Lunedì 2 maggio 2016

SCIA - Illegittimo il controllo oltre i 30 giorni previsto dalla legge regionale - Sentenza della Corte Costituzionale

a cura di: TuttoCamere.it

Risulta costituzionalmente illegittima la disposizione della Legge regionale, che, consentendo all'amministrazione di intervenire in via inibitoria o repressiva sull'attività intrapresa in base a segnalazione certificata di inizio attività (SCIA) o a dichiarazione di inizio attività (DIA), dopo il termine previsto dalla Legge statale, senza le garanzie imposte dal legislatore viola un principio fondamentale della materia del governo del territorio.

Con la sentenza n. 49 del 9 marzo 2016 (pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale - 1a Serie speciale - Corte Costituzionale, n. 11 del 16 marzo 2016) la Corte Costituzionale ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 84-bis, comma 2, lettera b), della Legge della Regione Toscana 3 gennaio 2005 n. 1, recante "Norme per il governo del territorio".

In tale articolo - inserito dall'art. 22 della L.R. 5 agosto 2011, n. 40 - al comma 2, si stabilisce che "Nei casi di SCIA relativa ad interventi di cui all'articolo 79, comma 1, lettere b), d), e) ed f) e di cui all'articolo 79, comma 2, lettere a), b), c) ed e), decorso il termine di trenta giorni di cui all'articolo 84, comma 6, possono essere adottati provvedimenti inibitori e sanzionatori qualora ricorra uno dei seguenti casi:

a) in caso di falsità o mendacia delle asseverazioni, certificazioni, dichiarazioni sostitutive di certificazioni o degli atti di notorietà allegati alla SCIA medesima;
b) in caso di difformità dell'intervento dalle norme urbanistiche o dalle prescrizioni degli strumenti urbanistici generali, degli atti di governo del territorio o dei regolamenti edilizi;
c) qualora dall'esecuzione dell'intervento consegua pericolo di danno per il patrimonio storico-artistico, culturale e paesaggistico, per l'ambiente, per la salute, per la sicurezza pubblica o la difesa nazionale."
.

In particolare, per i giudici della Corte Costituzionale la normativa regionale in esame, nell'attribuire all'Amministrazione un potere di intervento, lungi dall'adottare una disciplina di dettaglio, ha introdotto una normativa sostitutiva dei principi fondamentali dettati legislatore statale; andando a toccare i punti nevralgici del sistema elaborato nella legge sul procedimento amministrativo. Ciò comporta l'invasione della riserva di competenza statale alla formulazione di principi fondamentali, con tutti i rischi per la certezza e l'unitarietà della disciplina che tale invasione comporta.

Secondo il TAR per la Toscana, che ha sollevato la questione di legittimità costituzionale, la disposizione impugnata sarebbe viziata in quanto consentirebbe all'Amministrazione di esercitare poteri sanzionatori per la repressione degli abusi edilizi, anche oltre il termine di trenta giorni dalla presentazione della SCIA, in un numero di ipotesi più ampio rispetto a quello previsto dai commi 3 e 4 dell'art. 19 della L. n. 241 del 1990.

Il contrasto tra la disciplina statale e quella regionale comporta pertanto ad avviso del TAR per la Toscana la non manifesta infondatezza della questione di costituzionalità con riguardo alla violazione dei principi fondamentali in materia edilizia, rientrante in quella più generale del governo del territorio, oggetto di competenza legislativa concorrente ex art. 117 comma terzo della Costituzione, in quanto la disciplina statale dei titoli edilizi costituisce norma di principio.
La Corte Costituzionale ritiene fondato tale profilo di illegittimità della norma.

Per scaricare il testo della sentenza della Corte Costituzionale n. 49/2016 clicca qui.


Fonte: http://www.tuttocamere.it
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