i beni che la società intende affrancare derivino non dal patrimonio aziendale della società incorporata bensì da quello della società incorporante (in tal senso è da intendersi anche l'avviamento che si riferisce alla struttura economico-aziendale della società incorporante), è dirimente ai fini della possibilità di esercitare l'opzione per il regime dell'imposta sostitutiva dal momento che - la fattispecie rappresentata dall'istante - contrasta con il disposto normativo di cui al citato art. 2 del decreto di attuazione che consente il riconoscimento fiscale "solo" in relazione ai beni ricevuti, cioè solo ai beni provenienti dal patrimonio dell'incorporata ed attribuiti alla società incorporante per effetto della fusione (sia essa diretta che inversa).
Per completezza, infine, occorre precisare che il regime dell'imposta sostitutiva è comunque precluso nell'ipotesi in cui il patrimonio ricevuto per effetto della fusione non sia configurabile quale compendio aziendale.
Per le suesposte argomentazioni, quindi, la scrivente non ritiene condivisibile la soluzione interpretativa prospettata dal contribuente e, di conseguenza, non ritiene che la società istante possa avvalersi, nel caso in esame, del regime dell'imposta sostitutiva di cui all'art. 172, comma 10-bis, del Tuir.
Si fa presente, infine, che il parere reso è riferito esclusivamente all'applicazione alla fattispecie prospettata delle disposizioni dell'articolo 172, comma 10-bis, del Tuir. Resta impregiudicata, in particolare, la potestà dell'Amministrazione Finanziaria di sindacare, ai sensi dell'articolo 37-bis, comma 2, del D.P.R n. 600 del 1973, eventuali profili di elusività dell'operazione prospettata.
Le Direzioni regionali vigileranno affinché le istruzioni fornite e i principi enunciati con la presente risoluzione vengano puntualmente osservati dagli uffici.

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