Circolare Agenzia Entrate n. 12 del 23.05.2014

 

Chiarimenti in tema di "Aiuto alla crescita economica (ACE) - Articolo 1 del decreto legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214 e Decreto del Ministro delleconomia e delle finanze del 14 marzo 2012

 


 

INDICE

Premessa
1 Ambito soggettivo di applicazione della disciplina ACE
1.1 Soggetto che cambia la residenza portandola dallestero in Italia
1.2 Societ in amministrazione straordinaria
1.3 Redditi determinati in maniera presuntiva: reddito minimo societ di comodo
1.4 Determinazione del tax rate domestico delle Controlled Foreign Companies
2 Meccanismo generale di applicazione dellagevolazione
2.1 Determinazione dellincremento di capitale proprio per i soggetti con periodo dimposta superiore o inferiore allanno solare
2.2 Conferimenti a fronte di delibere di delega agli amministratori
2.3 Riclassificazione delle riserve da indisponibili a disponibili: riserva da first time adoption
3 Disciplina Antielusiva
3.1 Accrescimento ACE generato esclusivamente dallutile non distribuito
3.2 Accrescimento ACE generato dalla conversione di prestiti obbligazionari
3.3 Conferimenti in denaro ricevuti da soggetti non residenti
3.4 Sterilizzazione dellincremento di capitale proprio nellipotesi di incremento dei crediti da finanziamento
3.5 Acquisto di partecipazione di controllo da soggetto non residente
4 Impresa familiare e attribuzione del beneficio ACE
5 Deduzione ACE nel consolidato

 

Premessa

Larticolo 1 del decreto legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, rubricato "Aiuto alla crescita economica (ACE), ha introdotto un incentivo alla capitalizzazione delle imprese al fine di riequilibrare il trattamento fiscale tra le imprese che si finanziano con debito e quelle che si finanziano con capitale proprio.
Come previsto dal comma 8 di tale articolo, con decreto del Ministro delleconomia e delle finanze del 14 marzo 2012, pubblicato nella GG.UU. n. 66 del 19 marzo 2012 (di seguito, decreto ACE), sono state emanate le disposizioni di attuazione della disciplina concernente lAiuto alla crescita economica (di seguito, ACE).
Come precisato nella relazione illustrativa del decreto (di seguito, relazione illustrativa) lobiettivo perseguito con lACE, tenendo conto delle esigenze di rafforzamento dellapparato produttivo del sistema Paese, quello di incentivare le imprese che si finanziano con capitale di rischio mediante una riduzione della imposizione sui redditi.
In estrema sintesi, lagevolazione consiste nellammettere in deduzione dal reddito complessivo netto dichiarato un importo corrispondente al rendimento nozionale del nuovo capitale proprio. Detto rendimento nozionale stato fissato al 3% per i primi tre periodi dimposta di applicazione della normativa in parola, mentre "per il periodo dimposta in corso al 31 dicembre 2014, al 31 dicembre 2015 e al 31 dicembre 2016 laliquota fissata, rispettivamente, al 4 per cento, al 4,5 per cento e al 4,75 per cento (cfr. modifiche apportate dallarticolo 1, comma 137, lett. a) e b), della legge 27 dicembre 2013, n. 147).
In questa sede, si forniscono alcune precisazioni in relazione alle modalit di applicazione dellagevolazione ACE e chiarimenti in ordine alla disciplina antielusiva contenuta nellarticolo 10 del decreto ACE, avendo riguardo alle fattispecie sottoposte allattenzione dellAgenzia delle entrate.
In considerazione delle analogie che caratterizzano alcuni aspetti della norma sullACE con le disposizioni gi previste per la DIT, devono considerarsi ancora attuali i chiarimenti forniti dallamministrazione finanziaria in merito alle fattispecie che risultino assimilabili per le due discipline di riferimento (in primis, cfr. circolare n. 76/E del 6 marzo 1998 del Ministero delle finanze).

 

1 Ambito soggettivo di applicazione della disciplina ACE

Lambito soggettivo di applicazione dellACE include le societ e gli enti residenti di cui allarticolo 73, comma 1, lettere a) e b), del testo unico delle imposte sui redditi approvato con Decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917 (di seguito "TUIR), nonché le societ e gli enti non residenti di cui alla lettera d) del medesimo comma 1, con riguardo alle stabili organizzazioni nel territorio dello Stato Italiano.
Inoltre, rientrano nellambito di applicazione anche i soggetti IRPEF che, in regime di contabilit ordinaria - per natura o su opzione - esercitano attivit dimpresa. Per tali soggetti sono previste specifiche modalit di funzionamento dellagevolazione, che sono oggetto di trattazione nel presente documento di prassi con esclusivo riferimento alle modalit di applicazione dellACE alle imprese familiari.

 

1.1 Soggetto che cambia la residenza portandola dallestero in Italia

In base allarticolo 73, comma 3, del TUIR, ai fini delle imposte sui redditi si considerano residenti le societ e gli enti che per la maggior parte del periodo di imposta hanno la sede legale o la sede dellamministrazione o loggetto principale dellattivit nel territorio dello Stato.
Con particolare riferimento ai soggetti residenti allestero che hanno trasferito la propria residenza fiscale in Italia nei periodi dimposta successivi a quello di prima applicazione dellACE, si precisa che rientra nellambito soggettivo di applicazione dellagevolazione una societ estera che ha trasferito la propria residenza in Italia, dal momento in cui assume la qualifica di soggetto residente ai sensi dellarticolo 73 del TUIR.
A partire dal periodo dimposta in cui acquisisce la qualifica di soggetto residente, la societ potr, pertanto, applicare le disposizioni contenute nel decreto ACE (comprese le disposizioni antielusive previste allarticolo 10), considerando tutti gli incrementi e decrementi di capitale proprio realizzati a partire dallesercizio in corso al 31 dicembre 2011.
Ai fini della determinazione dellagevolazione ACE, infatti, rilevano gli incrementi di capitale proprio realizzati a partire dal 2011 (per i soggetti con periodo dimposta coincidente con lanno solare), a nulla rilevando il fatto che limpresa - per propria scelta o per mancanza dei presupposti richiesti ex lege - abbia o meno fruito dellACE nei precedenti esercizi.
Resta ferma limpossibilit di beneficiare dellagevolazione per i periodi dimposta precedenti a quello in cui il soggetto si deve considerare, ai fini fiscali, residente in Italia.

