Lunedì 8 aprile 2002
Con l’emanazione della Direttiva Comunitaria in materia di e-commerce, verrà finalmente disciplinato il trattamento fiscale del commercio elettronico diretto, ossia di quello relativo alla vendita in rete di beni digitali (immagini, files musicali, software, libri elettronici, ecc. ecc.). La direttiva prevede meccanismi impositivi differenti a seconda dell’appartenenza o meno di committente e consumatore all’Unione Europea e a seconda che committente e consumatore siano soggetti IVA o meno. Operazioni interessate dalla direttiva, se concluse a titolo oneroso, sono: - progettazione, realizzazione e manutenzione di siti web; - contratti di web hosting; - fornitura di programmi e loro aggiornamento; - cessioni di immagini, di musica, di film e di giochi; - programmi politici, culturali, sportivi, scientifici e di divertimento; - formazione a distanza; - accesso a banche dati. Luogo di tassazione è quello in cui il servizio viene concretamente consumato. Questo coincide nella pratica con il luogo in cui il consumatore ha la sede permanente o la residenza. Pertanto se il servizio è diretto ad un consumatore comunitario la prestazione risulterà imponibile nel Paese di residenza del consumatore, mentre non risulterà imponibile la prestazione resa a consumatore extracomunitario. Nel caso di transazioni tra operatori economici (B2B ossia Business to Business), fiscalmente identificati in paesi differenti in cui il committente è situato in uno Stato membro, il committente si autoliquiderà l’imposta (reverse charge); nel caso in cui il servizio è reso ad un consumatore non operatore economico (B2C ossia Business to Consumer), l’operazione sarà imponibile presso il consumatore con fatturazione diretta con imposta da parte del prestatore. In questo secondo caso, se un operatore extra comunitario non stabilito ai fini Iva in nessuno Stato membro esegue prestazioni verso un consumatore comunitario, la direttiva impone obblighi specifici, e più precisamente vincola l’operatore a: - identificarsi ai fini IVA nello Stato membro dove inizia la sua attività B2C tassabile; - conservare tutti i documenti e i dati informatici relativi alle operazioni per almeno 10 anni; - presentare trimestralmente (entro il 20 del mese successivo al trimestre) allo Stato membro di identificazione una dichiarazione in cui si riporta l’ammontare dell’imposta riscossa, suddivisa per Stato membro; - effettuare il versamento, contemporaneamente alla dichiarazione, dell’imposta riscossa allo Stato “di identificazione”. Lo Stato di identificazione dovrà poi provvedere a riaccreditare l’IVA riscossa ai vari stati membri e inviare agli stessi i dati desunti dalla dichiarazione periodica. L’aliquota da applicarsi alle transazioni telematiche è quella normale del Paese del consumatore finale (in Italia pari al 20%, in Belgio al 21%, in Germania al 16%, ecc.). La Direttiva entrerà in vigore il 1 luglio 2003 e, se non prorogata, avrà effetto fino al 30 giugno 2006.
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