Circolare Agenzia Entrate n. 31 del 30.12.2014

 

Commento alle novit fiscali - Decreto legislativo 21 novembre 2014, n. 175. Primi chiarimenti.

PREMESSA
CAPITOLO I: SEMPLIFICAZIONI PER LE PERSONE FISICHE
1 SEMPLIFICAZIONI IN MATERIA DI ADDIZIONALI COMUNALI E REGIONALI ALLIRPEF (ARTICOLO 8)
2 SPESE DI VITTO E ALLOGGIO DEI PROFESSIONISTI (ARTICOLO 10)
2.1 RILEVANZA PER IL COMMITTENTE
2.2 REDDITI DI LAVORO AUTONOMO NON ABITUALE
3. DICHIARAZIONE DI SUCCESSIONE: ESONERI E DOCUMENTI DA ALLEGARE (ARTICOLO 11)
4. ABROGAZIONE DELLA COMUNICAZIONE ALLAGENZIA DELLE ENTRATE PER I LAVORI CHE PROSEGUONO PER PI PERIODI DI IMPOSTA AMMESSI ALLA DETRAZIONE IRPEF DELLE SPESE SOSTENUTE PER LA RIQUALIFICAZIONE ENERGETICA DEGLI EDIFICI (ARTICOLO 12)
CAPITOLO II: SEMPLIFICAZIONI PER I RIMBORSI
5. RIMBORSO DEI CREDITI DIMPOSTA E DEGLI INTERESSI IN CONTO FISCALE (ARTICOLO 14)
6. COMPENSAZIONE DEI RIMBORSI DA ASSISTENZA (ARTICOLO 15)
CAPITOLO III: SEMPLIFICAZIONI PER LE SOCIETA
7. RAZIONALIZZAZIONE COMUNICAZIONI DELLESERCIZIO DI OPZIONE (ARTICOLO 16)
8. RAZIONALIZZAZIONE DELLE MODALIT DI PRESENTAZIONE E DEI TERMINI DI VERSAMENTO NELLE IPOTESI DI OPERAZIONI STRAORDINARIE POSTE IN ESSERE DA SOCIET DI PERSONE (ARTICOLO 17)
9. SOCIET IN PERDITA SISTEMATICA (ARTICOLO 18)
CAPITOLO IV: SEMPLIFICAZIONI RIGUARDANTI LA FISCALITA INTERNAZIONALE
10. SEMPLIFICAZIONI DELLE DICHIARAZIONI DI SOCIET O ENTI CHE NON HANNO LA SEDE LEGALE O AMMINISTRATIVA NEL TERRITORIO DELLO STATO (ARTICOLO 19)
11. COMUNICAZIONE ALLAGENZIA DELLE ENTRATE DEI DATI CONTENUTI NELLE LETTERE DINTENTO (ARTICOLO 20)
12. COMUNICAZIONE DELLE OPERAZIONI INTERCORSE CON PAESI BLACK LIST (ARTICOLO
13. RICHIESTA DI AUTORIZZAZIONE PER EFFETTUARE OPERAZIONI INTRACOMUNITARIE (ARTICOLO 22 DEL DECRETO)
14. ELENCHI INTRASTAT SERVIZI (ARTICOLO 23)
15. TERMINI DI PRESENTAZIONE DELLA DENUNCIA DEI PREMI INCASSATI DAGLI OPERATORI ESTERI (ARTICOLO 24).
16. SANZIONI PER OMISSIONE O INESATTEZZA DATI STATISTICI DEGLI ELENCHI INTRASTAT (ARTICOLO 25)
CAPITOLO V: ELIMINAZIONE DI ADEMPIMENTI SUPERFLUI
17. ELIMINAZIONE DELLA RICHIESTA DI AUTORIZZAZIONE DELLAGENZIA DELLE ENTRATE (ARTICOLO 26)
18. RITENUTE SU AGENTI - COMUNICAZIONE DI AVVALERSI DI DIPENDENTI O TERZI (ARTICOLO 27)
19. COORDINAMENTO, RAZIONALIZZAZIONE E SEMPLIFICAZIONE DI DISPOSIZIONI IN MATERIA DI OBBLIGHI TRIBUTARI (ARTICOLO 28)
19.1 ABROGAZIONE DELLA SOLIDARIET PASSIVA IN MATERIA DI APPALTI
19.2 ESTINZIONE DELLA SOCIET E RESPONSABILIT DEI LIQUIDATORI
CAPITOLO VI: SEMPLIFICAZIONI E COORDINAMENTI NORMATIVI
20. MODIFICA AL REGIME DI DETRAZIONE FORFETARIO DELLE SPONSORIZZAZIONI DI CUI ALLART. 74, SESTO COMMA, DEL DPR N. 633 DEL 1972 (ARTICOLO 29)
20.1 ENTI CON OPZIONE PER LE DISPOSIZIONI DI CUI ALLA LEGGE N. 398 DEL 1991
20.2 ENTI ESERCENTI ATTIVIT DI INTRATTENIMENTO
21. ADEGUAMENTO DEL VALORE DI RIFERIMENTO DEGLI OMAGGI ALLA DISCIPLINA DELLE IMPOSTE SUI REDDITI (ARTICOLO 30)
22. RETTIFICA IVA CREDITI NON RISCOSSI (ARTICOLO 31)
23. REGIME FISCALE DEI BENI SEQUESTRATI (ARTICOLO 32)
24. ALLINEAMENTO DEFINIZIONE PRIMA CASA IVA REGISTRO (ARTICOLO 33 )
24.1 DEFINIZIONE "PRIMA CASA AGEVOLAZIONE IVA
24.2 CESSIONI DI CASE DI ABITAZIONE DIVERSE DALLA "PRIMA CASA
25. DISPOSIZIONI PER LA COOPERAZIONE NELL'ATTIVIT DI RILEVAZIONE DELLE VIOLAZIONI IN MATERIA DI ATTESTAZIONE DELLA PRESTAZIONE ENERGETICA (ARTICOLO 34)
26. REQUISITI PER LAUTORIZZAZIONE ALLO SVOLGIMENTO DELLATTIVIT DI ASSISTENZA FISCALE E REQUISITI DELLE SOCIET RICHIEDENTI E DEI CENTRI AUTORIZZATI (ARTICOLO 35)
26.1 PROCEDIMENTO DI AUTORIZZAZIONE
26.2 FORMULA ORGANIZZATIVA DEI CENTRI
26.3 RELAZIONE TECNICA INIZIALE
26.5 CONTROLLO AGENZIA DELLE ENTRATE
27. SOPPRESSIONE DELLOBBLIGO DI DEPOSITARE COPIA DELLAPPELLO PRESSO LA COMMISSIONE TRIBUTARIA PROVINCIALE (ARTICOLO 36)

 

PREMESSA

La presente circolare fornisce i primi chiarimenti in ordine alle novit fiscali contenute nel decreto legislativo 21 novembre 2014, n. 175 (dora innanzi, decreto), recante disposizioni in materia di semplificazione fiscale e dichiarazione dei redditi precompilata.
Per chiarezza espositiva, la circolare divisa in sei capitoli, ciascuno dei quali esamina le semplificazioni introdotte dal decreto, distinte in base alla natura giuridica del soggetto interessato dalle stesse (capitoli I e III), oppure in considerazione della natura degli adempimenti fiscali che sono stati semplificati (capitoli II, IV, V).
Lultimo capitolo, infine, commenta le semplificazioni fiscali ottenute rimuovendo le differenze, sino ad oggi esistenti, allinterno dei diversi comparti impositivi, con riguardo alla definizione di prima casa e al limite di importo oltre il quale le cessioni gratuite di beni non si considerano fuori campo IVA e le spese di rappresentanza comportano lindetraibilit dellIVA sugli acquisti [articolo 19- bis primo comma, lettera h) del d.PR. 26 ottobre 1972, n. 633].
Nello stesso capitolo sono, inoltre, illustrate:
- le modifiche introdotte al comma 2 dellart. 26 del d. PR n. 633 del 1972, in materia di note di variazioni in diminuzione a seguito di un accordo di ristrutturazione debiti ex art. 182-bis del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267 (di seguito anche l. fall.) o di un piano attestato ex art. 67 l. fall.;
- le novit in materia di regime fiscale dei beni sequestrati. Le novit in materia di dichiarazione precompilata e di rimborsi IVA, introdotte queste ultime con la riformulazione dellart. 38-bis del dpr. n. 633 del 1972, ad opera dellart. 13 del decreto, saranno esaminate in successivi documenti di prassi, alle stesse appositamente dedicate.

 

CAPITOLO I: SEMPLIFICAZIONI PER LE PERSONE FISICHE 1 SEMPLIFICAZIONI IN MATERIA DI ADDIZIONALI COMUNALI E REGIONALI ALLIRPEF (ARTICOLO 8)

L'art. 8 del decreto interviene sullart. 50 del d. lgs. n. 446 del 1997 e sullart. 1 del decreto legislativo n. 360 del 1998, con lobiettivo di semplificare e uniformare le disposizioni in materia di addizionali regionale e comunale allimposta sul reddito delle persone fisiche.
Per quanto concerne laddizionale regionale, lart. 8, comma 1, del decreto modifica lart. 50, comma 5, del d.lgs. n. 446 del 1997, prevedendo che laddizionale debba essere versata alla regione in cui il contribuente ha il domicilio fiscale al 1 gennaio, e non pi al 31 dicembre, dellanno cui laddizionale stessa si riferisce.
In tal modo il decreto rende uniforme la data rilevante per la verifica del domicilio fiscale per laddizionale regionale con quella gi prevista per laddizionale comunale, oggi fissata al 1 gennaio.
Per quanto concerne laddizionale comunale, lart. 8, comma 2, del decreto modifica lart. 1, comma 4, del d.lgs. n. 360 del 1998, semplificando il calcolo dellacconto dell'addizionale comunale; in particolare, soppressa la previsione che consentiva la possibilit di variare laliquota per lacconto mediante delibere pubblicate entro il 20 dicembre precedente lanno di riferimento. Per effetto della modifica, lacconto delladdizionale comunale sar sempre calcolato con la stessa aliquota deliberata dal comune per lanno precedente e validamente pubblicata nel Portale del federalismo fiscale.
Da quanto sopra consegue che, relativamente al periodo dimposta 2014, laddizionale regionale allIRPEF sar determinata con riferimento al domicilio fiscale al 1 gennaio 2014. Pertanto, nelle certificazioni e nei modelli dichiarativi relativi allanno dimposta 2014 (730/2015 e Unico Persone fisiche 2015) non sar pi richiesta lindicazione del domicilio fiscale al 31 dicembre 2014.
Per quanto concerne laddizionale comunale, invece, la determinazione dellacconto 2015 dovr essere effettuata utilizzando la stessa aliquota prevista per il saldo 2014. Eventuali deliberazioni comunali relative alle aliquote delladdizionale comunale allIRPEF per il 2015 troveranno applicazione nel calcolo del saldo della medesima addizionale, che sar determinato nelle certificazioni e nelle dichiarazioni dei redditi relative allanno dimposta 2015.
Lart. 8 del decreto, infine, per semplificare l'attivit di predisposizione della dichiarazione dei redditi e lattivit dei sostituti d'imposta, dei centri di assistenza fiscale e degli altri intermediari, prevede, sia per le regioni e le province autonome (comma 1, lett. a), sia per i comuni (comma 3), lobbligo di comunicare "i dati () individuati con decreto del Ministero delle finanze ai fini della loro pubblicazione sul sito Dipartimento delle finanze. In questo modo sar data immediata evidenza ai dati rilevanti per lapplicazione delle addizionali regionale e comunale, prima desumibili esclusivamente dallesame delle leggi e delle delibere approvate dalle regioni, dalle province autonome e dai comuni.

 

2 SPESE DI VITTO E ALLOGGIO DEI PROFESSIONISTI (ARTICOLO 10)

Lart. 10 del decreto interviene sulla determinazione del reddito di lavoro autonomo, sostituendo il secondo periodo dellart. 54, comma 5, del Testo Unico delle imposte sui redditi, approvato con d.P.R. n. 917 del 1986 (di seguito, TUIR) riguardante il trattamento fiscale delle spese di vitto e alloggio sostenute direttamente dal committente.
Si ricorda che, in base al primo periodo del comma 5 dellart. 54 del TUIR, non modificato dal decreto, "Le spese relative a prestazioni alberghiere e a somministrazione di alimenti e bevande sono deducibili nella misura del 75 per cento e, in ogni caso, per un importo complessivamente non superiore al 2 per cento dellammontare dei compensi percepiti nel periodo di imposta. In base al secondo periodo del medesimo comma, applicabile fino al periodo di imposta 2014, "Le predette spese sono integralmente deducibili se sostenute dal committente per conto del professionista e da questi addebitate nella fattura..

Con Circolari n. 28/E del 2006, par. 38, e n. 11/E del 2007, par. 7.2 e 7.3, cui si rinvia per approfondimenti, ferma restando la natura di compenso dei rimborsi spese, sono stati specificati gli adempimenti da seguire da parte del committente e del professionista, per consentire al professionista di dedurre integralmente dal reddito di lavoro autonomo le spese relative a prestazioni alberghiere e a somministrazione di alimenti e bevande sostenute dal committente per suo conto. Tali adempimenti prevedono, tra laltro, il "riaddebito da parte del professionista delle spese sostenute per suo conto dal committente.
La nuova disposizione, applicabile a decorrere dal periodo dimposta 2015, prevede, invece, che "Le prestazioni alberghiere e di somministrazione di alimenti e bevande acquistate direttamente dal committente non costituiscono compensi in natura per il professionista.

La disposizione in esame, a differenza di quella in vigore fino al 2014, non attribuendo carattere di "compensi in natura a talune prestazioni e somministrazioni (se acquistate direttamente dal committente), introduce una deroga al principio generale secondo il quale costituisce compenso per il professionista il rimborso delle spese da parte del committente ovvero il sostenimento delle spese direttamente da parte del committente.
Tale deroga comporta per il professionista la completa irrilevanza dei valori corrispondenti alle prestazioni e somministrazioni, acquistate dal committente, di cui lo stesso professionista ha beneficiato per rendere la propria prestazione, sia quali compensi in natura, sia quali spese per la produzione del reddito (da addebitare in fattura).
Per il committente (impresa o lavoratore autonomo), la deducibilit del costo sostenuto per il servizio alberghiero e/o di ristorazione non sar pi subordinata alla ricezione della parcella del professionista e dipender dalle regole ordinariamente applicali alle rispettive categorie reddituali.
Per quanto concerne gli adempimenti, nella relazione illustrativa chiarito che, per effetto della modifica, "I professionisti () non devono riaddebitare in fattura tali spese al committente e non possono considerare il relativo ammontare quale componente di costo deducibile dal proprio reddito di lavoro autonomo.

Tale precisazione descrive le conseguenze essenziali della modifica normativa sugli "adempimenti da seguire, in base alla disposizione vigente fino al 2014, per fruire della integrale deducibilit delle spese.
Le differenze sono sintetizzate nello schema seguente.

 

Schema di sintesi delle differenze di trattamento delle spese sostenute dal committente relative a prestazioni alberghiere e a somministrazione di alimenti e bevande

 

Fino al 2014: costituisce compenso
Dal 2015: non costituisce compenso
Il committente riceve da colui che presta il servizio alberghiero o di ristorazione, il documento fiscale a lui intestato con lesplicito riferimento al professionista che ha fruito del servizio.
Il committente riceve da colui che presta il servizio alberghiero o di ristorazione, il documento fiscale a lui intestato con lesplicito riferimento al professionista che ha fruito del servizio.
Il committente: - comunica al professionista lammontare della spesa effettivamente sostenuta; - invia al professionista copia della relativa documentazione fiscale. In questo momento il costo non deducibile per limpresa committente.
Il committente: - non comunica al professionista lammontare della spesa effettivamente sostenuta; - non invia al professionista copia della relativa documentazione fiscale. Il costo deducibile per il committente in base alle ordinarie regole applicabili alla propria categoria di reddito (lavoro autonomo o impresa)
Il professionista:- emette la parcella comprensiva dei compensi e delle spese pagate dal committente; - considera il costo integralmente deducibile, qualora siano state rispettate le predette condizioni.
Il professionista: - emette la parcella non comprendendo le spese sostenute dal committente per lacquisto di prestazioni alberghiere e per la somministrazione di alimenti e bevande; - considera non deducibili le spese sostenute dal committente per lacquisto di prestazioni alberghiere e per la somministrazione di alimenti e bevande.
Limpresa committente, ricevuta la parcella, imputa a costo la prestazione, comprensiva dei rimborsi spese.
Il costo deducibile per il committente in base alle ordinarie regole applicabili alla propria categoria di reddito (lavoro autonomo o impresa)
Per espressa previsione, il secondo periodo del comma 1 dellart. 54 del TUIR si applica solo alle "prestazioni alberghiere e di somministrazione di alimenti e bevande acquistate direttamente dal committente. Di conseguenza, il regime, ivi stabilito, non trover applicazione nellipotesi in cui tali prestazioni e somministrazioni siano acquistate dal lavoratore autonomo e analiticamente addebitate in fattura al committente, né nellipotesi di prestazioni diverse, quali ad esempio le spese di trasporto, ancorché acquistate direttamente dal committente.
Quale ulteriore effetto della modifica normativa, si fa presente che le prestazioni e somministrazioni in esame, non costituendo compensi in natura, non devono essere considerate nellammontare dei compensi percepiti nel periodo di imposta che, in base al comma 5 dellart. 54 del TUIR, costituiscono la base di commisurazione:
- del limite del 2% di deducibilit delle spese relative a prestazioni alberghiere e a somministrazione di alimenti e bevande, fermo restando la loro deducibilit nella misura del 75 per cento del relativo importo (primo periodo);
- del limite dell1% di deducibilit delle spese di rappresentanza. Si precisa, infine, che pur facendo riferimento ai "professionisti, la disposizione in esame deve intendersi generalmente applicabile nella determinazione del reddito derivante dallesercizio di arti e professioni di cui allart. 53, comma 1, del TUIR e, quindi, anche agli "artisti.
2.1 RILEVANZA PER IL COMMITTENTE