 

1.2 Societ in amministrazione straordinaria

Dallambito di applicazione dellagevolazione ACE sono espressamente escluse, secondo quanto disposto allarticolo 9 del decreto ACE, le societ assoggettate alle procedure di:
a) fallimento;
b) liquidazione coatta;
c) amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi.
In proposito, si evidenzia come tale esclusione dallACE sia ristretta alle societ assoggettate a procedure concorsuali in quanto, come specificato nella Relazione illustrativa, si tratta "di procedure non finalizzate alla continuazione dellesercizio dellattivit economica per le quali, peraltro, si applicano criteri di determinazione del reddito diversi da quelli ordinari.
Con particolare riferimento ai contribuenti assoggettati alla procedura di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi, si rileva che la procedura concorsuale in parola persegue finalit tra loro alternative (cfr. risoluzione del 12 aprile 2002, n. 115):
il risanamento della societ (con continuazione dellesercizio dimpresa) o,
qualora questo si riveli impossibile o economicamente non conveniente, la liquidazione della medesima.
Solo in questultima ipotesi si avr lesclusione dallambito soggettivo di applicazione dellACE. Diversamente, restano inclusi nel novero dei contribuenti per cui trova applicazione lagevolazione tutti coloro per cui lamministrazione straordinaria risulti finalizzata al risanamento della societ.
Inoltre, non interessata dalla preclusione di cui al citato articolo 9 e pu, pertanto, fruire dellACE una societ assoggettata allamministrazione straordinaria di cui agli articolo 70 e ss. del TUB, in quanto lordinaria finalit del procedimento il ritorno alla normale attivit dimpresa, non trattandosi di una procedura finalizzata allestinzione dellattivit economica.

 

1.3 Redditi determinati in maniera presuntiva: reddito minimo societ di comodo


Nelle ipotesi di soggetti rientranti nellambito di applicazione del vigente disciplina delle societ di comodo (articolo 30 della legge 23 dicembre 1994, n. 724 e articolo 2 del decreto legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito con modificazione con la legge 14 settembre 2011, n. 148), si rende necessario esaminare se la deduzione ACE possa essere portata in riduzione del cd. reddito minimo.
Come gi chiarito nella circolare n. 3/E del 4 marzo 2013, in tema di maggiorazione IRES per le societ non operative, si conferma che qualora la base imponibile sia costituita dal reddito minimo presunto ai sensi dellarticolo 30, comma 3, della L. n. 724 del 1994, questo deve essere ridotto delle eventuali agevolazioni fiscali spettanti (cfr. circolari n. 25/E del 4 maggio 2007 e n. 53/E del 21 dicembre 2009).
Pertanto, le societ identificate come di comodo, nellipotesi in cui registrino una variazione patrimoniale rilevante ai fini dellapplicazione dellagevolazione, dovranno ridurre il reddito minimo dichiarato per un importo pari al rendimento nozionale del capitale proprio.

 

1.4 Determinazione del tax rate domestico delle Controlled Foreign Companies

Come precisato in ordine allambito soggettivo lagevolazione non spetta alle societ non residenti in Italia prive di stabile organizzazione in Italia. Ci rende necessario valutare se lACE debba, o meno, essere presa in considerazione al fine di stabilire se sussistono i presupposti per lapplicazione della disciplina di cui allarticolo 167 del TUIR in materia di imprese estere controllate e collegate.
Ci detto, si ricorda che tale disciplina stata estesa, ai sensi di quanto disposto allarticolo 167, comma 8-bis, del TUIR anche alle societ controllate localizzate in Paesi a fiscalit ordinaria. Per tali soggetti, com noto, necessario il calcolo del tax rate (virtuale) domestico, partendo dallipotesi che la societ controllata estera "non black list sia residente in Italia.
Come gi affermato in precedenti documenti di prassi per ragioni di semplificazione, si ritiene che tale valore vada calcolato applicando le disposizioni ordinariamente previste dal TUIR in materia di reddito dimpresa (cfr. circolari n.
51/E del 6 ottobre 2010 e n. 23/E del 26 maggio 2011). Non risulta, quindi, necessario considerare leffetto dellACE nel calcolo del predetto tax rate (virtuale) domestico.
Tale interpretazione risulta coerente con quanto affermato nella relazione illustrativa in merito alle modalit di determinazione del reddito delle partecipate estere, tassate per trasparenza ai sensi dellarticolo 167 del TUIR.
Al riguardo, sempre secondo la citata relazione, non dovr tenersi conto dellagevolazione con riferimento alle imprese estere controllate (art. 167 del TUIR). Ci in quanto, per tali societ () la determinazione del reddito imputato ai soggetti residenti avviene secondo le specifiche regole domestiche espressamente
previste dal medesimo articolo 167 e, in particolare, dallart. 2 del DM 21 novembre 2001 n. 429.

 

