Venerdì 27 settembre 2013

Un comportamento scorretto è reato solo quando a prevederlo è la legge

a cura di: FiscoOggi
Chi, per evadere le imposte, indica elementi attivi inferiori a quelli effettivi ovvero passivi fittizi, commette un delitto punibile con la reclusione da uno a tre anni.

Con la sentenza n. 36894 del 9 settembre, la Corte di cassazione ha statuito la perseguibilità penale del contribuente nei casi di elusione fiscale, purché risulti violata una fattispecie di reato espressamente prevista.
Infatti, la Corte suprema ha affermato che “non qualunque condotta elusiva ai fini fiscali può assumere rilevanza penale, ma solo quella che corrisponde a una specifica ipotesi di elusione espressamente prevista dalla legge”. In altre parole, “nel campo penale non può affermarsi l’esistenza di una regola generale antielusiva, che prescinda da specifiche norme, mentre può affermarsi la rilevanza penale di condotte che rientrino in una specifica disposizione fiscale antielusiva”. Fra queste, rientra la dichiarazione infedele di cui all’articolo 4 del Dlgs 74/2000.

In seguito a una verifica fiscale, l’Agenzia delle Entrate segnalava un’operazione elusiva attuata dai ricorrenti. Questi avrebbero ceduto delle partecipazioni societarie con atto di compravendita, piuttosto che mediante conferimento di beni in natura, al fine di consentire la detassazione dei dividendi che, infatti, erano stati distribuiti tra le parti attraverso l’imputazione a prezzo della compravendita.


Fonte: http://www.nuovofiscooggi.it
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