Lart. 54, comma 5, primo periodo, del TUIR, concernente la determinazione del reddito di lavoro autonomo, e lart. 109, comma 5, quarto periodo, del medesimo Testo Unico, concernente la determinazione del reddito d'impresa, prevedono la limitazione al 75% della deducibilit delle spese sostenute per prestazioni alberghiere e di somministrazione di alimenti e bevande.
Al riguardo, si evidenzia che la modifica normativa in esame, stabilendo lirrilevanza quale compenso in natura delle prestazioni e somministrazioni acquistate dal committente, diretta a semplificare gli adempimenti in precedenza previsti per dare piena rilevanza fiscale per il professionista delle spese alberghiere e per la somministrazione di alimenti e bevande, ma non comporta, per il committente, un trattamento fiscale delle spese in questione peggiorativo rispetto a quello applicabile prima della modifica stessa.
In altri termini, la funzione della spesa deve continuare a ritenersi assorbita dalla prestazione di servizi resa dal professionista beneficiario al committente.
Si ritiene, quindi, che il suddetto limite di deducibilit del 75% non operi per il committente per le spese sostenute per lacquisto di prestazioni alberghiere e di somministrazione di alimenti e bevande, di cui sono beneficiari i professionisti nel contesto di una prestazione di servizi resa al committente, imprenditore o lavoratore autonomo.
Quanto precede presuppone, naturalmente, che sia dimostrabile linerenza della spesa rispetto allattivit del committente, leffettivit della stessa e che dalla documentazione fiscale risultino gli estremi del professionista o dei professionisti che hanno fruito delle prestazioni e somministrazioni.
2.2 REDDITI DI LAVORO AUTONOMO NON ABITUALE

Considerata la sostanziale identit tra la nozione di compenso riferibile allattivit di lavoro autonomo professionale e quella riferibile allattivit di lavoro autonomo non abituale di cui alla lett. l) del comma 1 dellart. 67 del TUIR (cfr. Circolari nn. 1 del 1973 e 58 del 2001, risoluzioni nn. 20 del 1998, 69 del 2003 e 49 del 2013) si ritiene che la disposizione de qua sia applicabile anche nella determinazione dei redditi diversi derivanti da tali attivit occasionali.
Pertanto, gli importi relativi alle prestazioni alberghiere e di somministrazione di alimenti e bevande acquistate direttamente dal committente non costituiranno compensi in natura e non saranno deducibili dal reddito di lavoro autonomo non abituale.
Quanto precede rileva anche nel caso, diverso da quello oggetto della citata risoluzione n. 49 del 2013, in cui lattivit di lavoro autonomo occasionale non sia sostanzialmente gratuita, in quanto previsto un compenso di importo eccedente le spese sostenute.
2.3 ENTRATA IN VIGORE

In relazione allentrata in vigore, lart. 10 del decreto specifica che "La disposizione di cui al periodo precedente si applica a decorrere dal periodo dimposta in corso al 31 dicembre 2015.
Dato che la disposizione introdotta dal decreto riguarda la determinazione del reddito di lavoro autonomo, necessario fare riferimento al periodo di imposta dei titolari di reddito di lavoro autonomo, normalmente coincidente con lanno solare (persone fisiche e associazioni professionali residenti). Pertanto, la disposizione in esame trover applicazione dal 1 gennaio 2015.
Al riguardo rilever la data della prestazione alberghiera e delle somministrazioni di alimenti e bevande risultanti dai documenti fiscali emessi da colui che presta il servizio alberghiero o di ristorazione, intestati al committente e con lindicazione degli estremi del professionista che ha fruito del servizio.
3. DICHIARAZIONE DI SUCCESSIONE: ESONERI E DOCUMENTI DA ALLEGARE (ARTICOLO 11)

Con lart. 11 del decreto sono apportate modifiche agli artt. 28, 30 e 33 del Testo Unico delle disposizioni concernenti limposta sulle successioni e donazioni, approvato con d.lgs. 31 ottobre 1990, n. 346 (di seguito, TUS), al fine di semplificare gli adempimenti in materia di dichiarazione di successione.
In particolare, lart. 28, comma 6, del TUS, come integrato dallarticolo 11, lettera a), del decreto, prevede che: "Se dopo la presentazione della dichiarazione della successione sopravviene un evento, diverso da quelli indicati allart. 13, comma 4, e dallerogazione di rimborsi fiscali, che d luogo a mutamento della devoluzione delleredit o del legato ovvero ad applicazione dell'imposta in misura superiore, i soggetti obbligati, anche se per effetto di tale evento, devono presentare dichiarazione sostitutiva o integrativa.

Coerentemente lart. 33, comma 1, del TUS che disciplina le modalit di liquidazione dellimposta sulle successioni da parte dellufficio dellAgenzia delle entrate nel testo modificato dalla lettera c) del citato art. 11 prevede che lUfficio "liquida limposta in base alla dichiarazione della successione, anche se presentata dopo la scadenza del relativo termine ma prima che sia stato notificato laccertamento dufficio, tenendo conto delle dichiarazioni integrative o modificative gi presentate a norma dell'articolo 28, comma 6, e dellart. 31, comma 3, nonché dei rimborsi fiscali di cui allo stesso articolo 28, comma 6,erogati successivamente alla presentazione della dichiarazione di successione.

Le modifiche degli articoli 28, comma 6, e 33, comma 1, sono dirette a semplificare gli adempimenti dichiarativi degli eredi in presenza di crediti fiscali a favore del de cuius. In sostanza, lerogazione dei rimborsi fiscali dopo la presentazione della dichiarazione di successione non comporta lobbligo di presentazione della dichiarazione integrativa.
Per effetto di tali modifiche, lUfficio dellAgenzia delle entrate, nel liquidare limposta di successione dovuta, terr conto degli eventuali rimborsi fiscali erogati dalla stessa Agenzia delle entrate.
In sostanza, le novit in commento sono dirette ad evitare un ulteriore adempimento a carico dellerede, quando la stessa Agenzia delle entrate che provvede, sia alla liquidazione dellimposta di successione sia allerogazione dei rimborsi.
Le nuove disposizioni si applicano ai rimborsi non ancora riscossi alla data di entrata in vigore del decreto.
Lart. 11 modifica, inoltre, lart. 28, comma 7, dello stesso TUS, al fine di ampliare i casi di esonero della presentazione della dichiarazione di successione. Il novellato comma 7 esclude, infatti, lobbligo di presentare la dichiarazione di successione nei casi in cui leredit "devoluta al coniuge e ai parenti in linea retta e lattivo ereditario ha un valore non superiore a euro centomila e non comprende beni immobili o diritti reali immobiliari, salvo che per effetto di sopravvenienze ereditarie queste condizioni vengano a mancare.

Viene, quindi, innalzato da euro 25.833 ad euro 100.000 il limite di valore dellattivo ereditario, in relazione al quale non sussiste lobbligo della presentazione della dichiarazione di successione, al ricorrere delle condizioni di cui al citato art. 28, comma 7.
Lart. 11, lettera b), modifica, infine, lart. 30 del TUS, che elenca i documenti da allegare alla dichiarazione di successione, inserendo dopo il comma 3, il comma 3-bis, secondo cui "I documenti di cui alle lettere c), d), g), h) e i) possono essere sostituiti anche da copie non autentiche con la dichiarazione sostitutiva di atto di notoriet di cui allarticolo 47, del Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, attestante che le stesse costituiscano copie degli originali. Resta salva la facolt dellAgenzia delle Entrate di richiedere i documenti in originale o in copia autentica.

Si rammenta che i documenti individuati dal citato art. 30, lettere c), d), g), h) e i) sono:
c) la copia autentica degli atti di ultima volont dai quali regolata la successione;
d) la copia autentica dellatto pubblico o della scrittura privata autenticata dai quali risulta leventuale accordo delle parti per lintegrazione dei diritti di legittima lesi;
g) la copia autentica dellultimo bilancio o inventario di cui allart. 15, comma 1, del TUS, e allart. 16, comma 1, lettera b), nonché delle pubblicazioni e prospetti di cui alla lettera c) dello stesso art. 16 del TUS;
h) la copia autentica degli altri inventari formati in ottemperanza a disposizioni di legge;
i) i documenti di prova delle passivit e degli oneri deducibili nonché delle riduzioni e detrazioni di cui agli artt. 25 e 26 del TUS. Pertanto, in relazione ai predetti documenti- ferma restando la possibilit, da parte dellufficio dellAgenzia delle entrate di richiedere, ove necessario, i documenti in originale o in copia autentica - il contribuente potr allegare alla dichiarazione di successione copie non autenticate, unitamente alla dichiarazione sostitutiva di atto di notoriet di cui allart. 47 del d.P.R. n. 445 del 2000, attestante che le stesse costituiscono copia degli originali, corredata di copia del documento di identit del dichiarante.
Le nuove disposizioni, introdotte dal legislatore per ampliare le ipotesi di esonero dallobbligo della presentazione della dichiarazione di successione e semplificare le modalit di presentazione di alcuni documenti da allegare alla dichiarazione, si applicano a decorrere dalla data di entrata in vigore del decreto in commento anche con riferimento alle successioni che a tale data risultano gi aperte.
In applicazione del principio del favor rei dettato dallarticolo 3, comma 2, del D.lgs. n. 472 del 1997, non si dar, tuttavia, luogo allirrogazioni di
sanzioni nei confronti dei soggetti che abbiano omesso di presentare la dichiarazione di successione entro i termini previsti e che, sulla base delle modifiche introdotte con il decreto in commento, non risultano pi tenuti a detto adempimento.
4. ABROGAZIONE DELLA COMUNICAZIONE ALLAGENZIA DELLE ENTRATE PER I LAVORI CHE PROSEGUONO PER PI PERIODI DI IMPOSTA AMMESSI ALLA DETRAZIONE IRPEF DELLE SPESE SOSTENUTE PER LA RIQUALIFICAZIONE ENERGETICA DEGLI EDIFICI (ARTICOLO 12)

Lart. 12 del decreto semplifica gli adempimenti previsti per la fruizione della detrazione IRPEF e IRES per le spese sostenute per gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici di cui allart. 1, commi da 344 a 347, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, sopprimendo lobbligo di inviare la comunicazione allAgenzia delle entrate per i lavori che proseguono per pi periodi di imposta.
Tale effetto ottenuto mediante labrogazione del comma 6 dellart. 29 del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2, che stabiliva, tra laltro, lobbligo per i contribuenti interessati alla detrazione di inviare unapposita comunicazione allAgenzia delle entrate nei termini e secondo le modalit previsti con provvedimento del Direttore dell'Agenzia.
Il provvedimento di attuazione del Direttore dellAgenzia delle entrate del 6 maggio 2009, nellapprovare il modello di comunicazione, ne prevedeva la presentazione esclusivamente per interventi di riqualificazione energetica che proseguono oltre il periodo dimposta, al fine di ridurre il numero dei soggetti obbligati alladempimento.
La comunicazione doveva essere inoltrata in via telematica entro il mese di marzo dellanno successivo a quello di sostenimento delle spese ovvero, per i soggetti con il periodo di imposta non coincidente con lanno solare, entro 90 giorni dalla fine del periodo di imposta in cui le spese erano state sostenute.
Con Circolare n. 21/E del 2010, par. 3.5, stato precisato che lomesso o irregolare assolvimento delladempimento non comporta la decadenza dal beneficio, ma la sola applicazione della sanzione in misura fissa (da euro 258 a euro 2.065) prevista dallart. 11, comma 1, del d.lgs. n. 471 del 1997, nelle ipotesi di omesso o irregolare invio di ogni comunicazione prescritta dalle norme tributarie.
Per quanto evidenziato, la soppressione dellobbligo di comunicazione allAgenzia delle entrate riguarda:
- i soggetti con periodo dimposta coincidente con lanno solare, per le spese sostenute nel 2014 in relazione a lavori che proseguiranno nel 2015;
- i soggetti con il periodo di imposta non coincidente con lanno solare, per le spese sostenute nel periodo di imposta rispetto al quale il termine di 90 giorni scada a decorrere dalla data di entrata in vigore del decreto.
In applicazione del principio espresso dallart. 3, comma 2, del d.lgs. n. 472 del 1997 (c.d. principio del favor rei) devono ritenersi non applicabili le sanzioni indicate nella citata Circolare n. 21/E del 2010 anche in relazione a fattispecie di omesso o irregolare invio della comunicazione commesse prima dellentrata in vigore del decreto per le quali, alla medesima data, non sia intervenuto provvedimento di irrogazione definitivo.

CAPITOLO II: SEMPLIFICAZIONI PER I RIMBORSI 5. RIMBORSO DEI CREDITI DIMPOSTA E DEGLI INTERESSI IN CONTO FISCALE (ARTICOLO 14)

Lart. 14 del decreto introduce unimportante semplificazione nella procedura per la corresponsione degli eventuali interessi maturati sulle somme chieste a rimborso, modificando lart. 78, comma 33, della legge 30 dicembre 1991, n. 413, che disciplina lesecuzione dei rimborsi in conto fiscale da parte degli agenti della riscossione.
Tale disposizione stabilisce che, insieme alla restituzione del credito chiesto a rimborso, lAgente della riscossione liquidi e corrisponda i relativi interessi nella misura determinata dalle specifiche leggi di imposta, senza pi bisogno di una separata istanza da parte del contribuente (modello G). Gli interessi dovuti saranno, pertanto, corrisposti automaticamente e il diritto alla percezione degli stessi da parte del contribuente non sar pi soggetto ad alcun onere, ma soltanto alleffettiva spettanza.
Per effetto della nuova formulazione del citato art. 78, comma 33, lett. a), viene inoltre, previsto che lerogazione del rimborso in conto fiscale effettuata: - entro sessanta giorni, quando il rimborso erogato direttamente dallAgente della Riscossione; - entro 20 giorni dalla ricezione di apposita comunicazione dellUfficio competente quando, invece, il rimborso disposto direttamente dallAgenzia delle Entrate.
Gli interessi, quindi, calcolati sul capitale, decorrono nel primo caso dal sessantunesimo giorno, mentre nel secondo caso dal ventunesimo giorno, qualora lerogazione del rimborso non avvenga entro i predetti termini a causa della mancanza od insufficienza dei fondi, cos come disposto dallart. 20, comma 5, del decreto 28 dicembre 1993, n. 567, recante il regolamento di attuazione dellart. 78, commi da 27 a 38 della legge n. 413 del 1991.
La nuova formulazione del citato art. 78 si riallinea pienamente con il contenuto della norma secondaria contenuta nel citato decreto n. 567 del 1993, che gi prevedeva un diverso termine per lerogazione dei rimborsi a seconda della specifica tipologia di istanza (rimborso ordinario o semplificato).
Le modifiche allart. 78, comma 33, della legge n. 413 del 1991 si applicano ai rimborsi erogati a partire dal 1 gennaio 2015. Ne consegue che la nuova disciplina si applica anche ai rimborsi in corso di esecuzione a quella data.
6. COMPENSAZIONE DEI RIMBORSI DA ASSISTENZA (ARTICOLO 15)

La disposizione modifica, in unottica di maggiore trasparenza e semplificazione, le modalit attraverso le quali il sostituto dimposta recupera le ritenute versate in pi rispetto al dovuto nonché i rimborsi effettuati nei confronti del sostituito.
A decorrere dal 2015, infatti, i sostituti dimposta recuperano le somme rimborsate ai sostituiti nel mese successivo a quello in cui stato effettuato il rimborso nel limite delle ritenute dacconto relative al periodo dimposta in corso al momento della presentazione della dichiarazione, ai sensi dellarticolo 37, comma 4, del d. lgs. n. 241 del 1997 mediante compensazione tramite modello F24.
A seguito della modifica, possibile effettuare la compensazione utilizzando gli importi a debito indicati nella delega di versamento. In sostanza, il sostituto dimposta espone il dettaglio emergente dai prospetti di liquidazione e dai risultati contabili nel modello F24, raggruppati per tributo, anche in caso di dichiarazione congiunta. In caso di rateazione, le rate sono calcolate sul risultato contabile a debito.
Le medesime modalit devono essere osservate da parte dei sostituti per il recupero di versamenti di ritenute o imposte sostitutive superiori al dovuto, dando evidenza nel citato modello di pagamento dello scomputo operato dai successivi versamenti, seguendo le modalit di cui al citato art. 17 del d. lgs. n. 241 del 1997. Le compensazioni sopra richiamate non concorrono alla determinazione del limite di compensazione attualmente fissato in 700.000 euro per ciascun anno solare dallart. 34, comma 1, della legge 23 dicembre 2000, n. 388.
Per le medesime compensazioni effettuate nei limiti delle ritenute relative al periodo dimposta, in caso di importi superiori a 15.000 euro annui, non sussiste lobbligo di apposizione del visto di conformit ovvero di sottoscrizione alternativa da parte dei soggetti che esercitano il controllo contabile di cui allarticolo 1, comma 574, della legge 27 dicembre 2013, n. 147.
Si fa presente che lobbligo di apposizione del visto di conformit ovvero di sottoscrizione alternativa sussiste invece nel caso in cui leccedenza scaturente dalla dichiarazione sia riportata ai sensi dell'art. 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241 per compensare i pagamenti di importi diversi dalle ritenute dovuti nellanno successivo, posto che, come precisato con la Circolare n. 28/E del 2014, il limite dei 15.000 euro, al cui superamento scatta lobbligo di apporre il visto di conformit, riferibile esclusivamente alla compensazione orizzontale dei crediti.
Ai fini di una migliore comprensione delle modifiche normative si ricorda che, originariamente, il sostituto era tenuto ad operare uno scomputo "interno" dei maggiori versamenti effettuati, nel senso che lo scomputo era possibile solo dai versamenti delle ritenute relative alla stessa categoria di reddito nella quale le eccedenze erano maturate, come individuate dallart. 6 del d.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917.
A decorrere dal 2000, per effetto delle modifiche introdotte dal d.P.R. 14 ottobre 1999, n. 542, al sostituto stata riconosciuta la possibilit di compensare le ritenute in eccesso con i versamenti successivi delle ritenute relative a qualsiasi tipo di provento (ad esempio, un'eccedenza di ritenuta da lavoro autonomo poteva essere utilizzata per ridurre un versamento di ritenute applicate sul reddito di lavoro dipendente).Non era, per, previsto che lo scomputo transitasse in F24, dovendo nel modello di versamento essere esclusivamente indicato il versamento a debito del sostituto al netto dellavvenuto scomputo.
Per effetto della semplificazione, pertanto, le richiamate operazioni effettuate dal sostituto dovranno essere esposte nel modello di pagamento F24.
Considerata la necessit di favorire la trasparenza degli adempimenti in capo ai sostituti d'imposta, si chiarisce che le predette modalit di scomputo devono essere adottate per tutte le compensazioni effettuate a decorrere dal 1 gennaio 2015, indipendentemente dall'anno di formazione delle eccedenze, sempreché la compensazione non sia riferita allanno 2014.
Si tratta, ad esempio, delle ritenute compensate a febbraio 2015 e relative a retribuzioni erogate entro il 12 gennaio 2015 relative al 2014 o delle ritenute compensate nellambito del conguaglio relativo al 2014.
Con risoluzione saranno forniti i codici tributo da utilizzare per le compensazioni.
CAPITOLO III: SEMPLIFICAZIONI PER LE SOCIETA 7. RAZIONALIZZAZIONE COMUNICAZIONI DELLESERCIZIO DI OPZIONE (ARTICOLO 16 )