2 Meccanismo generale di applicazione dellagevolazione

Per i soggetti IRES, ai sensi di quanto disposto allarticolo 5 del decreto ACE, la variazione in aumento di capitale proprio che assume rilevanza agli effetti della disciplina lincremento rispetto al patrimonio netto esistente alla chiusura dellesercizio in corso al 31 dicembre 2010, con esclusione dellutile di esercizio.
Lincremento di capitale proprio cui applicare il rendimento figurativo determinato, ai sensi dellarticolo 5 del decreto ACE, da:
A. incrementi
∼ conferimenti in denaro;
∼ utili accantonati a riserva, ad esclusione di quelli destinati a riserve non disponibili;
B. decrementi
∼ riduzioni di patrimonio netto con attribuzione ai soci, a qualsiasi titolo effettuate.
Come precisato nella relazione illustrativa, il meccanismo di calcolo dellagevolazione prevede la somma algebrica degli elementi che concorrono a formare lincremento di capitale proprio rilevante e cio "gli accantonamenti di utili e gli apporti in denaro, da un lato (lett. A), e le attribuzioni ai soci, dallaltro (lett. B), senza alcuna rilevanza effettiva del dato concernente il capitale proprio esistente alla chiusura dellesercizio in corso al 31 dicembre 2010.
Con riferimento agli incrementi patrimoniali, larticolo 5, comma 4, del decreto ACE stabilisce che:
quelli derivanti da conferimenti in denaro rilevano, come detto, solo a partire dalla data del versamento ed a condizione che, come rilevato nella relazione illustrativa, la delibera di aumento del capitale cui sono riferiti i predetti versamenti sia stata assunta successivamente allesercizio in corso al 31 dicembre 2010;
quelli derivanti da accantonamento di utili a riserva rilevano a partire dallinizio dellesercizio in cui le relative riserve sono formate, vale a dire dallinizio del periodo dimposta nel corso del quale lassemblea delibera di destinare, in tutto o in parte, a riserva lutile di esercizio.
La medesima disposizione del decreto ACE prevede che i decrementi patrimoniali si considerano a partire dallinizio dellesercizio in cui si sono verificati e rilevano per il loro intero ammontare senza, perci, la necessit di operare alcun ragguaglio.
Lesigenza di ragguagliare alla durata del periodo dimposta richiesta dal legislatore con esclusivo riferimento ai conferimenti in denaro. Diversamente, per quanto concerne la rilevanza degli utili, sia gli incrementi di base ACE a seguito del loro accantonamento a riserva disponibile sia i relativi decrementi per distribuzione degli utili stessi, si computano a partire dallinizio dal periodo dimposta in cui si sono formati.
Inoltre, mentre i conferimenti in denaro assumono rilievo dal momento delleffettivo versamento, gli accantonamenti di utili, come precisato nella relazione illustrativa, assumono rilievo dallinizio del periodo dimposta in cui viene assunta la relativa delibera. Va da sé che anche la distribuzione di riserve di utili assume rilievo, quale riduzione del capitale proprio, a partire dallinizio del periodo dimposta in cui la stessa viene assunta.
Si pensi, ad esempio, al caso in cui un soggetto deliberi la distribuzione della riserva straordinaria il 22 dicembre 2012, ma operi la materiale erogazione dei dividenti ai soci nel 2013 (esercizio coincidente con lanno solare).
Per quanto prima argomentato, il decremento del capitale proprio avr effetto sin dal 1 gennaio 2012 in quanto si tratta del periodo dimposta in cui stata assunta la delibera di distribuzione degli utili.
Come indicato nella relazione illustrativa, il beneficio opera mediante una deduzione dal reddito complessivo netto dellimporto corrispondente al rendimento nozionale della variazione in aumento del capitale proprio, determinata con le modalit prima accennate.
LACE opera, dunque, dopo aver determinato il reddito complessivo netto - che, come precisato nella citata relazione illustrativa, risulta gi ridotto di eventuali perdite pregresse e, laddove limporto del rendimento nozionale superi il reddito complessivo netto, leccedenza di rendimento nozionale pu essere riportata nei periodi dimposta successivi, senza alcun limite quantitativo e temporale.
Il meccanismo di funzionamento, incentrato sulla riportabilit illimitata delle eccedenze di rendimento nozionale, impone luso obbligatorio dellACE fino a concorrenza del reddito complessivo netto del periodo dimposta cui si riferisce.
Conseguentemente, nei predetti limiti, eventuali quote di ACE non utilizzate non potranno essere riportate nei periodi dimposta successivi.

 

2.1 Determinazione dellincremento di capitale proprio per i soggetti con periodo dimposta superiore o inferiore allanno solare

Larticolo 1, comma 9, del decreto legge n. 201 del 2011, prevedendo che "le disposizioni del presente articolo si applicano a decorrere dal periodo dimposta in corso al 31 dicembre 2011, fissa la decorrenza del regime dellACE.
Ne consegue che i contribuenti interessati possono usufruire dellACE dal periodo dimposta in corso al 31 dicembre 2011, indipendentemente dal giorno in cui questo ha avuto inizio o fine, ovvero da un periodo dimposta successivo se tali soggetti non esistevano ancora alla data del 31 dicembre 2011.
Ai fini della individuazione dei conferimenti che beneficiano dellACE, si sottolinea che larticolo 5, comma 2, lettera a), secondo periodo, del decreto ACE, dispone che i "conferimenti eseguiti in attuazione di una delibera di aumento di capitale rilevano se tale delibera assunta successivamente allesercizio in corso al 31 dicembre 2010.
In proposito, la relazione illustrativa segnala che "lesclusione coerente con la finalit incentivante della misura agevolativa, che intende valorizzare solamente gli incrementi patrimoniali verificatisi da quando la normativa dellACE divenuta efficace.
Infatti, per un soggetto con periodo dimposta coincidente con lanno solare, gli aumenti di capitale deliberati dopo il 31 dicembre 2010 sono, nella sostanza, quei conferimenti le cui delibere sono assunte a far data dal periodo dimposta in corso al 31 dicembre 2011, ossia, a partire dal primo periodo dimposta di applicazione dellACE.
Pertanto, pu affermarsi che rilevano tutti i conferimenti la cui delibera assunta a far data dal primo periodo dimposta di applicazione dellagevolazione ACE.
Si pensi, ad esempio, ad una nuova societ costituita, in virt di un conferimento in denaro, nellottobre 2010 il cui primo esercizio sociale si prolungato fino al 31 dicembre 2011.
Nellesempio di cui si tratta, il primo periodo di vita della societ era "in corso al 31 dicembre 2011 e le norme in tema di ACE gi producevano i propri effetti; per cui, il periodo che va da ottobre 2010 al 31 dicembre 2011 rappresenta lesercizio di prima applicazione dellACE.
Inoltre, si evidenzia che loperazione stata definita ad ottobre 2010, ma, essendo tale periodo dimposta in corso al 31 dicembre 2011, il predetto conferimento caduto nel primo periodo dimposta nel quale il regime dellACE ha cominciato ad avere efficacia. Tale circostanza consente di darne rilevanza ai fini della determinazione dellincremento di capitale proprio, in quanto, in definitiva, il conferimento non stato deciso in un esercizio antecedente a quello di prima applicazione dellACE.
Ai fini della quantificazione del beneficio ACE deve considerarsi quanto precisato dalla relazione illustrativa, secondo cui nellipotesi di periodo di imposta superiore o inferiore a un anno, il capitale proprio va ragguagliato "alla durata del periodo stesso al fine di rendere tale variazione omogenea con il coefficiente di rendimento nozionale ad essa applicabile determinato su base annuale.

