Mercoledì 4 novembre 2015

Ristorante casalingo (Home Restaurant): per il Ministero è un'attività da equiparare all'attività di somministrazione di alimenti e bevande

a cura di: TuttoCamere.it
L'attività di "Home Restaurant" o "ristorante casalingo", in base alle disposizioni dettate dalla L. n. 287 del 1991, "anche se esercitata solo in alcuni giorni dedicati e tenuto conto che i soggetti che usufruiscono delle prestazioni sono in numero limitato, non può che essere classificata come un'attività di somministrazione di alimenti e bevande, in quanto anche se i prodotti vengono preparati e serviti in locali privati coincidenti con il domicilio del cuoco, essi rappresentano comunque locali attrezzati aperti alla clientela".

Lo ha stabilito il Ministero dello Sviluppo Economico con la risoluzione n. 50481 del 10 aprile 2015, emanata in risposta ad un preciso quesito posto da una Camera di Commercio che ha chiesto di chiarire come configurare l'attività di cuoco a domicilio e se tale attività possa rientrare fra quelle soggette alla Segnalazione Certificata di Inizio di Attività (SCIA) da presentare la Comune di residenza, al fine di stabilire in modo chiaro l'iter da seguire per garantire il controllo dei requisiti professionali a tutela del consumatore finale.

Gli "Home Restaurant" sono attività in cui un privato organizza pranzi o cene nella propria abitazione in giorni dedicati e per poche persone, trattati come ospiti personali. Per partecipare è richiesta una prenotazione su un apposito sito web e, al termine del pasto, è previsto il pagamento del prezzo corrispondente.

Si tratta, sempre secondo il Ministero, di un'attività economica in senso proprio e, di conseguenza, "non può considerarsi un'attività libera e pertanto non assoggettabile ad alcuna previsione normativa tra quelle applicabili ai soggetti che esercitano un'attività di somministrazione di alimenti e bevande". Richiamando poi una precedente nota (n. 98416 del 12 giugno 2013), il Ministero ricorda che in quell'occasione "ha classificato come un'attività vera e propria di somministrazione al pubblico di alimenti e bevande quella effettuata da un soggetto che, proprietario di una villa, intendeva preparare cibi e bevande nella propria cucina fornendo tale servizio solo su specifica richiesta e prenotazione da parte di un committente e quindi solo per gli eventuali invitati".

Pertanto, anche nel preciso caso in questione, considerata la modalità con la quale viene esercitata l'attività, si devono applicare le disposizioni di cui all'articolo 64, comma 7, del D.Lgs. 26 marzo 2010, n. 59. Ciò significa che, i soggetti interessati devono:

a) essere in possesso dei requisiti di onorabilità nonché professionali di cui all'articolo 71 del medesimo decreto;
b) presentare la Segnalazione Certificata di Inizio Attività (SCIA) o a richiedere, ove trattasi di attività svolte in zone tutelate, la prevista autorizzazione.

Sul caso sono state segnalate, dall'Associazione dei titolari di pubblici esercizi (APPE), aderente a Confcommercio, le prime sanzioni applicate da parte dei NAS per irregolarità amministrative e igienico- sanitarie.

Per scaricare il testo delle due risoluzioni ministeriali clicca qui.
Fonte: http://www.tuttocamere.it
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