Lart. 16 del decreto, rubricato "Razionalizzazione comunicazioni dellesercizio di opzione, semplifica le modalit con cui aderire a regimi speciali, eliminando lobbligo di inviare apposita comunicazione per perfezionare il regime opzionale prescelto ed accentrando, allinterno della dichiarazione dei redditi, le autonome comunicazioni relative allesercizio delle stesse.
La finalit perseguita dal Legislatore quella di ridurre le ipotesi in cui il mancato (o non corretto) adempimento di un onere formale determini conseguenze di carattere sostanziale per il contribuente, con eventuali recuperi dimposta e irrogazione di sanzioni. Con analoghe finalit, nel 2012 il Legislatore, a mezzo del d.l. n. 16, ha introdotto listituto della remissione in bonis.
Le nuove disposizioni che, in base al comma 5 del medesimo art. 16, si applicano a decorrere dal periodo dimposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2014 (e dunque, dal modello Unico 2015), hanno apportato rilevanti modifiche alle disposizioni relative ai seguenti regimi opzionali:
1) Trasparenza fiscale.
Con riferimento alla trasparenza - ossia alla possibilit di imputare il reddito della societ partecipata a ciascun socio in misura proporzionale alla sua quota di partecipazione, indipendentemente dalleffettiva percezione - la disposizione in esame modifica lart. 115 del d.P.R. n. 917 del 1986 ( "TUIR) al comma 4 che, nella versione previgente, prescriveva che lopzione fosse esercitata entro il primo degli esercizi sociali di efficacia dellopzione.
In forza dellattuale formulazione della disposizione, lopzione, irrevocabile per tre esercizi sociali della societ partecipata ed esercitata da tutte le societ, comunicata allAmministrazione finanziaria "con la dichiarazione presentata nel periodo dimposta a decorrere dal quale si intende esercitare lopzione .
Al riguardo, in forza del richiamo contenuto nellart. 116 del TUIR allart. 115, deve ritenersi che le modifiche introdotte trovino applicazione anche in riferimento allesercizio dellopzione per la trasparenza fiscale delle societ a ristretta base proprietaria, di cui allo stesso art. 116 del TUIR.
2) Consolidato nazionale.
La disposizione modifica lart. 119 del TUIR, che disciplina le modalit di esercizio dellopzione per il consolidato.
Per effetto delle modifiche apportate dalla novella, con decorrenza dal periodo dimposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2014, lesercizio congiunto dellopzione deve essere comunicato allAgenzia delle Entrate con la dichiarazione presentata nel periodo dimposta a decorrere dal quale si intende esercitare lopzione.
In altri termini, lopzione per la tassazione di gruppo - consistente nella determinazione in capo alla societ o ente controllante di un unico reddito imponibile, corrispondente alla somma algebrica dei redditi complessivi netti dei soggetti aderenti e, conseguentemente, di ununica imposta sul reddito delle societ del gruppo stesso (cfr. gli articoli 117 e ss. del TUIR) - irrevocabile e vincolante per tre esercizi sociali, non pi esercitata con apposita comunicazione da inviare entro il sedicesimo giorno del sesto mese successivo alla chiusura del periodo dimposta precedente al primo esercizio cui si riferisce lesercizio dellopzione stessa (cfr. il D.M. 9 giugno 2004).
Va inoltre evidenziato che la modifica introdotta riguarda tanto lesercizio dellopzione, quanto il suo rinnovo secondo la previsione dellart. 14 del citato D.M. 9 giugno 2004, che per essa dispone lapplicazione delle modalit e dei termini previsti per lesercizio dellopzione stessa ivi compresa lipotesi di allargamento dei soggetti facenti parte del consolidato (con lingresso, ad esempio, di una o pi nuove societ).
Non trovano, invece, rappresentazione in dichiarazione altri eventi connessi al consolidato fiscale, quali la comunicazione dellinterruzione della tassazione di gruppo (art. 13 del D.M. 9 giugno 2004) o la comunicazione per limporto delle perdite residue attribuito a ciascun soggetto in caso di mancato rinnovo dellopzione (art. 14 del citato DM), cui deve essere data evidenza attraverso una separata comunicazione da inviare entro 30 giorni decorrenti, rispettivamente, dal verificarsi dellevento interruttivo o dal termine per la presentazione della dichiarazione.
Volendo esemplificare, dunque, dal 1 gennaio 2015, si avr la seguente situazione:
a) societ che accedono al consolidato o lo rinnovano a decorrere dal periodo dimposta 2015: lopzione sar esercitata con il modello Unico SC 2015 della societ consolidante, da presentare entro il 30 settembre 2015;
b) societ che interrompono il consolidato per una delle cause legislativamente previste (ad esempio, per cessazione del requisito del controllo ex art. 124 TUIR, il 1 maggio 2015: presentazione in via telematica da parte della consolidante, entro il 31 maggio 2015, del modello "Comunicazione relativa al regime di tassazione del consolidato nazionale (reperibile sui siti internet www.agenziaentrate.gov.it e www.finanze.gov.it).
d) "Tonnage tax.
La disposizione in commento modifica le modalit di esercizio dellopzione per la tonnage tax che, fino allintervento della novella normativa, doveva essere esercitata ai sensi dellart. 155, comma 1, del TUIR, entro tre mesi dallinizio del periodo dimposta a partire dal quale si intende fruire della stessa con le modalit di cui al decreto previsto dallart. 161 (D.M. 23 giugno 2005).
Dal 2015, pertanto, i soggetti di cui allart. 73, comma 1, lettera a), del TUIR potranno calcolare il proprio reddito imponibile con le modalit proprie del regime in commento qualora comunichino unopzione in tal senso allAgenzia delle entrate con la dichiarazione presentata nel periodo dimposta a decorrere dal quale si intende esercitare lopzione.
4) Imposta regionale sulle attivit produttiva (IRAP).
Viene parzialmente riscritto lart. 5-bis, del d. lgs. n. 446 del 1997.
La norma, come noto, consente alle societ di persone ed agli imprenditori individuali, in contabilit ordinaria, di optare per la determinazione della base imponibile secondo le modalit proprie delle societ di capitali e degli enti commerciali.
A seguito delle novit introdotte, la relativa opzione non pi comunicata entro 60 giorni dallinizio del periodo dimposta per il quale la si esercita (cfr., sul punto, la Circolare n. 60/E del 2008), ma con la dichiarazione IRAP presentata nel periodo dimposta a decorrere dal quale viene esercitata.
8. RAZIONALIZZAZIONE DELLE MODALIT DI PRESENTAZIONE E DEI TERMINI DI VERSAMENTO NELLE IPOTESI DI OPERAZIONI STRAORDINARIE POSTE IN ESSERE DA SOCIET DI PERSONE (ARTICOLO 17).

In unottica di semplificazione, lart. 17 del decreto prevede che anche le societ di persone ed enti equiparati, con periodo dimposta non coincidente con lanno solare, utilizzino i "vecchi modelli dichiarativi, ossia quelli approvati nel corso dello stesso anno nel quale si chiude il periodo dimposta, cos come le societ di capitali.
La novit viene introdotta attraverso una modifica dellart. 1, comma 1, del d.P.R. 22 luglio del 1998, n. 322, che disciplina le modalit di redazione e sottoscrizione delle dichiarazioni ai fini delle imposte sui redditi e dellIRAP, da cui stato eliminato il riferimento ai soggetti di cui allart. 2, comma 2, del d.P.R. n. 322 del 1998 (soggetti IRES).
Prima della modifica normativa, le societ di persone ed enti equiparati, anche quando il periodo dimposta non era coincidente con lanno solare, erano comunque tenuti ad utilizzare i modelli approvati entro il 31 gennaio dellanno di presentazione della dichiarazione (anno n+1). Si ipotizzi una societ di persone con periodo dimposta 1.1.2014- 27.07.2014 (anno n).
Prima della modifica, per dichiarare tale periodo dimposta,
la societ era tenuta ad utilizzare il modello di dichiarazione da approvare entro il 31.01.2015 (anno n+1). Per effetto della modifica, per dichiarare il medesimo periodo dimposta, la societ pu utilizzare il modello di dichiarazione gi approvato nel 2014 (anno n).
Con il comma 2 viene riformulato lart. 17, comma 1, del d.P.R. n. 435 del 2001, che disciplina i termini di versamento del saldo dovuto in base alla dichiarazione dei redditi ed alla dichiarazione IRAP. In particolare, fermo restando la scadenza del 16 giugno dellanno di presentazione della dichiarazione per leffettuazione dei predetti versamenti da parte delle persone fisiche e delle societ o associazioni, la modifica normativa interviene sul termine di versamento per le societ di persone interessate da operazioni straordinarie (liquidazione, trasformazione, fusione e di scissione). Viene stabilito, infatti, che in tali ipotesi il temine di versamento del saldo dovuto con riferimento alla dichiarazione dei redditi ed a quella dellIRAP il giorno 16 del mese successivo a quello di scadenza del termine di presentazione della dichiarazione.
Prima della modifica, nel caso di trasformazione di una societ di persone (o altra operazione straordinaria o liquidazione) nel periodo compreso tra gennaio e marzo dellanno, il termine di presentazione della dichiarazione scadeva entro lanno stesso.
Conseguentemente, poiché i termini di versamento erano normativamente ancorati per tali soggetti allanno di presentazione dichiarazione, gli stessi scadevano in ogni caso il 16 giugno dello stesso anno.
Cos, ad esempio, una societ di persone che si era trasformata a marzo 2012 doveva presentare la dichiarazione entro dicembre 2012 e versare il saldo entro giugno 2012. Una che si era trasformata ad aprile 2012 doveva presentare la dichiarazione entro gennaio 2013 e versare il saldo entro giugno 2013. La modifica normativa, che trova applicazione alle operazioni poste in essere a partire dallentrata in vigore del decreto, consente di eliminare la predetta anomalia che si generava per le societ di persone in caso di operazione straordinaria o liquidazione.
9. SOCIET IN PERDITA SISTEMATICA (ARTICOLO 18)

Con le modifiche introdotte con lart. 18 del decreto, stato ampliato il c.d. periodo di osservazione per lapplicazione della disciplina sulle societ in perdita sistematica, di cui allart. 2, commi da 36-decies a 36-duodecies, del d.l. 13 agosto 2011, n. 138, convertito con modificazioni dalla legge 14 settembre 2011, n. 148, passando cos dagli originari tre a cinque periodi dimposta.
Di conseguenza, il presupposto per lapplicazione di tale disciplina ora costituito da cinque periodi dimposta consecutivi in perdita fiscale ovvero, indifferentemente, quattro in perdita fiscale ed uno con reddito imponibile inferiore al c.d. reddito minimo, di cui allart. 30 della legge 23 dicembre 1994, n. 724.
In deroga a quanto previsto dallarticolo 3, comma 1, della legge 27 luglio 2000, n. 212, tale modifica trova applicazione a decorrere dal periodo dimposta in corso allentrata in vigore del decreto legislativo che la introduce.
Pertanto, per i soggetti con periodo dimposta coincidente con lanno solare, la disciplina sulle societ in perdita sistematica trover applicazione per il periodo dimposta 2014, solo qualora il medesimo soggetto abbia conseguito perdite fiscali per i precedenti cinque periodi dimposta (ossia, per i periodi 2009, 2010, 2011, 2012 e 2013) ovvero sia, indifferentemente, in perdita fiscale per quattro periodi (ad esempio, i periodi 2009, 2010, 2012 e 2013) e per uno con reddito imponibile inferiore al c.d. reddito minimo (2011).

CAPITOLO IV: SEMPLIFICAZIONI RIGUARDANTI LA FISCALITA INTERNAZIONALE 10. SEMPLIFICAZIONI DELLE DICHIARAZIONI DI SOCIET O ENTI CHE NON HANNO LA SEDE LEGALE O AMMINISTRATIVA NEL TERRITORIO DELLO STATO (ARTICOLO 19)

Lart. 19 del decreto, con efficacia a decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto, abroga lart. 4, comma 2, del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, che prevede, per le societ o enti che non hanno la sede legale o amministrativa nel territorio dello Stato, lobbligo di indicare nella dichiarazione dei redditi lindirizzo delleventuale stabile organizzazione nel territorio stesso, e in ogni caso, le generalit e lindirizzo in Italia di un rappresentante per i rapporti tributari. Pertanto, le societ o enti non residenti non avranno pi lobbligo di indicare tali dati nella propria dichiarazione dei redditi relativa al periodo dimposta 2014.
Si tratta, infatti, di dati gi in possesso dellAmministrazione finanziaria.
Con la soppressione di tale adempimento, inoltre, non solo si semplifica la dichiarazione dei redditi per le societ o enti non residenti, ma si eliminano anche eventuali incertezze e possibili conseguenze negative in fase di notifica degli atti, in caso di divergenza tra i dati finora indicati da tali soggetti nel modello dichiarativo e quelli presenti nellanagrafe tributaria.
11. COMUNICAZIONE ALLAGENZIA DELLE ENTRATE DEI DATI CONTENUTI NELLE LETTERE DINTENTO (ARTICOLO 20)

Lart. 20 del decreto interviene sulla disciplina della comunicazione allAgenzia delle Entrate dei dati contenuti nella dichiarazione di intento relativa ad operazioni IVA non imponibili, effettuate da soggetti qualificati come esportatori abituali, modificando lart. 1, comma 1, lettera c) del d.l. 29 dicembre 1983, n. 746, convertito in legge, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 1984, n. 17.
Con provvedimento del 12 dicembre 2014, prot. n. 159674/2014, stato approvato il modello per la dichiarazione dintento relativa allacquisto o importazione di beni e servizi senza applicazione dellimposta sul valore aggiunto, delle relative istruzioni e delle specifiche tecniche per la trasmissione telematica dei dati.
La previgente disciplina individuava il soggetto onerato della comunicazione nel cedente o prestatore, prevedendo che questi, ricevuta la dichiarazione dallesportatore anteriormente alleffettuazione delloperazione, comunicasse telematicamente allAgenzia delle Entrate i dati dalla stessa risultanti entro il termine di effettuazione della prima liquidazione periodica IVA, mensile o trimestrale, nella quale fossero confluite le operazioni realizzate senza applicazione dell'imposta.
Con riferimento al termine di comunicazione della dichiarazione di intento da parte del cedente o prestatore, si ricorda che, prima delle modifiche apportate dall'art. 2, comma 4, del D.L. 2 marzo 2012, n. 16, - convertito dalla L. 26 aprile 2012, n. 44 il termine era fissato "entro il giorno 16 del mese successivo.
A decorrere dal 1 gennaio 2015, la procedura per linvio e la consegna delle lettere dintento radicalmente modificata. Infatti, lesportatore tenuto a trasmettere telematicamente la dichiarazione dintento allAgenzia delle Entrate, che rilascia apposita ricevuta telematica. Successivamente lesportatore curer la consegna al fornitore o in Dogana - della dichiarazione di intento e della relativa ricevuta di presentazione presso lAgenzia. Il fornitore sar, pertanto, tenuto a verificare lavvenuta trasmissione allAgenzia delle Entrate prima di effettuare la relativa operazione, pena lapplicazione delle sanzioni previste dallart. 7, comma 4-bis, del d.lgs. n. 471 del 1997, come riformulato per tenere conto delle nuove modalit applicative dellistituto.
Il riscontro, a regime, potr essere effettuato secondo due modalit alternative.
Da subito, per tutti gli operatori, sul sito internet www.agenziaentrate.gov.it resa disponibile una funzione a libero accesso attraverso la quale, inserendo il codice fiscale del cedente/prestatore, del cessionario/committente nonché il numero di protocollo della ricevuta telematica, sar possibile effettuare il predetto riscontro telematico. A breve, per i soggetti abilitati ai servizi Entratel o Fisconline sar possibile verificare nel proprio cassetto fiscale lavvenuta presentazione della dichiarazione dintento da parte del cessionario/committente, unitamente alla ricevuta telematica.
Questa seconda modalit richiede tempi tecnici, per cui sar inizialmente visibile solo la ricevuta e, successivamente, anche il documento. Il medesimo fornitore provveder, infine, a riepilogare i dati delle dichiarazioni di intento ricevute nella dichiarazione IVA annuale.
Inoltre, le nuove disposizioni mantengono in vigore alcuni preesistenti obblighi in capo al dichiarante ed al fornitore, quali la tenuta ed aggiornamento del registro a norma dellart. 39 del d.P.R 26 ottobre 1972, n. 633, e successive modificazioni; per le dichiarazioni ricevute, il fornitore dovr continuare ad indicare gli estremi delle stesse nelle fatture emesse, indicando il regime di non imponibilit.
Con riferimento allipotesi di presentazione della lettera di intento presso la Dogana si rileva che, in armonia con lo spirito della disposizione in commento, previsto che lAgenzia delle Entrate metta a disposizione dellAgenzia delle Dogane e dei Monopoli, nel termine di centoventi giorni dallentrata in vigore delle disposizioni in esame, laccesso alla Banca dati delle dichiarazioni di intento, al fine di fornire uno strumento idoneo a garantire una celere circolazione delle informazioni necessarie allespletamento degli adempimenti doganali.
Come accennato, in considerazione della nuova struttura della fattispecie di comunicazione delle dichiarazioni dintento, il legislatore ha modificato la disciplina sanzionatoria contenuta nellart. 7, comma 4-bis, del d. lgs. 18 dicembre 1997, n. 471, recante la disciplina delle "Violazioni relative alle esportazioni.
Tale disposizione, nella formulazione previgente, puniva con la sanzione dal cento al duecento per cento dell'imposta il cedente o il prestatore che ometteva di inviare, nei termini previsti, la comunicazione di intento o la inviava con dati incompleti o inesatti.
Tale sanzione attualmente applicabile laddove il cedente o prestatore effettui operazioni nei confronti dellesportatore abituale prima di aver ricevuto da parte di questi la dichiarazione dintento ed averne riscontrato lavvenuta presentazione allAgenzia delle entrate.
Le disposizioni richiamate trovano applicazione per le operazioni senza applicazione dimposta da effettuare a decorrere dal 1 gennaio 2015, a nulla rilevando la circostanza che lesportatore abituale abbia gi inviato al proprio fornitore o prestatore la lettera dintento, secondo la precedente disciplina. Nondimeno, la decorrenza delle nuove disposizioni deve essere coordinata con lemanazione del citato provvedimento di attuazione del 12 dicembre 2014, che ha stabilito le concrete modalit applicative della nuova procedura di comunicazione e predisposto gli strumenti tecnici necessari nonché con i principi recati dallo Statuto dei diritti del contribuente, di cui alla legge 27 luglio 2000, n. 212. In particolare, il punto 5 del Provvedimento Decorrenza e disposizioni transitorie prevede che, fino all11 febbraio 2015, gli operatori possono consegnare o inviare la dichiarazione dintento al proprio cedente o prestatore secondo le modalit previgenti.
Tale previsione consente di dare piena attuazione ai principi contenuti nello Statuto del contribuente che, allarticolo 3, comma 2, richiede che le disposizioni tributarie non possono prevedere adempimenti a carico dei contribuenti la cui scadenza sia fissata anteriormente al sessantesimo giorno dalla data dell'adozione dei provvedimenti di attuazione in esse espressamente previsti. In tal caso, il fornitore non dovr verificare lavvenuta presentazione della dichiarazione dintento allAgenzia delle Entrate.
Rimane, comunque, salva la possibilit per gli operatori di avvalersi del nuovo sistema di presentazione in via telematica disponibile sul sito internet dellAgenzia delle Entrate.
In ossequio al dato testuale della disposizione che individua, come discrimine per lentrata in vigore delle nuove regole, le operazioni effettuate a decorrere dal 1 gennaio 2015 viene previsto che, per le dichiarazioni dintento gi consegnate o inviate secondo le precedenti regole che esplicano, tuttavia, effetti per operazioni poste in essere successivamente all11 febbraio 2015, sussiste lobbligo di applicare la nuova disciplina, a partire dal 12 febbraio 2015. Pertanto, eventuali dichiarazioni dintento inviate nel corso del 2014 o dopo il 1 gennaio 2015, laddove riferite ad operazioni effettuate successivamente all11 febbraio 2015, dovranno essere effettuate secondo le modalit indicate dalla nuova disciplina.

