Martedì 27 gennaio 2015

Bilanci d’esercizio: deposito presso il Registro delle imprese di copia non formalmente approvata. Non si configura reato

a cura di: TuttoCamere.it
Non è configurabile la fattispecie di cui all’art. 483 Codice penale (Falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico) nel caso in cui siano depositati, presso l’ufficio del Registro delle imprese tenuto dalla Camera di Commercio, bilanci di esercizio di un società non formalmente approvati, non essendovi alcuna norma che conferisca attitudine probatoria all’attività dei funzionari della Camera di Commercio in ordine al contenuto degli atti di cui ricevono il deposito.

E’ quanto emerge dalla Sentenza n. 1205 della Corte di Cassazione, Sez. V Penale, depositata il 13 gennaio 2015, che ha respinto il ricorso del procuratore generale della Corte d’appello che, dopo la decisione dei giudici di seconda istanza di assolvere l’amministratore dal reato di falso ideologico in atto pubblico per induzione (articoli 48-479 del Codice penale), cercava almeno di fargli addebitare il reato meno grave di falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico (articolo 483 del Codice penale).

Il fatto contestato era quello di avere depositato, presso l'ufficio del Registro delle imprese, due bilanci di esercizio di una società non formalmente approvati, con allegati i verbali di assemblee che in effetti non si erano svolte.

Le argomentazioni assunte dai giudici di merito e accolte dalla Corte di Cassazione vertono sul fatto che il deposito del bilancio presso la Camera di Commercio non ha carattere costitutivo, né con esso si attesta la regolarità della procedura di approvazione. Il funzionario della Camera di Commercio, pur rivestendo, ai sensi dell’art. 357 C.P. la qualità di pubblico ufficiale e non di incaricato di un pubblico servizio, tuttavia, nella tenuta del Registro delle imprese e in relazione agli atti in esso annotati, nel ricevere il bilancio e i verbali di assemblea, il suddetto funzionario si limita a dare atto dell'avvenuto deposito di tali atti e non della regolarità del loro contenuto.

È pur vero che il deposito del bilancio di una società sia obbligatorio per legge ed è ritenuto rilevante nell'interesse generale. La sua omissione, tuttavia, è sanzionata amministrativamente, così come previsto dall'articolo 2630 codice civile.
Il suddetto obbligo di deposito nel Registro delle imprese nulla ha a che fare con la veridicità del suo contenuto, in relazione alla quale sussistono norme sanzionatorie specifiche.

Il bilancio ha indubbiamente la funzione di oggettiva informazione, funzione espressa con il richiamo alla chiarezza e a una "rappresentazione veritiera e corretta" (art. 2423, comma 2, C.C.). Tale obiettiva informazione risponde all'interesse dei soci, dei terzi e della stessa società, nonché della collettività nel suo insieme, che riconnette importanza al regolare funzionamento delle imprese nell'ambito dell'economia nazionale.

Ma la fattispecie di false comunicazioni sociali di cui agli artt. 2621 e 2622 C.C. individua già autonomamente le condotte penalmente rilevanti sia nell'esposizione dei fatti materiali che non rispondono ad una concreta o veritiera realtà sia nell'omissione di dati o di informazioni la cui comunicazione è prevista da disposizioni normative e tende a tutelare la veridicità, la chiarezza e la completezza delle informazioni relative all'esercizio dell'attività, in linea con la funzione attribuita al bilancio dai principi ispiratori della sua disciplina.
Fonte: http://www.tuttocamere.it
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