In particolare, per operare la corretta determinazione dellagevolazione ACE necessario effettuare il seguente calcolo:

INCREMENTO DI CAPITALE PROPRIO
X
giorni di durata del periodo dimposta
/

365
Inoltre, per quanto attiene al momento di rilevanza delle variazioni del capitale proprio derivanti da conferimenti in denaro, la relazione precisa ulteriormente che le stesse rilevano a partire dalla data del versamento; pertanto, il ragguaglio va operato tenendo conto del lasso temporale intercorrente tra la data del conferimento e la chiusura dellesercizio e tenendo, comunque, della durata complessiva dellesercizio stesso.
INCREMENTO DI CAPITALE PROPRIO
X
giorni di durata effettiva del periodo dimposta
/
365
X
giorni dal versamento al termine del periodo dimposta
/
giorni di durata effettiva del periodo dimposta

 

2.2 Conferimenti a fronte di delibere di delega agli amministratori

In tema di conferimenti in denaro, larticolo 5, comma 2, lett. a) del decreto ACE prevede che quelli "eseguiti in attuazione di una delibera di aumento di capitale rilevano se tale delibera assunta successivamente allesercizio in corso al 31 dicembre 2010.
Al riguardo, la relazione illustrativa dispone altres che "condizione necessaria per la rilevanza dei conferimenti in denaro la effettiva esecuzione degli stessi; non rileva, ad esempio, la mera sottoscrizione di un aumento di capitale. Per espressa previsione dellart. 5, comma 2, lettera a) del decreto ACE, tuttavia, non rilevano i conferimenti in denaro relativi ad aumenti di capitale deliberati/sottoscritti entro la chiusura del periodo dimposta in corso al 31 dicembre 2010, ancorché eseguiti successivamente a tale data. Lesclusione coerente con la finalit incentivante della misura agevolativa.
A tale riguardo, si ritiene necessario esaminare lipotesi in cui lassemblea, con apposita delibera, abbia dato facolt di aumentare il capitale al consiglio di amministrazione (c.d. delega agli amministratori), ai sensi degli artt. 2443 o 2481 del c.c., ovvero, al consiglio di gestione, prima del 2011, con successive deliberazioni da parte di questi ultimi.
Si ritiene che, in tali fattispecie, competa il beneficio collegato allincremento di capitale proprio, in quanto il processo deliberativo pu dirsi compiuto solo nel momento in cui il consiglio di amministrazione ovvero il consiglio di gestione abbia deliberato le caratteristiche dellaumento di capitale (i.e. numero di azioni, prezzo, termini di sottoscrizione del nuovo capitale).

 

2.3 Riclassificazione delle riserve da indisponibili a disponibili: riserva da first time adoption

La relazione illustrativa evidenzia che "costituiscono, altres, elementi positivi della variazione del capitale proprio gli accantonamenti a riserve disponibili derivanti dalla "riclassificazione di riserve indisponibili a seguito del venir meno della condizione di indisponibilit, sempreché tali riserve indisponibili si siano formate a decorrere dal periodo di imposta 2011.
In modo speculare, non costituiscono pi incrementi di capitale proprio le riserve disponibili qualora e dal momento in cui risultino riclassificate tra le riserve indisponibili.
Al riguardo, necessita di chiarimenti il trattamento da attribuire alle riserve first time adoption alimentate nei periodi dimposta successivi al 31 dicembre 2010.
In linea di principio, si ritiene che la quota delle riserve da FTA che "si libera (nel senso indicato nella guida OIC n. 4), non concorre alla determinazione dellincremento di capitale proprio, in quanto si tratta di una riserva determinata a seguito di una diversa rappresentazione del patrimonio dellazienda e, dunque, non generata da utili derivanti da fenomeni gestionali e mantenuti nelleconomia dellimpresa.
Una diversa conclusione violerebbe la ratio dellagevolazione ACE finalizzata, come gi anticipato, ad incentivare la capitalizzazione delle imprese mediante una riduzione della imposizione sui redditi derivanti dal finanziamento con capitale di rischio.

 

3 Disciplina Antielusiva

Larticolo 10 del decreto ACE - attuando le disposizioni di cui al comma 8 dellarticolo 1 del decreto legge 6 dicembre 2011, n. 201 - fissa alcune disposizioni di carattere antielusivo finalizzate ad evitare, soprattutto nellambito dei gruppi societari, effetti moltiplicativi del beneficio.
Come precisato nella citata relazione, si ritenuto insufficiente limitarsi a richiamare le disposizioni antielusive dettate dagli artt. 37, terzo comma, e 37-bis del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, considerando, invece, opportuno introdurre anche alcune regole specifiche atte ad assolvere in modo pi incisivo la stessa funzione di cautela fiscale.
In particolare, per quanto riguarda le operazioni fra societ appartenenti al gruppo, i commi 2 e 3 individuano, in sostanza, le seguenti fattispecie cui riconducibile limmediata sterilizzazione dellACE:
conferimenti in denaro effettuati in favore di soggetti residenti (comma 2, articolo 10 del decreto ACE) (par. 2);
acquisizione di o partecipazioni di controllo o incremento della quota delle stesse detenuta [lettera a), comma 3, articolo 10 del decreto ACE];
o aziende o rami dazienda [lettera b), comma 3, articolo 10 del decreto ACE];
conferimenti in denaro provenienti da:
o soggetti domiciliati in Paesi che consentono lo scambio di informazione ai fini tributari qualora siano controllati da soggetti residenti [lettera c), comma 3, articolo 10 del decreto ACE] (par. 4.3);
o soggetti domiciliati in Paesi che non consentono tale scambio [lettera d), comma 3, articolo 10 del decreto ACE] (par. 4.3);
incremento dei crediti di finanziamento rispetto a quelli risultanti dal bilancio relativo allesercizio in corso al 31 dicembre 2010 [lettera e), comma 3, articolo 10 del decreto ACE] (par. 4.4).
Come messo in evidenza nella relazione illustrativa, le disposizioni antielusive precedentemente indicate individuano alcune operazioni specifiche, effettuate prevalentemente tra societ appartenenti al medesimo gruppo, al verificarsi delle quali opera in modo automatico un meccanismo di neutralizzazione della base di calcolo dellACE.
Il decreto, in particolare, ha ristretto lambito di vigilanza alle operazioni infragruppo, in quanto si tratta proprio di quelle fattispecie che potrebbero prestarsi al raggiungimento di fini elusivi (quali, ed esempio, capitalizzazioni di comodo) in considerazione della direzione unitaria e della pluralit soggettiva presente allinterno del gruppo.
Il meccanismo di neutralizzazione dellACE agisce, di regola, sulle societ che operano gli investimenti idonei a generare la moltiplicazione del beneficio, conservando la rilevanza dellapporto in capo alla societ ricevente, in coerenza con la posizione di utilizzatrice dellapporto medesimo e, solo in alcuni casi, direttamente a detrimento degli incrementi di patrimonio netto delle societ che ricevono gli apporti.
Si rende opportuno precisare, innanzitutto, che la finalit della disciplina antielusiva di cui allarticolo 10 quella di "evitare che a fronte di una sola immissione di denaro possa essere moltiplicata la base di calcolo dellACE mediante una reiterazione di atti di apporto a catena allinterno delle societ del gruppo.
Di seguito, si esaminano alcune ipotesi poste allattenzione della scrivente chiarendo come possono essere valutate varie ipotesi di disapplicazione della disciplina in commento.