12. COMUNICAZIONE DELLE OPERAZIONI INTERCORSE CON PAESI BLACK LIST (ARTICOLO 21).

Lart. 21 del decreto semplifica le modalit con cui adempiere allobbligo di comunicazione delle operazioni economiche intercorse con Paesi black list. In particolare, la stessa interviene sullart. 1, comma 1, del D.L. 25 marzo 2010, n. 40, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 maggio 2010, n. 73, che detta le disposizioni in materia di contrasto alle frodi fiscali e finanziarie internazionali e nazionali operate, tra laltro, nella forma dei cosiddetti caroselli e cartiere.
Secondo la disciplina previgente, i soggetti passivi IVA avevano lobbligo di comunicare telematicamente allAgenzia delle entrate tutte le cessioni di beni e le prestazioni di servizi di importo superiore ad euro 500 effettuate e ricevute, registrate o soggette a registrazione, nei confronti di operatori economici aventi sede, residenza o domicilio in Paesi black list. Tali comunicazioni avevano cadenza mensile o trimestrale a seconda dellammontare delle operazioni da comunicare.
La nuova disposizione semplifica tale disciplina, prevedendo che i dati relativi ai rapporti intercorsi con Paesi black list siano forniti con cadenza annuale ed elevando ad euro 10.000 la soglia di valore complessivo delle operazioni da comunicare.
Con riferimento alla nozione di "importo complessivo annuale si ricorda che, in sede del prescritto esame del decreto da parte delle Commissioni parlamentari competenti, il parere favorevole delle stesse, stato condizionato allespresso ed inequivoco chiarimento che il limite del 10.000 euro introdotto dallart. 21 si intende non per singola operazione, come a legislazione previgente, ma come limite complessivo annuo, con la conseguenza di prevedere lobbligo di comunicazione una volta superato il limite di 10.000 euro di valore complessivo di operazioni.
Sul punto, coerentemente con lindicazione fornita dal Parlamento, si ritiene che tale importo complessivo annuale debba riferirsi al complesso delle cessioni di beni e delle prestazioni di servizi effettuate e ricevute nei confronti di operatori economici aventi sede, residenza o domicilio in Paesi c.d. black list.
Le nuove norme si applicano, per espressa previsione dellart. 21 del decreto, alle operazioni, interessate dallobbligo, poste in essere nellanno solare in corso alla data di entrata in vigore del decreto.
Come gi rappresentato nel comunicato stampa del 19 dicembre 2014, per evidenti finalit di semplificazione e per consentire gli adempimenti dellintero anno 2014 secondo le regole gi adottate per la maggior parte dellanno, evitando in tal modo di introdurre maggiori oneri, i contribuenti possono continuare ad effettuare le comunicazioni mensili o trimestrali secondo le regole previgenti, fino alla fine del 2014. Tali comunicazioni saranno ritenute pienamente valide secondo le nuove modalit previste dallart. 21 del decreto.
Al riguardo si precisa che la facolt per gli operatori economici di assolvere alladempimento con riferimento alle comunicazioni relative allanno
2014 secondo le regole previgenti, consente di non effettuare le comunicazioni per le cessioni di beni e le prestazioni di servizi di importo inferiore a 500 euro, anche se effettuate o ricevute dalla data di entrata in vigore del decreto fino al 31 dicembre 2014.
Pertanto, stante la facolt riconosciuta agli operatori di applicare le regole previgenti allart. 21 del decreto, per tali operazioni potr essere omessa la comunicazione prevista dal predetto articolo 21, anche se le stesse sono di importo complessivo superiore a 10.000 euro.
Poiché la norma entrata in vigore il 13 dicembre 2014, deve ritenersi che eventuali violazioni commesse in vigenza della precedente formulazione che, per effetto delle modifiche, non siano pi da considerare illecito, in applicazione dellarticolo 3, comma 3, del D.lgs. 18 dicembre 1997, n. 472, non siano sanzionabili, salvo che il provvedimento di irrogazione sia divenuto gi definitivo.
13. RICHIESTA DI AUTORIZZAZIONE PER EFFETTUARE OPERAZIONI INTRACOMUNITARIE (ARTICOLO 22 DEL DECRETO)

Allart. 35 del d.P.R. n. 633 del 1972 sono state apportate alcune importanti modifiche finalizzate a consentire, ai soggetti che intendono operare in ambito comunitario, limmediata inclusione nella banca dati di cui allart. 17 del regolamento del Consiglio, del 7 ottobre 2010 (UE) n. 904/2010, le cui informazioni sono scambiate tra i Paesi aderenti mediante il Vat Information Exchange System (di seguito banca dati VIES).
In particolare, la nuova disposizione modifica lart. 35 del d.P.R. n. 633 del 1972, intervenendo sui commi 7-bis (sostituito), 7-ter (abrogato), 15-bis (integrato), 15-quater (abrogato).
Le predette modifiche vengono introdotte allo scopo di assicurare una maggiore conformit della disciplina IVA nazionale al diritto comunitario ed hanno leffetto di rispondere alle esigenze di maggiore speditezza del sistema, manifestate dagli operatori interessati ad effettuare scambi di beni e servizi con altri operatori dellUnione europea. Lart. 35, comma 2, lettera e-bis), del d.P.R. n. 633 del 1972 prevede che i soggetti interessati ad effettuare operazioni intracomunitarie, di cui al Titolo II, Capo II, del d.l. 30 agosto 1993, n. 331, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 ottobre 1993, n. 427, devono far risultare "la volont di effettuare dette operazioni nella dichiarazione di inizio di attivit ovvero in altra dichiarazione successiva.
Prima della modifica in commento, il comma 7-bis del medesimo articolo prevedeva che lUfficio competente potesse emettere un provvedimento di diniego ad effettuare tali operazioni, entro 30 giorni dalla relativa manifestazione di volont.
Nel predetto lasso di tempo, il contribuente non poteva porre in essere né cessioni o acquisti intracomunitari di beni né scambi di servizi intra UE. Tali operazioni potevano essere poste in essere soltanto a partire dallo scadere di tale termine se, a seguito del controllo preventivo, non fosse intervenuto il provvedimento di diniego.
Ne derivava che la soggettivit passiva dimposta poteva risultare limitata nel predetto periodo alle sole operazioni domestiche e a quelle intercorse con soggetti extra UE.
In seguito alla modifica normativa in commento, il soggetto passivo diversamente da quanto precedentemente disposto - ottiene liscrizione nella banca dati VIES gi al momento della attribuzione della partita IVA o, se la volont di effettuare operazioni intracomunitarie manifestata successivamente, al momento in cui manifesta tale volont.
Per i soggetti gi titolari di Partita IVA, la richiesta di inclusione nella banca dati VIES potr avvenire esclusivamente in modalit telematica, tramite i servizi on line disponibili sul sito dellAgenzia delle entrate, e linclusione nella stessa banca dati avr effetto immediato.
Per coloro invece che dichiarano di volere effettuare operazioni intracomunitarie (art. 35, comma 2, lett. e-bis) in sede di dichiarazione di inizio attivit, linclusione nella banca dati VIES avverr contestualmente allattribuzione ai medesimi soggetti della Partita IVA.
Il nuovo comma 7-bis dellart. 35 prevede, inoltre, una prima ragione di esclusione dei soggetti passivi dalla banca dati VIES.
Lesclusione pu, infatti, essere disposta nel caso in cui i predetti soggetti non abbiano presentato alcun elenco riepilogativo delle operazioni intracomunitarie per quattro trimestri consecutivi. In tal caso, la norma presume che gli stessi non intendano pi effettuare operazioni intracomunitarie e, pertanto, lUfficio, previo invio di apposita comunicazione allinteressato, procede allesclusione della relativa partita IVA dal VIES.
Al riguardo si ritiene che la verifica sui quattro trimestri consecutivi di mancata presentazione degli elenchi Intra operi dal momento di entrata in vigore della disposizione in argomento, essendo ininfluenti i trimestri antecedenti lentrata in vigore del decreto.
Pertanto, lAgenzia delle entrate proceder alla cancellazione dalla Banca dati VIES dei soggetti iscritti a partire dallanno successivo allentrata in vigore del decreto, inviando, a tal fine, unapposita comunicazione per assicurare al contribuente unadeguata informazione e consentire gli adempimenti conseguenti.
Per le medesime finalit, lesclusione avr effetto a decorrere dal sessantesimo giorno successivo alla data di spedizione della comunicazione da parte dellUfficio competente.
Pertanto, nel periodo intercorrente tra il ricevimento della comunicazione e la cancellazione, il contribuente interessato a conservare liscrizione potr rivolgersi allUfficio competente per le attivit di controllo ai fini dellIVA, al fine di superare la presunzione di cui al comma 7-bis dellart. 35 del d.P.R. n. 633/72, fornendo la documentazione di tutte le operazioni intracomunitarie effettuate nel predetto periodo dei quattro trimestri di riferimento previsto dalla norma, ovvero fornire adeguati elementi circa la operazioni intracomunitarie in corso o da effettuare. In alternativa il contribuente pu manifestare lintenzione di effettuare operazioni intracomunitarie.
Resta inteso che lufficio applicher, nel caso in cui ricorrano i relativi presupposti, le sanzioni previste dallart. 11, comma 4, del d. lgs. n. 471 del 1997. I soggetti esclusi, ove si manifesti successivamente lesigenza di effettuare operazioni intracomunitarie, potranno comunque nuovamente richiedere linclusione nella Banca dati VIES.
Per le operazioni effettuate in vigenza della precedente normativa, si ritiene applicabile il principio del favor rei, previsto dallart. 3, comma 2, del d. lgs del 18 dicembre 1997 n. 472, ai sensi del quale "salvo diversa previsione di legge, nessuno pu essere assoggettato a sanzioni per un fatto che, secondo una legge posteriore, non costituisce violazione punibile.

Per effetto di tale principio, non , pertanto, pi sanzionabile il comportamento posto in essere da un soggetto passivo che avesse effettuato operazioni intracomunitarie prima che fossero trascorsi i trenta giorni entro i quali, ai sensi del vecchio comma 7-bis, lUfficio avrebbe potuto emettere un provvedimento di diniego alliscrizione al VIES. In particolare, qualora il provvedimento di irrogazione delle sanzioni non sia divenuto definitivo, non saranno applicabili le sanzioni previste dallart. 6 del d. lgs 18 dicembre 1997 n. 471.

14. ELENCHI INTRASTAT SERVIZI (ARTICOLO 23)

Lart. 23 del decreto prevede che, con provvedimento dellAgenzia delle Dogane e dei Monopoli, di concerto con il Direttore dellAgenzia delle entrate e dintesa con lISTAT, da emanarsi, ai sensi dellart. 50, comma 6-ter, del d.l. 30 agosto 1993, n. 331, entro novanta giorni dallentrata in vigore del presente decreto, sono apportate modifiche al contenuto degli elenchi riepilogativi relativi alle prestazioni di servizi generiche - vale a dire alle prestazioni di servizi per le quali il presupposto territoriale si realizza nello Stato in cui stabilito il committente - rese a soggetti passivi stabiliti in un altro Stato membro dellUE e quelle da questi ultimi ricevute, diverse da quelle di cui agli artt. 7-quater e 7- quinquies del d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633.
Le modifiche in questione sono volte alla semplificazione del contenuto informativo delle specifiche sezioni dei modelli Intrastat (rispettivamente:INTRA1-quater, servizi resi registrati nel periodo, INTRA1-quinquies;rettifiche ai servizi resi indicati in sezioni 3 di periodi precedenti, INTRA2- quater; servizi ricevuti registrati nel periodo, INTRA2-quinquies rettifiche ai servizi ricevuti indicati in sezioni 3 di periodi precedenti) relative alle prestazioni di servizi rese o ricevute, il quale viene ridotto alle seguenti informazioni:
- Numeri didentificazione IVA delle controparti,
- Valore totale delle transazioni;
- Codice indicativo del tipo di prestazione resa o ricevuta;
- Paese di pagamento.
Conseguentemente, viene disposta labrogazione dellobbligo di fornire le altre informazioni, quali il numero e la data della fattura, le modalit di incasso o pagamento dei corrispettivi e di erogazione del servizio, non essendo le stesse essenziali ai fini di unanalisi del rischio.
In tal modo, gli obblighi informativi connessi alle prestazioni di servizio intracomunitarie vengono maggiormente adeguati agli standard degli altri Paesi europei.
Le nuove modalit di compilazione si rendono applicabili a partire dalla data che sar indicata dal Provvedimento.

15. TERMINI DI PRESENTAZIONE DELLA DENUNCIA DEI PREMI INCASSATI DAGLI OPERATORI ESTERI (ARTICOLO 24).

Lart. 24 del decreto introduce alcune modifiche allart. 4-bis della legge 29 ottobre 1961, n. 1216, che disciplina lapplicazione dellimposta sui premi per i contratti conclusi da imprese di assicurazione che operano in Italia in regime di libera prestazione di servizi.
In particolare, con la previsione recata dalla lettera a) dellart. 24 del decreto viene sostituito il comma 5 del citato art. 4-bis, che definisce il termine di presentazione della denuncia dei premi da parte del rappresentante fiscale delle imprese estere operanti sul territorio nazionale in regime di libera prestazione di servizi.
Nella nuova formulazione, il comma 5 del citato art. 4-bis prevede che "Il rappresentante fiscale deve presentare entro il 31 maggio di ciascun anno, con le modalit stabilite con provvedimento del Direttore dellAgenzia delle Entrate, la denuncia dei premi ed accessori incassati nellanno solare precedente, distinguendo i premi stessi per categoria e per aliquota applicabile.Si applicano al rappresentante fiscale le disposizioni dellarticolo 9.

Sulla base di tale disposizione, dunque, il rappresentante fiscale delle imprese estere deve procedere alla presentazione di una denuncia annuale (e non pi mensile) dei premi ed accessori incassati nellanno solare precedente, entro il 31 maggio di ciascun anno.
Analoga previsione stata, inoltre, inserita con riferimento alle imprese di assicurazione estere che non si avvalgono di un rappresentante fiscale. Anche tali soggetti, infatti, per effetto delle modifiche introdotte con la lettera b) dellart. 24 del decreto, al comma 6-bis dellart. 4-bis, sono tenuti alla presentazione di una denuncia annuale dei premi ed accessori incassati nellanno solare precedente, entro il 31 maggio di ciascun anno.
Tali modifiche sono state introdotte dal legislatore al fine di uniformare i termini di presentazione della denuncia dei premi incassati dagli assicuratori esteri, operanti in Italia in regime di libera prestazione di servizi, con quelli previsti per le imprese stabilite in Italia.
Per effetto del richiamo dellart. 9 della legge n. 1216 del 1961 che disciplina gli adempimenti dichiarativi e di versamento delle imprese di assicurazione, sono estese anche agli assicuratori esteri operanti in Italia in regime di libera prestazione di servizi alcune previsioni gi applicate per gli operatori nazionali.
Trattasi, in particolare, del comma 4 del citato art. 9, ai sensi del quale"Sulla base della denuncia l'ufficio del registro procede entro il 15 giugno alla liquidazione definitiva dell'imposta dovuta per l'anno precedente. L'ammontare del residuo debito o dell'eccedenza di imposta, eventualmente risultante dalla predetta liquidazione definitiva, deve essere computato nel primo versamento mensile successivo a quello della comunicazione della liquidazione da parte dell'ufficio del registro.

