Martedì 3 maggio 2016

L'accesso abusivo alla casella di posta elettronica altrui è reato - Sentenza della Cassazione Penale

a cura di: TuttoCamere.it

L'accesso abusivo all'altrui casella di posta elettronica configura il reato di cui all'art. 615-ter del Codice penale, essendo detta casella uno "spazio di memoria", ossia una porzione della complessa apparecchiatura, fisica e astratta, destinata alla memorizzazione delle informazioni, protetto mediante apposizione di una password in modo tale da rivelare la chiara volontà dell'utente di farne uno spazio a sé riservato, e nella disponibilità del suo titolare, identificato da un account registrato presso un provider del servizio.

È quanto ha chiarito la Cassazione Penale, Sez. V, nella Sentenza n. 13057 depositata il 31 marzo 2016, confermando la condanna di 6 mesi di reclusione inflitta in appello ad un uomo che, approfittando della sua qualità di responsabile dell'ufficio di polizia provinciale e dell'assenza temporanea del collega, si introduceva nella sua casella di posta elettronica protetta da password, e dopo aver preso visione del contenuto di numerosi documenti, aprendoli, ne scaricava due.

Ricordiamo che l'art. 615-ter C.P. è stato aggiunto dall'art. 4, della l. 23 dicembre 1993, n. 547 e prevede, al comma 1, che chiunque abusivamente si introduce in un sistema informatico o telematico protetto da misure di sicurezza  ovvero vi si mantiene contro la volontà espressa o tacita di chi ha il diritto di escluderlo, è punito con la reclusione fino a tre anni.

Per i Giudici della Cassazione la casella di posta elettronica rappresenta, inequivocabilmente, un "sistema informatico" rilevante ai sensi dell'art. 615-ter del Codice penale in quanto non è altro che uno spazio di memoria di un sistema informatico destinato alla memorizzazione di messaggi, o informazioni di altra natura (immagini, video, ecc.), di un soggetto identificato da un account registrato presso un provider del servizio. E l'accesso a questo "spazio di memoria" concreta, chiaramente, un accesso al sistema informatico, giacchè la casella non è altro che una porzione della complessa apparecchiatura - fisica e astratta - destinata alla memorizzazione delle informazioni.
Allorché questa porzione di memoria sia protetta - come nella specie, mediante l'apposizione di una password, in modo tale da rivelare la chiara volontà dell'utente di farne uno spazio a sè riservato - ogni accesso abusivo allo stesso concreta l'elemento materiale del reato di cui all'art. 615-ter del Codice penale.

I sistemi informatici rappresentano, infatti, «un'espansione ideale dell'area di rispetto pertinente al soggetto interessato, garantita dall'art. 14 Cost. e penalmente tutelata nei suoi aspetti più essenziali e tradizionali dagli artt. 614 e 615».

I Giudici hanno, quindi, rigettato l'equiparazione - fatta dalla difesa del ricorrente - della casella di posta elettronica alla "cassetta delle lettere" collocata nei pressi dell'abitazione, poiché detta "cassetta" non è affatto destinata a ricevere e custodire informazioni e non rappresenta una "espansione ideale dell'area di rispetto pertinente al soggetto interessato", ma un contenitore fisico di elementi (cartacei e non) solo indirettamente riferibili alla persona.

Per scaricare il testo della sentenza clicca qui.


Fonte: http://www.tuttocamere.it
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