 

3.1 Accrescimento ACE generato esclusivamente dallutile non distribuito

La disciplina antielusiva finalizzata a evitare che, a fronte di ununica immissione di capitale, si creino variazioni in aumento del capitale proprio in pi soggetti appartenenti allo stesso gruppo (cfr. relazione illustrativa).
In altri termini, lintenzione del legislatore stata quella di impedire che la stessa somma di denaro conferita accresca il capitale proprio di pi entit giuridiche appartenenti al medesimo gruppo dimprese.
Tutti i contribuenti che pongono in essere una delle operazioni individuate nellarticolo 10 del decreto ACE hanno lonere di sterilizzare la propria base ACE di un importo corrispondente.
prevista la possibilit di presentare istanze di disapplicazione, adeguatamente motivate e corredate dellopportuna documentazione, per dimostrare che laccrescimento del patrimonio netto rilevante ai fini dellACE stato determinato unicamente dallaccantonamento di utili non distribuiti e che lo stesso non stato preceduto da:
conferimenti in denaro provenienti da altri soggetti del gruppo;
finanziamenti provenienti da altri soggetti interni al gruppo che hanno aumentato il capitale proprio di soggetti del gruppo mediante la ricezione di conferimenti in denaro.
In altri termini, la norma antielusiva potr essere disapplicata - in quanto non si sono potuti verificare gli effetti disapprovati dal legislatore e contrastati con larticolo 10 del decreto ACE - qualora il contribuente dimostri, in sede di interpello disapplicativo, che lincremento di capitale proprio ACE non stato preceduto da unimmissione di denaro che ha aumentato, in precedenza, il capitale proprio di un altro soggetto del gruppo.
Si pensi, ad esempio, ad un soggetto che ha realizzato un incremento di capitale proprio nel periodo dimposta 2011 - generato unicamente dallutile non distribuito conseguito nellesercizio 2010 - e che ha trasferito ad una societ del gruppo una somma di denaro mediante una delle operazioni oggetto delle disposizioni antielusive.
In tal caso, se il contribuente non ha ricevuto alcun conferimento in denaro e alcun prestito da parte di un soggetto del gruppo di una somma che, prima di essere prestata a questultimo, abbia aumentato il capitale proprio di unimpresa del gruppo mediante conferimento, non si genera alcun effetto elusivo. Conseguentemente, leventuale trasferimento nel gruppo di una somma di denaro (mediante le operazioni colpite dalla disciplina antielusiva) non genera la duplicazione del beneficio contrastata dalle norme di cui allarticolo 10 del decreto ACE, rendendo inutile ogni indagine circa il susseguente impiego delle somme di cui si tratta dal momento che le disponibilit in questione non hanno precedentemente provocato alcun giovamento in materia di ACE per altre entit giuridiche del gruppo.
Non potranno trovare accoglimento, fatto salvo quanto precisato nei successivi paragrafo, le istanze di disapplicazione presentate da contribuenti che:
∼ abbiano realizzato un incremento di capitale proprio derivante da conferimenti in denaro;
∼ abbiano ricevuto un finanziamento da parte di un soggetto del gruppo e la medesima somma abbia aumentato il capitale proprio di un soggetto del gruppo mediante conferimento.

 

3.2 Accrescimento ACE generato dalla conversione di prestiti obbligazionari

Si in presenza di una fattispecie analoga al conferimento in denaro, anche nellipotesi in cui laccrescimento patrimoniale, rilevante ai fini ACE, derivi dalla conversione di un prestito obbligazionario.
Al riguardo, infatti, la relazione illustrativa chiarisce che "hanno natura di conferimento in denaro le rinunce incondizionate dei soci al diritto alla restituzione di crediti verso la societ ovvero la compensazione dei crediti in sede di sottoscrizione di aumenti del capitale nominale, nonché "la conversione in azioni di obbligazioni.
Le somme derivanti dalla conversione di un prestito obbligazionario sono, pertanto, assimilabili ad un conferimento in denaro con la conseguenza che, qualora le stesse fossero trasferite ad altri soggetti del gruppo mediante operazioni oggetto della disciplina antielusiva, potrebbe verificarsi una duplicazione del beneficio dellACE.
Si ricorda che, nella relazione illustrativa, stato chiarito che per i soggetti IAS/IFRS adopter (vedi articolo 5 del decreto ACE), lincremento di patrimonio derivante dallemissione - anche in periodi dimposta precedenti al 2011 - di prestiti obbligazionari convertibili rileva a partire dallesercizio in cui viene esercitata lopzione, ancorché per tali soggetti le regole contabili impongano allemittente dello strumento finanziario di rilevare separatamente, gi allatto della emissione, oltre ad una passivit finanziaria una componente di patrimonio netto (cfr. IAS 32).
Ci vale anche per di diritti di opzione (warrant).
Ai fini dellACE, in conclusione, assume rilevanza sostanziale il periodo in cui effettuata la scelta per la conversione.