Poiché la denuncia da presentare entro il 31 maggio di ogni anno si riferisce ai premi ed accessori incassati nellanno solare precedente, si dellavviso che, per gli assicuratori esteri, il nuovo termine di presentazione della dichiarazione trovi applicazione in relazione ai premi ed accessori incassati a decorrere dal 1 gennaio 2015.
Pertanto, tali soggetti - qualora abbiano presentato tutte le denunce mensili per i premi incassati nel 2014 - presenteranno la prima dichiarazione annuale entro maggio 2016, relativamente ai premi ed accessori incassati nel 2015.
Diversamente i soggetti che non abbiano presentato tutte le denunce mensili per i premi incassati nel 2014 avranno lobbligo di presentare la predetta denuncia annuale al fine di veder liquidata limposta definitiva entro il 15 giugno e di poter computare leventuale debito/credito che residua entro il primo versamento mensile successivo a quello di comunicazione della liquidazione da parte dellAgenzia delle Entrate.
Resta, in ogni caso, fermo lobbligo di trasmettere entro il termine del 31 maggio 2015 la comunicazione degli importi annualmente versati alle province, distinti per contratto ed ente di destinazione, secondo quanto previsto dallart. 17, comma 4, del D.lgs. 6 maggio 2011, n. 68 e successive modificazioni ed integrazioni.
16. SANZIONI PER OMISSIONE O INESATTEZZA DATI STATISTICI DEGLI ELENCHI INTRASTAT (ARTICOLO 25)

Lart. 25 del decreto sostituisce il comma 5 dellart. 34 del d.l. 23 febbraio 1995, n. 41, convertito, con modificazioni dalla legge 22 marzo 1995, n. 85, in materia di sanzioni per omessa o inesatta comunicazione dei dati statistici degli elenchi INTRASTAT.
La novella normativa finalizzata a limitare e semplificare lonere comunicativo-statistico, nella considerazione che gli eventuali errori commessi in sede di adempimento comunicativo hanno natura formale, in quanto non idonei ad arrecare un danno erariale.
In particolare, lomissione o linesattezza dei dati statistici negli elenchi INTRASTAT punita, dallart. 11 del d.lgs. n. 322 del 1989, con la sanzione da 516,00 a 5.164,00 euro si applica alle sole imprese che rispondono ai requisiti indicati nei decreti del Presidente della Repubblica emanati annualmente, ai sensi dellart. 7, comma 1, del citato d.lgs. n. 322 del 1989.
Tale disposizione prevede, al comma 1, secondo periodo, che "() annualmente definita, in relazione alloggetto, ampiezza, finalit, destinatari e tecnica di indagine utilizzata per ciascuna rilevazione statistica, la tipologia di dati la cui mancata fornitura, per rilevanza, dimensione o significativit ai fini della rilevazione statistica, configura violazione dellobbligo di cui al presente comma.

In forza dellultimo decreto pubblicato, trattasi delle imprese che realizzano scambi commerciali con i paesi dellUnione europea per un ammontare pari o superiore a 750 mila euro, secondo quanto indicato nel d.P.R. 19 luglio 2013 (pubblicato nella GU-Serie Generale n. 201 del 28 agosto 2013). La norma in commento precisa, infine, che la sanzione prevista dal citato art. 11 del d.lgs. n. 322 del 1989 applicata una sola volta per ogni elenco INTRASTAT mensile inesatto o incompleto, a nulla rilevando il numero di transazioni mancanti o riportate in modo errato nello stesso.
CAPITOLO V: ELIMINAZIONE DI ADEMPIMENTI SUPERFLUI

17. ELIMINAZIONE DELLA RICHIESTA DI AUTORIZZAZIONE DELLAGENZIA DELLE ENTRATE (ARTICOLO 26)

Lart. 26 del decreto intervenuto sulla procedura che disciplina la deducibilit delle quote di ammortamento finanziario per le concessioni relative alla costruzione e allesercizio di opere pubbliche, di cui al comma 4 dellart. 104 del TUIR.
In particolare, la disposizione riduce gli adempimenti a carico dei soggetti operanti nei predetti settori, eliminando la previsione secondo cui la deduzione di quote di ammortamento, determinate in misura diversa da quella ordinaria (ossia, per quote costanti), doveva essere oggetto di un apposito decreto del Ministro delleconomia e delle finanze.
Per le imprese concessionarie di servizi pubblici, in relazione ai beni gratuitamente devolvibili al termine della concessione, che ne regola la costruzione e lesercizio (vale a dire su quei beni che limpresa ottiene in concessione da un ente pubblico con lobbligo di restituirli allente concedente al termine della durata della concessione), lart. 104, comma 1, del TUIR consente di dedurre quote di ammortamento finanziario in luogo delle ordinarie quote di ammortamento tecnico previste dagli artt. 102 e 103 del medesimo TUIR.
Lammortamento finanziario anzidetto deve essere calcolato, dunque, in quote costanti determinate dividendo il costo dei beni gratuitamente devolvibili (diminuito degli eventuali contributi del concedente) per il numero degli anni di durata della concessione, considerando tali anche le frazioni (cfr. comma 2, dellart. 104 del TUIR). Per le concessioni relative alla costruzione e allesercizio di opere pubbliche, il comma 4 dellart. 104, del TUIR, nella versione previgente, ammetteva la deduzione di quote di ammortamento finanziario "differenziate anziché costanti - da calcolare sullinvestimento complessivo realizzato in rapporto proporzionale alle quote previste nel piano economico finanziario della concessione - previa autorizzazione mediante un apposito decreto del Ministro delleconomia e delle finanze.
Si ricorda che tale decreto, a seguito dellistituzione delle Agenzie fiscali, stato surrogato da un provvedimento di autorizzazione emanato dal direttore dellAgenzia delle entrate.
In sintesi, le imprese operanti nel settore della costruzione e dellesercizio di opere pubbliche in concessione potevano ammortizzare il costo dei beni in uso in quote costanti oppure, previa autorizzazione, dedurre quote di ammortamento differenziate proporzionali alle quote previste nel piano economico finanziario della concessione.
Tale ultimo aspetto, quindi, imponeva lonere, ogni qual volta tali imprese provvedevano a rideterminare il proprio cd. piano economico finanziario, di richiedere la predetta autorizzazione.
Con la soppressione di parte del comma 4 dellart. 104 del TUIR, operata con lart. 26 del decreto, non pi richiesto ai predetti soggetti di adempiere alla descritta procedura.
Tale semplificazione, come precisato nella relazione al decreto, si fonda sulla "() rilevanza del piano economico finanziario, che risulta approvato dal concedente e costituisce parte integrante della concessione relativa alla costruzione e allesercizio di opere pubbliche. Nel previgente sistema, con il citato provvedimento del direttore, si autorizzava la deduzione di quote di ammortamento differenziate in rapporto proporzionale a quelle previste nel piano economico finanziario della concessione.
Pertanto, fermo restando il rispetto del principio di imputazione, di cui al comma 4 dellart. 109 del TUIR, il provvedimento del direttore poteva consentire la deduzione di quote differenziate in rapporto proporzionale a quelle individuate nel piano, sempreché proporzionali.
In conseguenza delleliminazione del citato provvedimento del direttore, si ritiene consentita la deduzione di quote di ammortamento secondo lo stesso criterio di proporzionalit adottato nel piano economico finanziario della concessione, nei limiti della quota imputata in bilancio.
La disposizione in commento trova applicazione a decorrere dal periodo dimposta in corso alla data di entrata in vigore del provvedimento in commento. Pertanto, per le imprese con periodo dimposta coincidente con lanno solare, si applica a decorrere dal 2014.
In altri termini, le imprese operanti nel settore della costruzione e dellesercizio di opere pubbliche in concessione che sottoscrivono una convenzione (oppure adeguano il loro piano economico finanziario) a partire dal periodo dimposta 2014 (per i soggetti con esercizio corrispondente allanno solare), avranno la possibilit di dedurre il costo dei beni in uso:
- secondo i coefficienti tabellari di cui al decreto 31 dicembre 1988 (art. 102 del TUIR);
- in misura corrispondente alla durata di utilizzazione prevista dal contratto o dalla legge (art. 103 del TUIR);
- in quote costanti (comma 1, art. 104 del TUIR);
- in quote differenziate, in rapporto proporzionale a quelle previste nel piano economico finanziario, senza la necessit di richiedere alcuna autorizzazione (comma 4, art. 104 del TUIR).
In considerazione del nuovo assetto normativo, per garantire la semplificazione degli adempimenti, si ritiene che per le medesime tipologie di imprese che hanno sottoscritto una convenzione (oppure hanno adeguato il loro piano economico finanziario) in periodi dimposta precedenti al 2014 (per i soggetti con esercizio corrispondente allanno solare) le quote indicate nel bilancio relativo allesercizio 2014 risultano deducibili secondo le modalit di cui ai punti precedenti, a prescindere dallesistenza o meno di provvedimento di autorizzazione dellAgenzia.
Diversamente, per le quote contabilizzate negli esercizi precedenti al 2014, in mancanza di autorizzazione, consentita esclusivamente la deduzione secondo quanto disposto al comma 1 dellart. 104 del TUIR (quote costanti).
In ultimo, alla luce dellevoluzione del sistema giuridico e fiscale avente ad oggetto il settore della costruzione e dellesercizio di opere pubbliche in concessione, appare opportuno fornire alcune precisazioni concernenti lultimo inciso del comma 4, dellart. 104 del TUIR in esame, in cui si prevede che le quote di ammortamento differenziato deducibili siano determinate "includendo nel costo ammortizzabile gli interessi passivi anche in deroga alle disposizioni del comma 1 dellarticolo 110.
Tale disposizione, derogando al comma 1 dellarticolo 110, garantiva che le modalit con cui si contabilizzavano in bilancio le quote di ammortamento, secondo quanto disposto dagli schemi di convenzione vigenti, fossero coerenti con la misura con cui le stesse potevano essere dedotte (previa autorizzazione).
Infatti, a fronte della previsione contenuta nella lettera b) del comma 1 dellart. 110 del TUIR per cui la capitalizzazione degli interessi passivi era consentita fino al momento di entrata in funzione del relativo bene, la citata deroga di cui al comma 4 dellart. 104 consentiva la capitalizzazione dei predetti oneri finanziari anche oltre il momento di entrata in funzione dei relativi beni, in linea con quanto eventualmente previsto dagli schemi di convenzione allepoca vigenti.
Sotto il profilo giuridico, le modifiche apportate con le disposizioni di cui allart. 2, commi 82-90, del decreto legge 3 ottobre 2006, n. 262 (convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2006, n. 286), come ulteriormente modificato dallart. 1, comma 1030, della legge finanziaria 2007 (n. 296/2006), hanno introdotto un nuovo schema unico di convenzione che non prevede alcuna regola specifica in merito alle modalit con cui devono essere capitalizzati gli oneri finanziari. Pertanto, limputazione degli oneri finanziari risulta orientata esclusivamente dalla corretta applicazione delle regole contabili adottate in bilancio (principi contabili nazionali ed internazionali).
In tale nuovo contesto, lapplicazione della deroga contenuta nel comma 4 dellart. 104 del TUIR imporrebbe alle sole imprese che si occupano della costruzione e dellesercizio di opere pubbliche in concessione di considerare un costo fiscale dei beni gratuitamente devolvibili diverso rispetto al valore iscritto in bilancio, determinando, conseguentemente, un disallineamento fra valori contabili e fiscali.
Pertanto, si ritiene necessario superare il dato letterale dellultimo inciso del comma 4 dellart. 104 del TUIR in quanto la deroga allarticolo 110, non rispondendo alla sua funzione originaria, risulterebbe incoerente con la ratio della norma in commento, ossia quella di garantire lallineamento tra il trattamento contabile, derivante dalla convenzione, e le regole di deducibilit fiscale. Va da sé che, qualora i contribuenti avessero adottato un comportamento difforme rispetto a quello appena indicato non si ritengono applicabili le sanzioni a causa dellesistenza di obiettive condizioni di incertezza.

 

 

18. RITENUTE SU AGENTI - COMUNICAZIONE DI AVVALERSI DI DIPENDENTI O TERZI (ARTICOLO 27)

Lart. 25-bis, primo comma, del d.P.R. n. 600 del 1973 prevede lapplicazione di una ritenuta a titolo dacconto dellIRPEF o dellIRES dovuta dai percipienti allatto del pagamento delle provvigioni comunque denominate per le prestazioni anche occasionali inerenti a rapporti di commissione, di agenzia, di mediazione, di rappresentanza di commercio e di procacciamento di affari, salve le eccezioni previste nellarticolo medesimo.
Per espressa previsione del secondo comma, la base imponibile della ritenuta pari al cinquanta per cento dellammontare delle provvigioni. Se i percipienti dichiarano ai loro committenti, preponenti o mandanti che, nellesercizio della loro attivit, si avvalgono in via continuativa dellopera di dipendenti o di terzi, la ritenuta pari al venti per cento dellammontare delle provvigioni stesse.
Lattuale disciplina della dichiarazione, cui subordinata lapplicazione della ritenuta sul 20 per cento della provvigione, dettata dal D.M. 16 aprile 1983, previsto dal settimo comma dellart. 25-bis. Al riguardo, si evidenzia che lart. 3 del DM. 16 aprile 1983 prevede, tra le altre cose, che:
- la dichiarazione debba essere spedita al committente, preponente o mandante, per ciascun anno solare, entro il 31 dicembre dell'anno precedente mediante lettera raccomandata con avviso di ricevimento (primo comma);
- se le condizioni previste per la riduzione al venti per cento della base imponibile della ritenuta si verificano in corso danno, la relativa dichiarazione deve essere presentata non oltre quindici giorni da quello in cui le condizioni stesse si sono verificate. Entro lo stesso termine devono essere dichiarate le variazioni in corso danno che fanno venire meno le predette condizioni (secondo comma);
- se per l'anno o frazione di anno in cui ha inizio l'attivit il percipiente, presumendo il verificarsi delle relative condizioni, intende avvalersi della riduzione al venti per cento della base imponibile delle ritenute, deve farne dichiarazione non oltre i quindici giorni successivi alla stipula dei contratti, o accordi, di commissione, di agenzia, di rappresentanza di commercio e di procacciamento daffari o alla eseguita mediazione (terzo comma).
In tale contesto, lart. 27 del decreto sostituisce il settimo comma dellart. 25-bis in esame, stabilendo che il decreto di attuazione dovr prevedere che la dichiarazione:
- possa essere trasmessa anche tramite posta elettronica certificata (secondo periodo);
- non possa avere limiti di tempo e sar valida fino a revoca ovvero fino alla perdita dei requisiti da parte del contribuente (terzo periodo).
Sebbene lattuazione dellart. 27 del decreto sia demandata a un decreto ministeriale di attuazione, si ritiene che nelle more delladozione del decreto di attuazione e coerentemente con le finalit di semplificazione della legge delega sia possibile la trasmissione della dichiarazione prevista dal D.M. 16 aprile 1983 anche tramite posta elettronica certificata, rispettando comunque i termini ivi previsti.
La dichiarazione, trasmessa con raccomandata con avviso di ricevimento o mediante posta elettronica certificata, conserver validit al fini dellapplicazione della ritenuta sul venti per cento dellammontare delle provvigioni anche oltre lanno cui si riferisce. In altri termini, le dichiarazioni inviate dallagente e dalle altre figure previste dallart. 25-bis entro il 31 dicembre 2013 o entro i 15 giorni successivi al verificarsi dei presupposti, oppure ancora entro i 15 giorni successivi alla stipula dei contratti o alla esecuzione della mediazione conservano validit fino alla perdita dei requisiti. Pertanto, in tali casi, nel presupposto del mantenimento dei requisiti previsti dal D.M. 16 aprile 1983, non dovr essere nuovamente inviata la dichiarazione entro il 31 dicembre 2014. Rimane fermo lobbligo di dichiarare con le medesime modalit il venire meno delle predette condizioni entro 15 giorni dalla data in cui si verificano.
Sono salve in ogni caso le prescrizioni che saranno stabilite dal nuovo decreto di attuazione dellart. 27 del decreto. Per quanto concerne le sanzioni, lultimo periodo del settimo comma dellart. 25-bis del d.P.R. n. 600 del 1973, come sostituito dallart. 27 in esame, prevede che "Lomissione della comunicazione relativa alle variazioni che comportano il venir meno delle predette condizioni comporta lapplicazione delle sanzioni previste dallarticolo 11, del decreto legislativo 18 dicembre1997, n. 471, e successive modificazioni.

La disposizione sostituita prevedeva che "In caso di dichiarazione non veritiera si applica la pena pecuniaria da due a tre volte la maggiore ritenuta che avrebbe dovuto essere effettuata.
Nella relazione illustrativa al decreto specificato che lomessa comunicazione comporta lapplicazione della sanzione amministrativa da 258 a 2.065 euro. Si tratta della sanzione amministrativa prevista dallart. 11, comma 1, lett. a), del d.lgs. n. 471 del 1997 per la "omissione di ogni comunicazione prescritta dalla legge tributaria anche se non richiesta dagli uffici o dalla Guardia di finanza al contribuente o a terzi nell'esercizio dei poteri di verifica ed accertamento in materia di imposte dirette e di imposta sul valore aggiunto o invio di tali comunicazioni con dati incompleti o non veritieri.

