Venerdì 29 agosto 2014

Se il dialogo col Fisco è "apatico" la motivazione diventa superflua

a cura di: FiscoOggi
La "spiegazione" dell'atto assume centralità solo quando l'ufficio deve dare contezza delle ragioni per cui ritiene non attendibili le giustificazioni fornite dal contribuente.

In tema di accertamento da parametri (o da studi di settore), il contraddittorio rappresenta momento indefettibile per adeguare il risultato dello standard alla specifica, concreta realtà del contribuente; in tale sede (senza pregiudizio alcuno per la successiva fase processuale), è onere del contribuente fornire i propri chiarimenti, ovvero gli elementi giustificativi dello scostamento rilevato o dell'inapplicabilità di tale strumento al caso concreto.
Qualora però, a seguito dell'invito al contraddittorio, il contribuente sia rimasto inerte oppure non fornisca alcun elemento idoneo a determinare una rimodulazione dell'atto impositivo, la motivazione dell'atto può basarsi unicamente sull'applicazione dello studio di settore, con riferimento allo standard applicato.
Sono questi i principi sanciti dalla Corte di cassazione con la sentenza 17646 del 6 agosto.

La vicenda processuale
L'Agenzia delle Entrate ricorreva per cassazione avverso una sentenza della Ctr Lazio che, in rigetto dell'appello proposto, aveva confermato l'illegittimità di un avviso di accertamento emesso in applicazione dei parametri di cui al Dpcm del 29 gennaio 1996.


Fonte: http://www.nuovofiscooggi.it
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