 

3.3 Conferimenti in denaro ricevuti da soggetti non residenti

In tema di conferimenti, il comma 3, lettere c) e d), dellarticolo 10 indica come causa di neutralizzazione della base di calcolo dellACE, i conferimenti in
denaro ad una societ italiana provenienti:
da soggetti domiciliati in Paesi che consentono lo scambio di informazione ai fini tributari qualora siano controllati da soggetti residenti;
da soggetti domiciliati in paesi che non consentono tale scambio.
La previsione di una penalizzazione per i soggetti conferitari legata alla circostanza che i conferimenti in denaro che vengono effettuati in favore di societ di capitali (o enti equiparati) non residenti, anche se effettuati nei confronti di societ del gruppo, non determinano penalizzazioni a carico della societ conferente, nella considerazione, evidentemente, che la fattispecie, di per sé, non pu produrre una proliferazione della base per il calcolo dellACE.
Tuttavia, nelle fattispecie sopra esaminate, come precisato nella relazione illustrativa, vi il potenziale pericolo che lapporto sia stato veicolato da una controllante residente ad un soggetto non residente, per cui gli apporti provenienti dallestero non sono idonei ad incrementare la base di calcolo dellACE della societ conferitaria residente. Questultima, quindi, deve considerare detti apporti, benché effettuati in denaro, come irrilevanti ai fini dellapplicazione della disciplina agevolativa alla stessa stregua degli apporti in natura.
Va da sé che, in coerenza con le modalit di applicazione dellagevolazione ACE, sono penalizzate tutte le tipologie di conferimenti in denaro poste in essere dai contribuenti (quali, ad esempio, le rinunce incondizionate dei soci al diritto alla restituzione di crediti verso la societ ovvero la compensazione dei crediti in sede di sottoscrizione di aumenti del capitale nominale).
Larticolo 10, comma 3, lettera d) del decreto ACE prevede, come gi evidenziato, un meccanismo automatico tendente a ridurre la base di calcolo dellACE, "fino a concorrenza dei conferimenti in denaro provenienti da soggetti domiciliati in Stati o territori diversi da quelli individuati nella lista di cui al decreto ministeriale emanato ai sensi dellarticolo 168-bis del TUIR (cio, come precisato nella relazione illustrativa, che non consentono lo scambio dinformazioni fiscali).
Al riguardo si osserva che attraverso tale disposizione il legislatore ha, in sostanza, introdotto una sorta di presunzione assoluta, per effetto della quale i conferimenti in denaro provenienti da soggetti domiciliati in Paesi diversi da quelli che consentono lo scambio di informazioni sono in ogni caso elusivi.
In tali ipotesi, a causa della mancanza di uno scambio di informazioni con il Paese di origine del conferente, non pu mai essere scongiurato né il verificarsi di effetti moltiplicativi né il verificarsi di effetti distorsivi.
La mancanza di scambio di informazioni tra lo Stato italiano e quello di residenza del soggetto conferente, non consente, infatti, di valutare con certezza se i conferimenti effettuati rappresentino nuova ricchezza. Tali somme potrebbero, in realt, essere il rientro di precedenti finanziamenti effettuati a favore del soggetto estero o derivare da movimentazioni finanziarie non controllabili in alcun modo da parte dellamministrazione finanziaria.
appena il caso di ricordare che il decreto ministeriale indicato dallarticolo 168-bis del TUIR, relativo ai "Paesi e territori che consentono un adeguato scambio di informazioni, allo stato attuale, non stato promulgato, ma larticolo 1, comma 88, della legge 24 dicembre 2007, n. 244 chiarisce che sino al periodo dimposta "di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del decreto del Ministro delleconomia e delle finanze emanato ai sensi dellarticolo 168-bis continueranno "ad applicarsi le disposizioni vigenti al 31 dicembre 2007.
Per individuare i Paesi che non consentono lo scambio di informazioni, in assenza del D.M. contemplato dallarticolo 168-bis del TUIR e conformemente allarticolo 1, comma 88, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, occorre fare riferimento al D.M. 4 settembre 1996, contenente lElenco degli Stati con i quali attuabile lo scambio di informazioni ai sensi delle convenzioni per evitare le doppie imposizioni sul reddito in vigore con la Repubblica Italiana.
In conformit agli orientamenti espressi nella risoluzione dellAgenzia delle entrate 29 gennaio 2002, n. 26/E, emanata in vigenza della DIT, si devono ritenere inammissibili le istanze di disapplicazione - di cui allarticolo 37-bis, comma 8, del DPR 600 del 1973 - aventi ad oggetto la tematica qui in esame. Ci in quanto non possibile verificare se le prove fornite dal contribuente sono sufficienti a dimostrare che leffetto antielusivo contrastato dalla norma pu in concreto non verificarsi.

 

3.4 Sterilizzazione dellincremento di capitale proprio nellipotesi di incremento dei crediti da finanziamento

In considerazione della circostanza per cui le movimentazioni dei crediti da finanziamento possono risultare uno strumento idoneo a moltiplicare la base di calcolo dellagevolazione, le previsioni contenute nellarticolo 10, comma 3, lettera e) del decreto ACE, prevedono un meccanismo automatico tendente a ridurre la base di calcolo dellACE, per un importo pari allincremento dei predetti crediti di finanziamento.
In altri termini, i benefici dellACE possono essere duplicati quando un soggetto giuridico riceve un conferimento in denaro, il quale accresce lagevolazione relativa allimpresa conferitaria e, successivamente, questultima presta la somma che le stata conferita a societ appartenenti al suo gruppo,affinché esse impieghino detto denaro per compiere nuovi conferimenti in denaro e, quindi, per aumentare il vantaggio tributario dei soggetti conferitari.
In merito alla individuazione della nozione di crediti da finanziamento, per il settore bancario, la relazione al decreto, riprendendo quanto gi affermato dallagenzia delle Entrate nella Circolare del 19 giugno 2001, n. 61/E, ha chiarito che deve aversi riguardo non a criteri nominalistici o alla collocazione in bilancio ma alla "intrinseca natura del credito stesso.
La relazione evidenzia, ancora, che i crediti da finanziamento, il cui incremento passibile della descritta restrizione, sono quelli diversi dai crediti da funzionamento e da quelli derivanti dalla sottoscrizione di titoli di debito, specificando che sono crediti di funzionamento quelli connessi alloperativit bancaria e finanziaria della societ del gruppo finanziata, mentre sono indicati, ad esempio, quali crediti "da finanziamento quelli derivanti da erogazione in denaro a scopo di mutuo, la cui durata sia superiore a 18 mesi, in conformit a quanto previsto dallarticolo 15, comma 3, del D.P.R. 601/1973.
Si osserva che lindividuazione dellappartenenza dei crediti al gruppo di quelli di funzionamento o finanziamento non una questione interpretativa bens attiene a valutazioni di fatto. Conseguentemente, le istanze di disapplicazione aventi ad oggetto la riconducibilit del credito alluna o allaltra delle predette categorie devono essere ritenute inammissibili.
Nellipotesi in cui i crediti verso le societ controllate risultino qualificati come crediti "da finanziamento, essi sono rilevanti ai fini dellapplicazione delle disposizioni antielusive di cui allarticolo 10, comma 3, lettera. e) del decreto 14 marzo 2012, determinando, in linea di principio, limmediata sterilizzazione dellagevolazione.
Al riguardo, si ritiene necessario chiarire che, allo scopo di quantificare alla fine del periodo dimposta "lincremento, rispetto a quelli risultanti dal bilancio relativo allesercizio in corso al 31 dicembre 2010, dei crediti di finanziamento, il contribuente deve determinare in modo distinto, relativamente a ciascuna impresa del gruppo finanziata, gli aumenti e le riduzioni dei diritti di credito, rispetto alle risultanze dellesercizio in corso al 31 dicembre 2010. Le posizioni creditorie, quindi, non devono essere sommate algebricamente.
Si osserva, infatti, che il confronto "per masse consentirebbe di compensare gli incrementi dei finanziamenti verso una societ controllata con i decrementi relativi ad altra societ. In tal modo la restituzione e il reimpiego - anche se riguardano soggetti diversi - si verrebbero ad elidere reciprocamente impedendo il monitoraggio di tutti i flussi di crediti da finanziamento allinterno del gruppo.
Diversamente, effettuando il confronto dei flussi di cui si tratta per singola societ si consente il riscontro di tutti i singoli reimpieghi al fine di verificare eventuali duplicazioni del beneficio allinterno del gruppo.
Si riporta, di seguito, un breve esempio che illustra la corretta modalit di determinazione degli incrementi dello stock dei crediti da finanziamento rispetto alla soglia di avvio del monitoraggio, fissata dalla norma al 31 dicembre 2010.
A causa delle obiettive condizioni di incertezza interpretativa relative allapplicazione in tema di ACE dei precedenti chiarimenti forniti con la circolare 6 marzo 1998, n. 76 in materia di DIT, gli uffici ridetermineranno, in sede di controllo, la maggiore imposta dovuta senza lapplicazione delle sanzioni.