Al riguardo, considerato che uneventuale dichiarazione non veritiera circa la sussistenza dei presupposti per lapplicazione della ritenuta in misura ridotta ha i medesimi effetti dellomessa comunicazione del venir meno dei presupposti stessi, e rilevato che la riportata lett. a) del comma 1 dellart. 11 del d.lgs. n. 471 del 1997 prevede lapplicazione della sanzione amministrativa anche in caso di "invio di tali comunicazioni con dati incompleti o non veritieri, si ritiene che tale sanzione sia applicabile anche nel caso in cui la dichiarazione dellagente o delle altre figure previste sia incompleta o non veritiera.
In applicazione dellart. 3, comma 3, del d.lgs. n. 472 del 1997 per le dichiarazioni non veritiere inviate prima dellentrata in vigore del decreto si applica, se pi favorevole, la sanzione amministrativa prevista dal settimo comma dellart. 25-bis del d.P.R. n. 600 del 1973, come sostituito dallart. 27 del decreto, salvo che il provvedimento di irrogazione della pena pecuniaria sia divenuto definitivo.

 

19. COORDINAMENTO, RAZIONALIZZAZIONE E SEMPLIFICAZIONE DI DISPOSIZIONI IN MATERIA DI OBBLIGHI TRIBUTARI (ARTICOLO 28)

 

19.1 ABROGAZIONE DELLA SOLIDARIET PASSIVA IN MATERIA DI APPALTI

Con lart. 28 del decreto si inteso superare, nellambito della razionalizzazione e semplificazione delle disposizioni in materia di obblighi tributari, la disciplina relativa alla responsabilit solidale nellambito degli appalti di opere o di servizi prevista dallart. 35, commi da 28 a 28-ter, del d.l. 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248 relativa alle ritenute fiscali sui redditi di lavoro dipendente.
Gi lart. 50, comma 1, del d.l. n. 69 del 2013 (cd. decreto del "fare) aveva escluso lIVA dallambito oggettivo di applicazione della disciplina, sia con riferimento al rapporto che intercorre tra il committente e lappaltatore, sia riguardo agli eventuali rapporti di subappalto.
A seguito di tali modifiche, pertanto, sulla base della disciplina previgente rimaneva la responsabilit solidale dellappaltatore per il versamento allErario delle ritenute fiscali sui redditi di lavoro dipendente dovute dal subappaltatore in relazione ai dipendenti impiegati nellambito del contratto di subappalto.
Nel rapporto tra committente ed appaltatore, la norma prevedeva, in luogo della responsabilit solidale, lapplicazione di una sanzione da 5.000,00 a 200.000,00 euro, qualora il committente avesse pagato il corrispettivo del contratto di appalto senza aver ottenuto idonea documentazione circa la correttezza del versamento allErario delle ritenute fiscali sui redditi di lavoro dipendente dovute dallappaltatore e dal subappaltatore.
Tale disposizione ha destato molte criticit in capo ai soggetti operanti nellambito degli appalti, per i quali erano previsti adempimenti complessi, con rischi reali di blocco dei pagamenti tra i soggetti coinvolti nella filiera degli appalti.
Nellincertezza della prova, infatti, taluni committenti/appaltatori hanno sospeso i pagamenti a favore di appaltatori/subappaltatori, aggravando cos la situazione in cui si trovano le imprese, gi molto colpite e messe in difficolt dalla stretta creditizia e dalla recessione economica.
Tale effetto apparso, peraltro, in netto contrasto con le finalit della Direttiva europea n. 7 del 2011, contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali, recepita nel nostro ordinamento con il d.lgs. n. 192 del 2012.
Tanto premesso, con il comma 1 della novella normativa in esame stata disposta labrogazione del richiamato art. 35, commi da 28 a 28-ter, del d.l n. 223 del 2006, ossia degli adempimenti amministrativi sopra richiamati. Tuttavia, al fine di contrastare il fenomeno dellevasione fiscale nellambito degli appalti, stata prevista una corrispondente modifica allart. 29, comma 2, del d.lgs. 10 settembre 2003, n. 276 (cd. legge Biagi), che prevede, in materia di appalti di opere o di servizi, una responsabilit solidale del committente imprenditore o datore di lavoro con lappaltatore ed eventuali subappaltatori per la corresponsione ai lavoratori dei trattamenti retributivi, nonché dei contributi previdenziali e assicurativi dovuti in relazione al periodo di esecuzione del contratto di appalto.
In particolare, nella parte in cui viene previsto che il committente, che abbia eseguito il pagamento dei trattamenti retributivi dei lavoratori, pu esercitare lazione di regresso nei confronti del coobbligato, stato inserito lobbligo, per il committente, di assolvere, ove previsto, gli adempimenti del sostituto dimposta, ai sensi delle disposizioni contenute nel DPR 29 settembre 1973, n. 600. Tale previsione ha natura confermativa di un principio di carattere generale, gi risultante dallapplicazione delle ordinarie disposizioni in materia di sostituzione dimposta previste dal citato dPR n. 600 del 1973 (cfr., ad esempio, la risoluzione n. 481/E del 2008 per la sussistenza dellobbligo per il committente di assolvere gli adempimenti del sostituto dimposta in relazione ai pagamenti effettuati ai dipendenti dellappaltatore anche a seguito delle azioni proposte ai sensi dellarticolo 1676 del codice civile).
Con la stessa finalit, nel successivo comma 3 dellarticolo in commento, stato introdotto lobbligo per lINPS di comunicare allAgenzia delle entrate, con cadenza mensile, i dati relativi alle aziende, gestite dallo stesso Istituto previdenziale, nonché le posizioni contributive dei relativi dipendenti.
In attuazione del principio di legalit, di cui allarticolo 3 del D.Lgs. n. 472 del 1997 (c.d. favor rei), non trova applicazione la sanzione amministrativa pecuniaria (da euro 5.000 a euro 200.000) posta a carico del committente per le violazioni commesse prima del 13 dicembre 2014 e non ancora definitive alla medesima data.
Il medesimo principio non trova applicazione in relazione alla responsabilit solidale prevista in capo allappaltatore per violazioni commesse dal subappaltatore entro la data di entrata in vigore della disposizione in esame, posto che il principio del favor rei trova applicazione con esclusivo riferimento alle fattispecie sanzionatorie rimanendo, per contro, regolata dal principio generale della successione delle leggi nel tempo (c.d. tempus regit actum) ed, in particolare, dal principio dirretroattivit, lapplicazione della norma precettiva, tra cui va annoverata quella costitutiva della responsabilit per limposta.

 

19.2 ESTINZIONE DELLA SOCIET E RESPONSABILIT DEI LIQUIDATORI

Sempre nellambito della semplificazione fiscale, il comma 4 dellart. 28 del decreto stabilisce che ai soli fini della liquidazione, accertamento e riscossione dei tributi e contributi, sanzioni e interessi lestinzione della societ,
disciplinata dallart. 2495 del codice civile, produce effetto trascorsi cinque anni dalla richiesta di cancellazione dal Registro delle imprese. Trattandosi di norma procedurale, si ritiene che la stessa trova applicazione anche per attivit di controllo fiscale riferite a societ che hanno gi chiesto la cancellazione dal registro delle imprese o gi cancellate dallo stesso registro prima della data di entrata in vigore del decreto in commento. Il comma 5 modifica lart. 36 del d.P.R. n. 602 del 1973 relativo alla responsabilit ed obblighi degli amministratori, liquidatori e soci al fine di una pi compiuta tutela del credito erariale. In particolare, la disposizione in esame prevede una diretta responsabilit dei liquidatori delle societ che hanno distribuito utili ai soci in violazione dellobbligo di rispettare il grado di privilegio dei crediti relativi allanno di liquidazione oppure ad anni precedenti, salvo prova contraria.
In sostanza, laddove i liquidatori non riescano a dimostrare di aver assolto tutti gli oneri tributari, comprese le ritenute dei lavoratori dipendenti, prima dellassegnazione dei beni ai soci, ovvero di non aver estinto con precedenza crediti di rango inferiore in danno di quelli tributari, gli stessi rispondono in proprio del versamento dei tributi dovuti dalla societ estinta, nei limiti dei crediti di imposta che avrebbero trovato capienza in sede di graduazione dei crediti. Quindi, rispetto alla precedente formulazione, lonere probatorio traslato sul liquidatore (inversione dellonere della prova).
La responsabilit dei soci ed amministratori, invece gi prevista nei limiti delle somme e/o dei beni ricevuti nel corso della liquidazione o nel corso degli ultimi due periodi di imposta anteriori alla messa in liquidazione, fatte salve ulteriori responsabilit parametrata al valore dei beni sociali ricevuti, che si presume, salva prova contraria, proporzionalmente equivalente alla quota di capitale detenuta dal socio o associato.
Il comma 6 dellart. 28 del decreto dispone, poi, che dalle disposizioni contenute nei precedenti commi 4 e 5 non discendono, per i contribuenti, obblighi dichiarativi nuovi o diversi rispetto a quelli vigenti.
Da ultimo, il comma 7 modifica lart. 19, comma 1, del d.lgs. n. 46 del 1999, che individua le disposizioni del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 602 recante la disciplina in materia di riscossione che si applicano alle sole imposte sui redditi.
In particolare, viene eliminato il riferimento, ivi previsto, allart. 36 del citato d.P.R. n. 602 del 1973, avente ad oggetto la responsabilit e gli obblighi degli amministratori, dei liquidatori e dei soci dei soggetti IRES per le imposte dovute per il periodo della liquidazione e per quelli anteriori, con la conseguenza che il regime di responsabilit avr ad oggetto tutte le imposte e non pi solo le imposte dirette.

 

CAPITOLO VI: SEMPLIFICAZIONI E COORDINAMENTI NORMATIVI

 

20. MODIFICA AL REGIME DI DETRAZIONE FORFETARIO DELLE SPONSORIZZAZIONI DI CUI ALLART. 74, SESTO COMMA, DEL DPR N. 633 DEL 1972 (ARTICOLO 29)

Lart. 29 del decreto, rubricato "Detrazione forfetaria per prestazioni di sponsorizzazione, modifica la disciplina della detrazione IVA relativa alle prestazioni di sponsorizzazione prevista nellambito del regime forfetario recato dallart. 74, sesto comma, del d.P.R. n. 633 del 1972.
Il citato regime forfetario IVA stabilisce, in via generale, la forfetizzazione della detrazione nella misura del 50 per cento dellimposta relativa alle operazioni imponibili.
Per le cessioni e concessioni di diritti di ripresa televisiva e trasmissione radiofonica prevista, invece, una percentuale ridotta di detrazione forfetizzata pari a un terzo.
Anteriormente alle modifica introdotta dallart. 29 del decreto, una specifica percentuale di detrazione forfetizzata era stabilita anche per le operazioni di sponsorizzazione nella misura pari al 10 per cento.
La modifica normativa apportata dal citato art. 29, avendo eliminato, nella disposizione di cui allart. 74, sesto comma, del d.P.R. n. 633 del 1972, il riferimento alle prestazioni di sponsorizzazione e alla relativa percentuale di detrazione forfetizzata del 10 per cento, ha cos ricondotto le medesime nella regola generale della forfetizzazione della detrazione nella misura del 50 per cento.
Tale modifica - intervenendo solo sulla disciplina della forfetizzazione per le prestazioni di sponsorizzazione - ha lasciato inalterate le altre previsioni contenute nellart. 74, sesto comma, del d.PR n. 633 del 1972, sia relativamente ai soggetti destinatari del regime, sia con riguardo alle diverse modalit applicative che tale regime presenta rispetto alle differenti categorie di soggetti beneficiari.
Si ricorda, infatti, che il regime forfettario IVA di cui trattasi riservato, per espressa previsione normativa, ai soggetti che organizzano attivit di intrattenimento di cui alla tariffa allegata al dPR n. 640 del 1972 ed esteso, ai sensi dellart. 9 del dPR n. 544 del 1999, anche agli enti che esercitano lopzione per lapplicazione delle disposizioni agevolative di cui alla legge n. 398 del 1991. In particolare, sono ammessi allesercizio dellopzione per le disposizioni di favore di cui alla legge n. 398 del 1991 e, quindi, in presenza di tale opzione, applicano il regime forfetario IVA, i seguenti soggetti:
  • le associazioni e le societ sportive dilettantistiche (v. art. 1 della legge n. 398 del 1991 e art. 90, comma 1, della legge n. 289 del 2002);
  • le associazioni senza fini di lurco e pro loco (v. art. 9-bis del D.l. 30 dicembre 1991, n. 417, convertito con modificazioni dalla legge 6 febbraio 1992, n. 66);
  • le associazioni bandistiche e cori amatoriali, filodrammatiche, di musica e danza popolare, legalmente costituite senza fini di lucro (v. art. 2, comma 31, della legge 24 dicembre 2003, n. 350).
Il regime forfetario IVA presenta un differente ambito applicativo a seconda che lo stesso venga adottato dagli enti con opzione per le disposizioni di cui alla legge n. 398 del 1991 ovvero dagli esercenti attivit di intrattenimento.

 

20.1 ENTI CON OPZIONE PER LE DISPOSIZIONI DI CUI ALLA LEGGE N. 398 DEL 1991

Tali soggetti applicano il regime forfetario IVA, in relazione a tutti i proventi (derivanti anche da attivit diverse da quelle di intrattenimento) conseguiti nellesercizio di attivit commerciali connesse con gli scopi istituzionali (cfr. circolare n. 165/E del 2000, par. 3.3) e, quindi, in relazione anche ai proventi relativi a prestazioni di pubblicit.
Per tali proventi lAmministrazione finanziaria ha chiarito (cfr. Circolari n. 165 del 2000, par. 3.1, e n. 21 del 22 aprile 2003, par. 3.1.2) che, in assenza di una specifica previsione nellambito della disposizione di cui allart. 74, sesto comma, del DPR n. 633 del 1972, gli stessi godono della detrazione del 50 per cento stabilita in via generale dalla stessa disposizione.
Pertanto, prima della modifica introdotta dallart. 29 del decreto, gli enti in parola applicavano la forfetizzazione della detrazione IVA distinguendo le prestazioni di pubblicit (detrazione forfetizzata del 50 per cento) da quelle di sponsorizzazione (detrazione forfetizzata del 10 per cento).
Nei settori di operativit di tali soggetti (in particolare, nel settore dello sport dilettantistico) si sono manifestate incertezze applicative ed oggettive difficolt nel distinguere le prestazioni di pubblicit e le prestazioni di sponsorizzazione, sia in ragione delle particolari modalit promozionali con cui vengono rese nel contesto delle attivit e degli eventi istituzionali (ad es. sportivi), sia in ragione del contenuto degli atti negoziali adottati dalle parti.
Come chiarito dalla relazione illustrativa allart. 29 del decreto, la previsione di ununica percentuale (50 per cento) di detrazione forfetaria per le operazioni di sponsorizzazione e di pubblicit, stata adottata proprio con particolare riferimento ai soggetti che optano per il regime di cui alla legge n. 398 del 1991, in unottica di semplificazione e di riduzione delle sopra evidenziate incertezze applicative causate dalla distinzione tra pubblicit e sponsorizzazione.
A seguito della modifica introdotta dallart. 29 del decreto, pertanto, per gli enti in argomento la distinzione tra le prestazioni di pubblicit e quelle di sponsorizzazione non pi necessaria, in quanto la percentuale di detrazione forfettizzata uniformata nella misura del 50 per cento.

 

20.2 ENTI ESERCENTI ATTIVIT DI INTRATTENIMENTO

Per i soggetti che esercitano attivit di intrattenimento, invece, il regime forfetario IVA trova applicazione solo per i proventi che concorrono a formare la base imponibile dellimposta sugli intrattenimenti (ISI), mentre, per i proventi non soggetti ad ISI, lIVA si applica secondo i criteri ordinari (cfr. circolare n. 165/E del 7 settembre 2000, par. 3.1).
In particolare, rientrano tra i proventi non soggetti ad ISI quelli derivanti da prestazioni pubblicitarie (cfr. Circolare n. 165/E del 2000, par. 3.1); i proventi derivanti dalle sponsorizzazioni, invece, concorrono alla formazione della base imponibile ISI e, quindi, sono assoggettati allapplicazione del regime forfetario IVA (cfr art. 3, comma 2, lettera c), del dPR n. 640 del 1972).
Pertanto, a seguito della modifica introdotta dallart. 29 del decreto, i citati soggetti applicano la forfettizzazione della detrazione nella misura del 50 per cento alle sole prestazioni di sponsorizzazione.
Gli stessi soggetti, tuttavia, anche dopo la modifica introdotta dallart. 29 del decreto, continuano ad assoggettare le prestazioni pubblicitarie alle regole ordinarie di detrazione dellIVA di cui agli artt. 19 e ss. del dPR n. 633 del 1972.

 

21. ADEGUAMENTO DEL VALORE DI RIFERIMENTO DEGLI OMAGGI ALLA DISCIPLINA DELLE IMPOSTE SUI REDDITI (ARTICOLO 30)

Lart. 30 del decreto ha la finalit di creare un maggiore coordinamento, in materia di spese di rappresentanza, tra la disciplina delle imposte sul reddito e la disciplina IVA.
Il legislatore, in particolare, adotta, anche ai fini dellimposta sul valore aggiunto, il limite di 50 euro gi previsto (sin dal 1 gennaio 2008) ai fini della deducibilit dal reddito dimpresa dei costi sostenuti per le spese di rappresentanza dallart. 108, comma 2, del TUIR. Detto articolo dispone, infatti, che "() Le spese di rappresentanza sono deducibili nel periodo d'imposta di sostenimento se rispondenti ai requisiti di inerenza e congruit stabiliti con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, anche in funzione della natura e della destinazione delle stesse, del volume dei ricavi dell'attivit caratteristica dell'impresa e dell'attivit internazionale dell'impresa. Sono comunque deducibili le spese relative a beni distribuiti gratuitamente di valore unitario non superiore a euro 50.
Lart. 30 del decreto eleva da 25,82 a 50 euro limporto utilizzato quale riferimento sia per lesclusione dallambito di applicazione dellimposta delle cessioni gratuite di beni e servizi, sia ai fini della detrazione dellimposta afferente le spese di rappresentanza.
La disposizione, in particolare, interessa tre articoli del d.P.R. n. 633 del 1972.
In primo luogo, grazie alla modifica dellart. 2, secondo comma, numero 4), del d.P.R. n. 633 del 1972, si considera fuori del campo di applicazione dellimposta la cessione gratuita di beni, la cui produzione o il cui commercio non rientra nellattivit propria dellimpresa, il cui costo unitario sia uguale o inferiore a 50 euro (risultando, quindi, superato il precedente limite di 25,82 euro).
In secondo luogo, in forza della modifica recata allart. 3, terzo comma, primo periodo, del d.P.R. n. 633/1972, si considerano fuori del campo di applicazione dellimposta le prestazioni di servizi il cui valore sia inferiore o uguale a 50 euro, anche se effettuate per luso personale o familiare dellimprenditore, ovvero a titolo gratuito per altre finalit estranee allesercizio dellimpresa.
Rende, infine, pi omogeneo il quadro normativo, lintervento del legislatore sul comma 1 dellart. 19-bis1 del d.P.R. n. 633/1972, la cui lettera h) dispone in seguito alle modifiche che "non ammessa in detrazione limposta relativa alle spese di rappresentanza, come definite ai fini delle imposte sul reddito, tranne quelle sostenute per lacquisto di beni di costo unitario non superiore a euro cinquanta.
Il Decreto del 19 novembre 2008 del Ministro dellEconomia e Finanze, con cui sono state fornite le disposizioni attuative dell'art. 108, comma 2, del TUIR, resta il riferimento per determinare, anche ai fini IVA, quali siano le spese che debbono essere considerate "di rappresentanza, con conseguente indetraibilit dellimposta sul valore aggiunto ad esse relativa.
Tuttavia, in seguito alle modifiche in esame, limporto di 50 euro diviene la soglia massima comune sia ai fini della deducibilit dal reddito di impresa del costo sostenuto per lacquisto di beni distribuiti gratuitamente, sia al fine di individuare lIVA detraibile relativa a tali beni.
Le disposizioni sopra commentate si applicano alle operazioni effettuate a partire dalla data di entrata in vigore del decreto.

 

22. RETTIFICA IVA CREDITI NON RISCOSSI (ARTICOLO 31)

Lart. 31 del decreto ha esteso la portata applicativa dellart. 26, secondo comma, del d.P.R. n. 633 del 1972, disciplinante le fatture rettificative (c.d. "note di variazione in diminuzione), ossia le note che i cedenti/prestatori hanno facolt di emettere ogni qual volta lammontare imponibile o limposta di unoperazione gi registrata si riduca in conseguenza di eventi patologici (dichiarazione di nullit, annullamento, revoca, risoluzione, rescissione e simili, mancato pagamento in tutto o in parte a causa di procedure concorsuali o di procedure esecutive rimaste infruttuose), nonché in conseguenza dellapplicazione di abbuoni o sconti previsti contrattualmente.
In particolare, il Legislatore ha espressamente attribuito rilievo al mancato pagamento derivante da procedure che, sebbene disciplinate dalla legge fallimentare, non hanno pienamente natura concorsuale, basandosi su un accordo/piano di ristrutturazione del debito che non presuppone lo stato dinsolvenza, ma serve ad evitarlo.
Prima delle modifiche, in considerazione del contenuto tendenzialmente pattizio delle procedure in esame, la nota di variazione non poteva essere emessa oltre lanno dalla data di effettuazione delloperazione, stante il disposto dellart. 26, terzo comma, del d.P.R. n. 633 del 1972.
Allo stato attuale, invece, le note di variazione possono essere emesse senza limiti temporali salvo il termine per esercitare il corrispondente diritto di detrazione "a seguito di un accordo di ristrutturazione dei debiti omologato ai sensi dellarticolo 182-bis del Regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, ovvero di un piano attestato ai sensi dellarticolo 67, terzo comma, lettera d), del Regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, pubblicato nel registro delle imprese.

Come emerge dalla relazione illustrativa alla modifica normativa de qua, la stessa ha inteso allineare la disciplina attualmente in vigore della deducibilit delle perdite su crediti, con riferimento alle imposte sui redditi (cfr. lart. 101 del TUIR), e la disciplina IVA prevista dal citato art. 26, attribuendo autonoma rilevanza alla rideterminazione dei crediti generata da tali particolari procedure.
Dunque, a seguito della stipula di un accordo di ristrutturazione dei debiti omologato ai sensi dellart. 182-bis, ovvero di un piano attestato ex art. 67, comma 3, lettera d), l. fall., pubblicato nel registro delle imprese, oltre alla possibilit di dedurre le perdite su crediti ai fini della determinazione del reddito dimpresa, il fornitore/prestatore che ha emesso una fattura in relazione ad operazioni successivamente falcidiate per effetto dellomologazione, potr ora recuperare lIVA originariamente versata allErario al momento di effettuazione della fornitura/servizio anche oltre il termine delloperazione originaria.

 

23. REGIME FISCALE DEI BENI SEQUESTRATI (ARTICOLO 32)

Lart. 32 del decreto riformula il comma 3-bis dellart. 51 del d.lgs. 6 settembre 2011, n. 159 [c.d. "Codice delle leggi antimafia], aggiunto dallart. 1, comma 189, lett. d), n. 2), della legge 24 dicembre 2012, n. 228 [c.d. legge di stabilit per il 2013], con il quale viene definito un regime fiscale speciale per i beni immobili oggetto dei provvedimenti di sequestro e confisca non definitiva.
La modifica in esame volta a meglio delimitare lambito di applicazione del suddetto regime fiscale, finalizzato ad evitare che lamministrazione giudiziaria anticipi il versamento di somme in una fase del procedimento di prevenzione in cui non ancora chiara la destinazione finale dellimmobile che stato appreso (devoluzione allo Stato o restituzione al soggetto proposto).
In particolare, il comma 3-bis, nella precedente formulazione, prevedeva, a far data dal 1 gennaio 2013, unesenzione da imposte, tasse e tributi dovuti in relazione ai beni immobili oggetto dei provvedimenti di prevenzione. Esenzione, comunque, temporanea dal momento che, in caso di restituzione dei suddetti beni al soggetto sottoposto alla misura cautelare, era prevista la liquidazione, in capo a questultimo, di quanto dovuto per il periodo di durata dellamministrazione giudiziaria.
Per effetto della nuova formulazione, a decorrere dal 1 gennaio 2014, in luogo della "esenzione disposta la "sospensione del versamento da imposte, tasse e tributi il cui presupposto impositivo consista nella titolarit del diritto di propriet o nel possesso di un bene immobile. Si tratta, ad esempio, dellIMU imposta municipale propria (quale componente della IUC imposta unica comunale) che ha per presupposto, ai sensi dellart. 8, comma 2, del D.lgs. 14 marzo 2011, n. 23 [c.d. "Federalismo Fiscale Municipale], il possesso di immobili diversi dallabitazione principale; oppure dellIVIE imposta sul valore degli immobili situati allestero dovuta, in base allart. 19, comma 13, del D.L. 6 dicembre 2011, n. 201 [c.d. "Decreto Monti], convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, dal proprietario dellimmobile ovvero dal titolare di altro diritto reale sullo stesso. Essendo la "sospensione limitata al "versamento, ne consegue che, anche con riguardo ai beni immobili, non viene meno, in capo allamministratore giudiziario, lobbligo di adempiere agli ulteriori oneri fiscali, compresi quelli dichiarativi, durante la vigenza dei provvedimenti di sequestro e confisca non definitiva. Ai sensi del secondo periodo del novellato comma 3-bis, non risulta, invece, dovuto, perché oggetto di esenzione espressa, il versamento delle imposte di registro, ipo-catastale e di bollo qualora gli atti ed i contratti posti in essere durante il periodo di durata dellamministrazione giudiziaria abbiano ad oggetto i beni immobili la cui propriet o il cui possesso costituiscano presupposto impositivo di imposte, tasse e tributi.
Quanto al reddito prodotto dai beni immobili oggetto dei provvedimenti di sequestro e confisca non definitiva, il terzo periodo del novellato comma 3-bis dispone espressamente lirrilevanza dello stesso, ai fini della determinazione complessiva delle imposte sui redditi, qualora sia determinato secondo le regole del reddito fondiario. In particolare, per effetto della nuova formulazione della disposizione de qua, disposto che non concorrono alla formazione del reddito imponibile i redditi prodotti dai beni immobili situati nel territorio dello Stato e dai beni immobili situati allestero, anche se locati, quando determinati secondo le disposizioni del capo II del titolo I ("Redditi fondiari) e dellart. 70 ("Redditi di natura fondiaria) del TUIR. disposto, inoltre, che i medesimi redditi non rilevano anche nellipotesi di cui allart. 90, comma 1, quarto e quinto periodo ("Proventi immobiliari) del TUIR. Da tale "irrilevanza discende che il reddito prodotto dai richiamati beni non concorre alla determinazione del reddito imponibile. Nondimeno lo stesso deve, comunque, essere esposto in dichiarazione dei redditi, al fine di consentire allAmministrazione finanziaria la liquidazione dellimposta dovuta in caso di revoca della misura cautelare.
Resta, invece, confermata, rispetto alla precedente formulazione, la previsione di cui allultimo periodo del comma 3-bis, secondo cui nei casi di revoca della misura di prevenzione, lamministratore giudiziario ne da comunicazione allAgenzia delle entrate ed agli altri enti competenti che provvedono alla liquidazione delle imposte, tasse e tributi dovuti per il periodo di durata dellamministrazione giudiziaria ed il cui versamento stato sospeso, in capo al soggetto cui i beni sono stati restituiti.

 

24. ALLINEAMENTO DEFINIZIONE PRIMA CASA IVA REGISTRO (ARTICOLO 33 )

 

24.1 DEFINIZIONE "PRIMA CASA AGEVOLAZIONE IVA

Lart. 33 del decreto modifica i criteri per individuare le case di abitazione per le quali possibile fruire dellagevolazione "prima casa ai fini dellimposta sul valore aggiunto (i.e. applicazione dellaliquota ridotta del 4 per cento agli atti imponibili ad IVA che abbiano ad oggetto detti immobili).
In particolare, per effetto delle modifiche apportate dalla citata disposizione al numero 21) della Tabella A, parte II, allegata al d.P.R. n. 633 del 1972, laliquota IVA del 4 per cento si applica ricorrendo le ulteriori condizioni previste a tal fine (cfr. Nota II-bis allart. 1 della Tariffa, Parte prima, allegata al D.P.R. 26 aprile 1986, n. 131) agli atti di trasferimento o di costituzione di diritti reali aventi ad oggetto case di abitazione (anche in corso di costruzione) classificate o classificabili nelle categorie catastali diverse dalle seguenti:
- cat. A/1 - abitazioni di tipo signorile;
- cat. A/8 - abitazioni in ville;
- cat. A/9 - castelli e palazzi di eminenti pregi artistici e storici.
Lapplicazione dellagevolazione IVA "prima casa , dunque, vincolata alla categoria catastale dellimmobile, non assumendo pi alcun rilievo, ai fini dellindividuazione delle case di abitazione oggetto dellagevolazione, le caratteristiche previste dal decreto del Ministero dei Lavori Pubblici del 2 agosto 1969, che contraddistinguono gli immobili "di lusso.
Lart. 33 del decreto allinea, peraltro, la nozione di "prima casa rilevante ai fini dellapplicazione dellaliquota IVA del 4 per cento alla definizione prevista dalla disciplina agevolativa in materia di imposta di registro (i.e. aliquota nella misura del 2 per cento per i trasferimenti delle case di abitazione, ad eccezione di quelle di categoria catastale A1, A8 e A9).
Pertanto, a decorrere dallentrata in vigore del decreto, in sede di stipula dellatto di trasferimento o di costituzione del diritto reale sullabitazione per il quale si intende fruire dellaliquota IVA del 4 per cento, deve essere dichiarata la classificazione o la classificabilit catastale dellimmobile nelle categorie che possono beneficiare del regime di favore (cat. A/2 abitazioni di tipo civile; cat. A/3 abitazioni di tipo economico; cat. A/4 abitazioni di tipo popolare; cat. A/5 abitazioni di tipo ultra popolare; cat. A/6 abitazioni di tipo rurale; cat. A/7 abitazioni in villini; A/11 abitazioni ed alloggi tipici dei luoghi), oltre allattestazione della sussistenza delle ulteriori condizioni prescritte per usufruire dellagevolazione (cfr. Nota II-bis allart. 1 della Tariffa, Parte prima, allegata al d.P.R. 26 aprile 1986, n. 131).
Qualora in sede di stipula di contratto preliminare di vendita sia stata effettuata la classificazione dellabitazione come immobile "di lusso ai sensi del decreto del Ministero dei Lavori Pubblici del 2 agosto 1969, con la conseguente applicazione dellimposta agli acconti sul prezzo di compravendita con unaliquota superiore allaliquota del 4 per cento, possibile rettificare le relative fatture mediante variazione in diminuzione, ai sensi dellart. 26 del D.P.R. n. 633 del 1972, al fine di applicare laliquota IVA del 4 per cento sullintero corrispettivo dovuto (cfr. risoluzione 7 dicembre 2000, n. 187).
Resta inteso che lagevolazione IVA "prima casa non trova applicazione in relazione ai trasferimenti di immobili non abitativi, quali quelli rientranti nella categoria catastale A/10 uffici e studi privati.

 

24.2 CESSIONI DI CASE DI ABITAZIONE DIVERSE DALLA "PRIMA CASA

Il numero 127-undecies) della tabella A, parte III, allegata al D.P.R. n. 633 del 1972 prevede lapplicazione dellaliquota IVA del 10 per cento agli atti di trasferimento o di costituzione di diritti reali aventi ad oggetto case di abitazione (anche in corso di costruzione) non "di lusso secondo i criteri di cui al decreto del Ministero dei Lavori Pubblici del 2 agosto 1969 per le quali non ricorrono le condizioni previste per lapplicazione dellagevolazione "prima casa, richiamate dal numero 21) della Tabella A, parte II, allegata al medesimo d.P.R. n. 633 del 1972.
Lart. 33 del decreto legislativo in commento non ha coordinato il numero 127-undecies) con la nuova formulazione del numero 21) della parte II della medesima Tabella.
Il citato numero 127-undecies), infatti, ai fini dellindividuazione delle abitazioni "di lusso, fa ancora riferimento alle caratteristiche previste dal decreto del Ministero dei Lavori Pubblici del 2 agosto 1969.
Tuttavia, dallespresso richiamo al numero 21), si evince che lapplicazione dellaliquota del 10 per cento presuppone che oggetto del trasferimento sia un immobile avente la medesima natura/classificazione catastale di quelli che potrebbero potenzialmente fruire dellagevolazione "prima casa, in presenza di tutte le altre condizioni previste dalla nota II-bis allart. 1 della Tariffa, Parte prima, allegata al D.P.R. n. 131 del 1986.
In base ad uninterpretazione sistematica delle citate disposizioni in materia di trasferimenti immobiliari, deve ritenersi che, ai fini dellapplicazione dellaliquota IVA del 10 per cento alle cessioni o agli atti di costituzione di diritti reali aventi ad oggetto case di abitazione diverse dalla "prima casa, non assume pi alcun rilievo la definizione di "abitazione di lusso di cui al decreto del Ministero dei Lavori Pubblici 2 agosto 1969 che deve, pertanto, ritenersi superata.
In base alle medesime considerazioni, la definizione di case di abitazione "di lusso di cui al D.M. Ministero dei Lavori Pubblici del 2 agosto 1969 deve, altres, intendersi superata anche ai fini dellindividuazione dei fabbricati o porzioni di fabbricato di cui allart. 13 della legge 2 luglio 1949, n. 408 (c.d. fabbricati Tupini), la cui cessione, ricorrendo le condizioni previste dal medesimo n. 127-undecies), soggetta ad IVA con aliquota del 10 per cento.
Di conseguenza, laliquota IVA del 10 per cento si applica sussistendo gli altri presupposti richiesti dalla norma agli atti di trasferimento o di costituzione di diritti reali aventi ad oggetto case di abitazione (anche in corso di costruzione) ovvero fabbricati Tupini classificati o classificabili nelle categorie catastali diverse dalle cat. A/1, cat. A/8, cat. A/9, effettuati a decorrere dallentrata in vigore del presente provvedimento.
Le cessioni e gli atti di costituzione di diritti reali aventi ad oggetto immobili classificati o classificabili in queste ultime categorie catastali sono soggetti ad IVA con applicazione dellaliquota nella misura ordinaria del 22 per cento.

 

24.3 APPALTI RELATIVI ALLA COSTRUZIONE DI FABBRICATI TUPINI

Il n. 39) della Tabella A, parte II, allegata al d.P.R. n. 633 del 1972 prevede lapplicazione dellaliquota IVA in misura del 4 per cento alle prestazioni di servizi dipendenti da contratti di appalto relativi alla costruzione dei fabbricati di cui allart. 13 della legge n. 408 del 1949 (c.d. fabbricati Tupini), effettuate nei confronti dei soggetti che svolgono attivit di costruzione di immobili per la successiva vendita o di soggetti per i quali ricorrono le condizioni richiamate nel n. 21) (condizioni agevolazioni "prima casa).
Anche in tal caso, in forza delle considerazioni espresse nel paragrafo precedente, ai fini dellindividuazione delle abitazioni la cui costruzione pu fruire dellaliquota agevolata prevista per la "prima casa, nonché ai fini dellindividuazione dei fabbricati Tupini, rileva, in luogo delle caratteristiche dellabitazione (di lusso secondo il decreto del Ministero dei Lavori Pubblici del 2 agosto 1969), soltanto la classificazione catastale dellimmobile. In entrambi i casi, deve trattarsi di immobili classificati o classificabili catastalmente in categorie diverse dalle cat. A/1, cat. A/8, cat. A/9.