 

Tabella 1 - Variazione crediti da finanziamento

Crediti da 31/12/2010
31/12/2011
31/12/2012
finanziamento Importo Importo Var. Importo Var
Societ A 4.500 3.200 - 1.300 4.000 - 500
Finanziamenti 31/12/2010
31/12/2011
31/12/2012
ricevuti Importo
Importo
Var.
Societ B 1.500 2000 500
2.500
1.000
Societ C 1.500
1.000
- 500 1.000
- 500
Societ D 1.500
200
- 1.300
500
- 1.000
Si ipotizzi un gruppo costituto da 4 societ (da A a D) in cui la societ controllante A abbia finanziato gli altri soggetti del gruppo per un importo di 4.500 al 31/12/2010 e successivamente presenti la dinamica dei crediti in parola espressa nella tabella.
Al fine di determinare lincremento dei crediti da finanziamento rispetto al loro valore al 31 dicembre 2010, la societ A (finanziante) non dovr operare per masse evidenziando una riduzione dei finanziamenti effettuati a favore degli altri soggetti del gruppo; piuttosto, dovr determinare landamento dei crediti (ovvero del saldo del conto crediti) rispetto ai singoli soggetti del gruppo con le seguenti conclusioni.
Con riferimento alla societ B, emerge un incremento dei crediti da finanziamento al 31/12/2011, pari a 500, che sterilizza lincremento di capitale proprio realizzato dalla societ A nel medesimo periodo dimposta.
Successivamente, nel periodo dimposta 2012, lammontare dei crediti verso la societ B aumenta di ulteriori 500, portando a 1.000 la sterilizzazione complessiva sulla propria base ACE. Nei confronti delle societ C e D si assiste, diversamente, ad una riduzione dei prestiti effettuati al 31/12/2010 generando un plafond positivo che evita la sterilizzazione dellincremento di capitale proprio rilevato, in funzione di eventuali trasferimenti di denaro che avverranno nei periodi dimposta successivi.
Ci detto, si ricorda che, al fine di escludere che lincremento dei crediti da finanziamento determini la "neutralizzazione automatica del beneficio ACE, il contribuente pu richiedere la disapplicazione della suddetta disposizione tramite interpello da presentarsi ai sensi dellarticolo 37-bis, comma 8, del D.P.R. 600/1973.
In proposito, si evidenzia che, ai fini della disciplina in esame, potranno trovare accoglimento le istanze di disapplicazione, adeguatamente motivate e corredate da opportuna documentazione, che dimostrino come a seguito dellincremento dei crediti da finanziamento il contribuente ricevente non abbia operato alcun conferimento dei crediti ad altro soggetto del gruppo ovvero alcun ulteriore finanziamento ad altri soggetti del gruppo (che abbiano a loro volta operato dei conferimenti).
In particolare, il contribuente avr lonere di presentare la documentazione idonea a dimostrare che il soggetto finanziato:
non abbia posto in essere conferimenti in denaro che abbiano aumentato il capitale proprio di altri soggetti del gruppo;
non abbia finanziato altri soggetti del gruppo che a loro volta abbiano aumentato il capitale proprio di altri soggetti del gruppo (mediante conferimenti).
Si pensi, ad esempio, allipotesi in cui dalla predetta documentazione si evinca che, nonostante siano aumentati i crediti da finanziamento, gli incrementi di capitale proprio verificatisi per tutte le societ del gruppo nel corso del periodo dimposta derivano esclusivamente dallaccantonamento di utili a riserve disponibili. In tale circostanza, potr trovare accoglimento listanza di disapplicazione presentata dal contribuente.
Diversamente, se dalla medesima documentazione emergesse che gli incrementi di capitale proprio verificatisi nelle societ del gruppo nel corso del periodo dimposta derivino esclusivamente da conferimenti in denaro listanza di disapplicazione non potr trovare accoglimento.
Va da s che i documenti di cui si tratta potranno essere oggetto di attivit di controllo, con leffetto che eventuali incoerenze fra gli stessi e la situazione di fatto rilavata dagli ufficio comporteranno la rettifica dellammontare di agevolazione ACE indebitamente fruita.