 

25. DISPOSIZIONI PER LA COOPERAZIONE NELL'ATTIVIT DI RILEVAZIONE DELLE VIOLAZIONI IN MATERIA DI ATTESTAZIONE DELLA PRESTAZIONE ENERGETICA (ARTICOLO 34)

Lart. 34 del decreto modifica l'art. 6, comma 3, del decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 192, individuando nel Ministero dello sviluppo economico lAmministrazione competente allirrogazione delle sanzioni di cui alla legge 24 novembre 1981, n. 689, nei casi di violazioni relative alle disposizioni in materia di attestato di prestazione energetica.
Il pagamento della sanzione non esenta comunque dallobbligo di presentare lattestato, in caso di omessa dichiarazione o allegazione dello stesso, al citato Ministero.
L'Agenzia delle entrate, sulla base di apposite intese con il Ministero dello sviluppo economico, individuer, nel quadro delle informazioni disponibili, acquisite con la registrazione nel sistema informativo dei contratti di cui al comma 3 dellart. 6 citato, quelle considerate rilevanti ai fini del procedimento sanzionatorio e le trasmetter, in via telematica, allo stesso Ministero dello sviluppo economico per laccertamento e la contestazione della violazione.

 

26.REQUISITI PER LAUTORIZZAZIONE ALLO SVOLGIMENTO DELLATTIVIT DI ASSISTENZA FISCALE E REQUISITI DELLE SOCIET RICHIEDENTI E DEI CENTRI AUTORIZZATI (ARTICOLO 35)

L'art. 35 modifica il decreto del Ministro delle finanze 31 maggio 1999, n. 164 (Regolamento recante norme per lassistenza fiscale resa dai Centri di assistenza fiscale per le imprese e per i dipendenti, dai sostituti dimposta e dai professionisti ai sensi dellarticolo 40 del decreto legislativo n. 241 del 1997) e, in particolare, gli articoli 7, 10 e 11.
La disposizione stata inserita al fine di garantire, come prevede la legge delega, l'idoneit tecnico-organizzativa delle societ richiedenti l'autorizzazione allo svolgimento dell'attivit di assistenza fiscale e dei centri autorizzati di assistenza fiscale, in particolare integrando ovvero modificando le previsioni del decreto del Ministro delle finanze 31 maggio 1999, n. 164, sulla base dei seguenti principi:
a) prevedere la presenza sul territorio in almeno un terzo delle province;
b) prevedere un numero minimo di dichiarazioni che ciascun Centro autorizzato di assistenza fiscale deve presentare;
c) stabilire che le societ richiedenti e i centri autorizzati di assistenza fiscale debbano redigere una relazione tecnica annuale dalla quale emerga:
1) il rispetto dei requisiti concernenti le garanzie di idoneit tecnico-organizzativa in relazione alla formula organizzativa assunta, anche in ordine ai rapporti di lavoro dipendente;
2) i sistemi di controllo interno volti a garantire la correttezza dell'attivit di assistenza fiscale, anche in ordine all'affidamento a terzi dell'assistenza;
3) un piano di formazione del personale differenziato in base alle funzioni svolte dalle diverse figure professionali.
Tenuto conto del tempo trascorso dallemanazione delle norme di riferimento in materia di assistenza fiscale e delle nuove responsabilit a carico degli intermediari nel processo di verifica dei dati delle dichiarazioni dei redditi modello 730, con il nuovo decreto legislativo sono introdotti pi stringenti requisiti per lattivit di assistenza fiscale.
Inoltre, al fine di garantire adeguati livelli di servizio, prevista la presentazione allAmministrazione finanziaria di una relazione tecnica sullattivit svolta nellanno precedente.
Il comma 4 dellart. 35 in commento prevede che rimanga fermo il potere regolamentare, attribuito dalla legge al Ministro delleconomia e delle finanze, di modifica del regolamento ministeriale n. 164, del 1999.
Per completezza, si segnala che per effetto delle modifiche apportate dallarticolo 6, comma 2, lettere a) e b), del decreto legislativo n. 175 del 2014, rispettivamente agli articoli 6 e 22 del decreto n. 164 del 1999, stato adeguato il massimale della polizza di assicurazione della responsabilit civile da due miliardi di lire a tre milioni di euro.
In particolare, si ricorda che il massimale deve essere adeguato al numero dei contribuenti assistiti, nonché al numero dei visti di conformit, delle asseverazioni e delle certificazioni tributarie rilasciati, e comunque non inferiore al limite previsto, e trova applicazione con riferimento al rilascio dei visti di conformit su tutti i modelli di dichiarazione e non solo con riferimento al 730.
Per quanto riguarda la decorrenza del nuovo massimale, in assenza di una specifica previsione al riguardo, trova applicazione quella del 13 dicembre 2014, data di decorrenza del decreto legislativo.

 

26.1 PROCEDIMENTO DI AUTORIZZAZIONE

Il comma 1 dellarticolo 35 citato modifica la disciplina di rilascio dellautorizzazione allesercizio dellattivit dei CAF contenuta nellarticolo 7 del decreto n. 164 del 1999, prevedendo, a differenza della generica indicazione contenuta nella precedente formulazione dell articolo 7, comma 1, lettera d), lindicazione delle sedi e degli uffici periferici presso i quali svolta lattivit di assistenza fiscale, compresi quelli di cui allarticolo 11 che, per i centri costituiti ai sensi dellarticolo 32, comma 1, lettere d), e) e f) del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241 (CAF dipendenti) , devono essere presenti in almeno un terzo delle province. Per i centri di assistenza fiscale riconducibili alla medesima associazione od organizzazione o a strutture da esse delegate, ai sensi dellarticolo 32 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, il requisito indicato nella presente lettera considerato complessivamente.
In sostanza, nel confermare che al momento della richiesta dellautorizzazione allesercizio dellattivit di assistenza fiscale la societ debba indicare le sedi presso le quali svolge lattivit, si precisa che tra le sedi debbano essere ricompresi anche gli uffici periferici di cui allarticolo 11 dello stesso decreto n. 164 del 1999 (per le modifiche introdotte allarticolo 11 si rinvia al paragrafo 26.2).
In linea con le disposizioni recate dalla legge di delega fiscale, la nuova norma diretta ad assicurare un adeguato livello dei servizi erogati anche mediante la revisione dei requisiti dimensionali dei CAF. In particolare, la previsione della presenza sul territorio in almeno un terzo delle province ritenuta una condizione idonea a garantire un adeguato livello di servizi.
La norma, inoltre, stabilisce che detto requisito possa essere raggiunto complessivamente per i CAF riconducibili alla medesima associazione od organizzazione o a strutture da esse delegate ai sensi dellarticolo 32 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, riconoscendo il valore della matrice associativa nella costituzione dei CAF, gi presente nel decreto legislativo n. 241 del 1997. Si ricorda che ai sensi del predetto articolo 32 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241 i centri di assistenza fiscale per lavoratori dipendenti e pensionati possono essere costituiti dai seguenti soggetti: ()
d) organizzazioni sindacali dei lavoratori dipendenti e pensionati od organizzazioni territoriali da esse delegate, aventi complessivamente almeno cinquantamila aderenti;
e) sostituti di cui all'articolo 23 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, e successive modificazioni, aventi complessivamente almeno cinquantamila dipendenti;
f) associazioni di lavoratori promotrici di istituti di patronato riconosciuti ai sensi del decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato 29 luglio 1947, n. 804, aventi complessivamente almeno cinquantamila aderenti.
Al riguardo, si ritiene che la generica formulazione normativa consente di considerare complessivamente il requisito territoriale non solo con riferimento ai CAF-dipendenti costituiti ai sensi della lettera d), ma anche a quelli costituiti ai sensi della lettere e) ed f), in presenza delle condizioni previste dalla norma, ovvero dellesistenza del rapporto associativo.
Una diversa interpretazione introdurrebbe elementi di disparit in capo ai CAF costituiti da sostituti d'imposta o da associazioni di patronato che confliggerebbe con la sostanza e la lettera della norma e che sarebbe derivata solo da diverse formule organizzative determinate in conseguenza di scelte strategiche interne allassociazione stessa.
La predetta soluzione interpretativa coerente con quella adottata in relazione alla possibilit per i CAFdipendenti, costituiti da sostituti dimposta (lettera e), di avvalersi di societ di servizi di cui allarticolo 11, comma 1, del decreto n. 164 del 1999.
In particolare, il suddetto articolo 11, comma 1, stabilisce che per lo svolgimento dellattivit di assistenza fiscale, il CAF pu avvalersi di una societ di servizi il cui capitale sociale sia posseduto, a maggioranza assoluta, dalle associazioni o dalle organizzazioni che hanno costituito il CAF o dalle organizzazioni territoriali di quelle che hanno costituito i CAF, ovvero sia posseduto interamente dagli associati alle predette associazioni e organizzazioni.
Al riguardo, con la nota n. 168865 del 24 novembre 1999, stato chiarito che anche i CAF formati dai sostituti dimposta possono avvalersi di una societ di servizi, in quanto il riferimento del menzionato articolo 11 del decreto n. 164 del 1999 alle associazioni sindacali e alle organizzazioni territoriali non costituisce una limitazione alla predetta linea interpretativa.
A questo proposito, si chiarisce che in caso di costituzione di una societ di servizi da parte di un CAF formato da sostituti dimposta, tenuto conto della disciplina relativa al trasferimento delle quote o delle azioni dei CAF di cui allarticolo 9, comma 4, dello stesso decreto n. 164, il requisito del possesso del capitale sociale in capo a uno o pi sostituti, che fanno parte del CAF, riferito al momento della costituzione della societ di servizio, ancorché i predetti sostituti siano subentrati successivamente nella compagine sociale originaria del CAF stesso.
26.2 FORMULA ORGANIZZATIVA DEI CENTRI
Con larticolo 35, comma 1, lettera c), sono apportate modifiche allarticolo 11 menzionato, secondo le quali per lattivit di assistenza fiscale, oltre alle societ di servizi di cui al comma 1, i centri possono avvalersi esclusivamente di lavoratori autonomi individuati tra gli intermediari di cui allarticolo 3, comma 3, lettere a) e b), del decreto del Presidente della Repubblica 22 luglio 1998, n. 322, che agiscono in nome e per conto del centro stesso. I CAF, pertanto, potranno avvalersi:
  • degli iscritti negli albi dei dottori commercialisti ed esperti contabili e dei consulenti del lavoro;
  • degli iscritti alla data del 30 settembre 1993 nei ruoli di periti ed esperti tenuti dalle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura per la sub-categoria tributi, in possesso del diploma di laurea in giurisprudenza o in economia e commercio o equipollenti o del diploma di ragioneria.
Le nuove disposizioni si applicano sia ai CAF dipendenti sia ai CAF impresa.

 

26.3 RELAZIONE TECNICA INIZIALE

Lart. 35, comma 1, lettera a), n. 3, modifica lart. 7, comma 2, lettera d), del decreto n. 164 del 1999, stabilendo i requisiti e il contenuto della relazione tecnica che le societ devono presentare allatto della richiesta di autorizzazione allesercizio dellattivit di assistenza fiscale.
In particolare, la nuova formulazione della norma prevede la presentazione della suddetta relazione tecnica dalla quale emerga:
  1. il rispetto dei requisiti sulle garanzie di idoneit tecnico-organizzativa del centro;
  2. la formula organizzativa assunta anche in ordine ai rapporti di lavoro dipendente utilizzati nel rispetto del decreto legislativo 6 settembre 2001, n. 368 e successive modificazioni;
  3. i sistemi di controllo interno volti a garantire la correttezza dellattivit, anche in ordine allaffidamento a terzi dellattivit di assistenza fiscale e a garantire adeguati livelli di servizio;
  4. il piano di formazione del personale differenziato in base alle funzioni svolte dalle diverse figure professionali che operano nei centri.
Al riguardo, previsto che con decreto del Ministro delleconomia e delle finanze sono stabilite le modalit dellattivit formativa. In base allart. 35, comma 2, per i centri di assistenza fiscale gi autorizzati al 13 dicembre 2014 (data di entrata in vigore del decreto), in fase di prima applicazione della normativa ed al fine di garantire un opportuno lasso temporale per poter adeguare la propria struttura alle nuove regole e nelle more dellemanazione del decreto del Ministro delleconomia e delle finanze relativo alle modalit dellattivit formativa, con riferimento allanno 2015 e successivi,
la relazione tecnica dovr essere presentata entro il 31 gennaio 2015 e dovr garantire almeno il rispetto dei requisiti di cui ai precedenti punti 1, 2 e 3.
Si rammenta che, ai sensi degli articoli 7 e 9 del decreto ministeriale 31 maggio 1999, n.164, i CAF devono comunicare allAgenzia delle entrate, tra laltro, i dati relativi alle sedi operative con modalit telematica, secondo le istruzioni fornite nella circolare n. 14 del 2005.

 

26.4 RELAZIONE TECNICA ANNUALE

Lart. 35, comma 1, lettera a), n. 4, introduce nellart. 7 i commi 2-bis e 2-ter prevedendo, al fine di garantire una continuit dei livelli di servizio, che i CAFdipendenti presentino annualmente allAmministrazione finanziaria una relazione tecnica in ordine:
  • alla capacit operativa e alle risorse umane utilizzate, con indicazione delle tipologia di rapporti di lavoro instaurati e alla formazione svolta;
  • allaffidamento a terzi dellattivit di assistenza fiscale;
  • ai controlli effettuati, volti a garantire la qualit del prodotto, la qualit e ladeguatezza dei livelli di servizio;
  • al numero di dichiarazioni validamente trasmesse allAgenzia delle entrate.
La relazione deve essere presentata, dopo il primo anno di attivit, entro il 31 gennaio dai CAF-dipendenti, con riferimento allattivit svolta nellanno precedente.

 

26.5 CONTROLLO AGENZIA DELLE ENTRATE

In base al nuovo comma 2-ter introdotto nellart. 7 del decreto n. 164 del 1999, lAgenzia delle entrate verifica che il numero delle dichiarazioni validamente trasmesse da ciascun centro sia almeno pari alluno per cento del rapporto risultante tra la media delle dichiarazioni trasmesse dal centro nel triennio precedente e la media delle dichiarazioni complessivamente trasmesse dai soggetti che svolgono attivit di assistenza fiscale nel medesimo triennio.
Per i centri autorizzati successivamente alla data di entrata in vigore del decreto, il requisito del numero di dichiarazioni validamente trasmesse nei primi tre anni di attivit si considera soddisfatto se inviato annualmente un numero di dichiarazioni pari alluno per cento, con uno scostamento massimo del 10 per cento, del rapporto risultante tra le dichiarazioni trasmesse dal centro in ciascuno dei tre anni e la media delle dichiarazioni complessivamente trasmesse dai soggetti che svolgono attivit di assistenza fiscale nel triennio precedente, compreso quello considerato.
Le disposizioni indicate nel periodo precedente si applicano anche per i centri di assistenza fiscale gi autorizzati alla data di entrata in vigore del decreto con riferimento alle dichiarazioni trasmesse negli anni 2015, 2016 e 2017.
Per i centri di assistenza fiscale riconducibili alla medesima associazione od organizzazione o a strutture da esse delegate ai sensi dellarticolo 32 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, il requisito numerico indicato considerato complessivamente. Al riguardo si rinvia alle considerazioni espresse nei capitoli precedenti.
La mancanza di almeno uno dei requisiti richiesti nella relazione tecnica annuale determina la decadenza dallautorizzazione allo svolgimento dellassistenza fiscale ai sensi dellarticolo 10 del decreto n. 164 del 1999. La decadenza interviene successivamente al completamento dellattivit di assistenza in corso allo scadere del termine di 30 giorni, di cui al comma 3 dello stesso articolo 10 del decreto n. 164 del 1999.

 

27. SOPPRESSIONE DELLOBBLIGO DI DEPOSITARE COPIA DELLAPPELLO PRESSO LA COMMISSIONE TRIBUTARIA PROVINCIALE (ARTICOLO 36)

Lart. 36 del decreto ha disposto leliminazione del secondo periodo del comma 2 dellart. 53 del d. lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, secondo cui, qualora lappello "non sia stato notificato a mezzo di ufficiale giudiziario, lappellante deve, a pena di inammissibilit, depositare copia dellappello presso lufficio di segreteria della commissione tributaria che ha pronunciato la sentenza impugnata.1

Ai fini della ritualit della proposizione dellappello tributario non pertanto pi necessario procedere al deposito di copia del gravame presso la segreteria della Commissione tributaria provinciale.
In mancanza di specifica disposizione transitoria, opera il principio generale secondo cui la norma processuale sopravvenuta trova applicazione anche con riguardo ai singoli atti di processi gi in corso.2

Conseguentemente, la nuova disposizione si applica agli appelli notificati dal 13 dicembre 2014, data di entrata in vigore del decreto.
Per gli appelli notificati fino al 12 dicembre 2014, invece, si ritiene prudenzialmente che continui a valere la precedente disciplina e quindi resta necessario procedere al deposito di copia del gravame presso la segreteria della Commissione tributaria provinciale, tenendo presente che ladempimento, secondo quanto chiarito con orientamento consolidato dalla Corte costituzionale3e dalla Corte di cassazione4, va effettuato entro trenta giorni dalla notifica dellappello, termine stabilito per la costituzione in giudizio dellappellante.
Note:
______________
1: In merito alla disposizione ora abrogata sono stati forniti chiarimenti con circolare 13 marzo 2006, n. 10/E, punto 7.4.

2: Principio confermato da ultimo da Cass. 3 luglio 2014, n. 15272; 26 agosto 2014, n. 18261.

3: Corte cost., sentenza 4 dicembre 2009, n. 321, nonché ordinanze 11 febbraio 2010, n. 43; 20 gennaio 2011, n. 17; 15 aprile 2011, n. 141.

4: Cass. 13 marzo 2013, n. 6393; 12 aprile 2013, n. 8963; 4 settembre 2013, n. 20253; 28 febbraio 2014, nn. 4817, 4818 e 4819; 6 giugno 2014, n. 12861.

Le Direzioni regionali vigileranno affinché i principi enunciati e le istruzioni fornite con la presente circolare vengano puntualmente osservati dalle Direzioni provinciali e dagli uffici dipendenti.

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