 

3.5 Acquisto di partecipazione di controllo da soggetto non residente

Larticolo 10, comma 3, lettera a), del decreto ACE, come gi accennato, impone la sterilizzazione dellincremento di capitale proprio realizzato per un ammontare pari ai corrispettivi erogati per lacquisizione (o lincremento della quota detenuta) delle partecipazioni di controllo.
La relazione illustrativa ha posto in evidenza come lo stesso decreto abbia delimitato lapplicazione della fattispecie di sterilizzazione agli acquisti di partecipazioni infragruppo rispetto alla previsione della norma primaria che faceva riferimento, in genere, alle partecipazioni acquistate da terzi sul mercato. Tale previsione, si sottolinea, sarebbe risultata oltremodo penalizzante per le imprese e avrebbe rischiato di "frenare la libera circolazione delle partecipazioni, considerato, peraltro, il carattere permanente dellautomatismo.
In proposito, si evidenzia che in aggiunta al descritto requisito dellappartenenza dei contraenti al medesimo gruppo, larticolo 10, comma 3, lettera a), del decreto ACE richiede che lalienante della partecipazione abbia precise caratteristiche, riguardanti specialmente la veste giuridica e la residenza ai fini tributari.
La norma in questione, infatti, fa riferimento esclusivamente alle "partecipazioni in societ controllate gi appartenenti ai soggetti di cui al comma 1, in altri termini quelli "di cui agli articoli 2 e 8, vale a dire:
"le societ e gli enti indicati nellarticolo 73, comma 1, lettere a) e b), del testo unico delle imposte sui redditi (art. 2, c. 1, primo periodo, del decreto ACE);
"le societ e gli enti commerciali non residenti di cui allarticolo 73, comma 1, lettera d), del TUIR limitatamente "alle stabili organizzazioni nel territorio dello Stato (art. 2, c. 2, del decreto ACE);
le "persone fisiche e le societ in nome collettivo e in accomandita semplice in regime di contabilit ordinaria (art. 8, c. 1, del decreto ACE).
In sostanza, il rinvio al comma 1 contenuto nellarticolo 10, comma 3, lettera a), del decreto ACE comporta che, ai fini dellapplicazione della disposizione antielusiva, il contraente che aliena le partecipazioni deve essere un soggetto residente appartenente al gruppo. Sono presi in considerazione, dunque, soltanto gli acquisti di partecipazioni di controllo trasferite da cedenti che risiedono in Italia dal punto di vista fiscale, non potendosi intendere diversamente il rimando agli articoli 2 e 8 del decreto ACE.

 

4 Impresa familiare e attribuzione del beneficio ACE

Con riferimento allimpresa familiare di cui allarticolo 230-bis del codice civile il decreto ACE ha previsto, allarticolo 8, che "limporto corrispondente al rendimento nozionale che supera il reddito dimpresa attribuito allimprenditore e ai collaboratori familiari ovvero al coniuge dellazienda coniugale in proporzione alle rispettive quote di partecipazione al reddito.

Ancorché le disposizioni attuative regolino esclusivamente la gestione delle eccedenze di rendimento nozionale rispetto al reddito dimpresa, si ritiene che il rendimento nozionale ACE debba essere ripartito fra imprenditore e familiari in proporzione alle rispettive quote di partecipazione al reddito.
Tale interpretazione consente di garantire parit di trattamento, in relazione alle modalit di applicazione dellagevolazione ACE, fra gli imprenditori individuali e quelli che operano allinterno di unimpresa familiare. Daltronde, ferma restando la ripartizione degli utili fra limprenditore ed i propri familiari, ognuno dei componenti di questa tipologia dimpresa realizza una propria quota di reddito complessivo netto, derivante dallattivit dimpresa, che dovr essere ridotta della propria percentuale di rendimento nozionale definita in proporzione alle rispettive quote di partecipazione al reddito.
Al riguardo si evidenzia che, nella colonna 9 del rigo RS37 del Modello Unico PF 2014 (fascicolo 3) riportata la quota del rendimento nozionale ceduto ai familiari. Per quanto sopra argomentato, tale somma dovr essere determinata avendo riguardo alla rispettive quote di partecipazione al reddito dei citati familiari.
Inoltre, in colonna 11 del medesimo rigo RS 37, dovr essere inserito limporto relativo al rendimento nozionale di spettanza dellimprenditore che, determinato per differenza fra limporto del rendimento nozionale complessivo (colonna 8) e la quota ceduta ai familiari (colonna 9) rappresenta, appunto, la quota che viene utilizzata nella dichiarazione in diminuzione del reddito complessivo dellimprenditore. Nellipotesi in cui la stessa sia superiore al reddito imponibile attribuito allimprenditore emerger uneccedenza riportabile dallo stesso nei periodi dimposta successivi.
Conseguentemente, eventuali eccedenze si formeranno direttamente in capo allimprenditore ed a propri familiari risultando riportabili nei periodi dimposta successivi secondo le ordinarie regole dellagevolazione ACE.

 

5 Deduzione ACE nel consolidato

Larticolo 6 del decreto ACE per le societ e per gli enti che partecipano al consolidato nazionale prevede che leventuale eccedenza di agevolazione ACE rispetto allimporto determinato dalla singola societ sia "trasferita alla fiscal unit, nei limiti di quanto trova capienza a livello di gruppo, ed ammessa in deduzione dal reddito complessivo globale netto di gruppo fino a concorrenza dello stesso. Va da sé che leccedenza non trasferita, in quanto non trova capienza a livello di gruppo, risulter riportabile nei periodi dimposta successivi dalle singole societ che compongono il consolidato fiscale, e potr essere trasferita nuovamente nei periodi dimposta successivi alla fiscal unit.
Tale impostazione consente di massimizzare il beneficio da parte dei singoli partecipanti ed a livello di gruppo, garantendo, altres, lassenza di criticit in relazione alla "paternit delle eventuali eccedenze in capo alla fiscal unit.
In relazione al regime di circolazione delle eccedenze ACE nel consolidato, inoltre, si ritiene necessario evidenziare che lattribuzione delle predette eccedenze alla fiscal unit debba avvenire in via obbligatoria ed in misura pari alla capienza del reddito complessivo netto del gruppo. Le eccedenze non trasferite, nellipotesi in cui vi sia capienza a livello di gruppo, non potranno essere riportate nei periodi dimposta successivi dalle societ appartenenti al consolidato.
Tale posizione interpretativa consente di garantire la parit di trattamento con i soggetti che operano al di fuori del consolidato fiscale, evitando la possibilit di strumentalizzare per finalit di risparmio fiscale il meccanismo di riporto delle eccedenze ACE con gli effetti delladozione del regime del consolidato fiscale.
Resta fermo, come precisato nella relazione illustrativa, che quanto affermato non si applica alle eccedenze di "quote ACE generatesi anteriormente allopzione per il consolidato, per cui permane il divieto di attribuzione al consolidato.

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