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Lunedì 8 febbraio 2016

Agenti di affari in mediazione - Chiarimenti dal Ministero sul diritto di stabilimento e sul riconoscimento della qualifica professionale

a cura di: TuttoCamere.it
Un cittadino italiano, residente in Italia e nel contempo legale rappresentante di una società di mediazione immobiliare con sede a Malta - dove l'attività mediatizia non è affatto regolamentata - può liberamente esercitare l'attività mediatizia in Italia, scegliendo se svolgerla in regime di stabilimento, cioè aprendo una sede secondaria o una unità locale, ovvero in regime autonomo e diretto, in forma di impresa individuale ovvero senza più alcun collegamento alla predetta società maltese.

E' questa la risposta fornita, dal Ministero dello Sviluppo Economico con il Parere del 27 gennaio 2016, Prot. 20151, in risposta ad un preciso quesito in merito a tale possibilità.
Il Ministero prende in considerazione le due possibili ipotesi: l'apertura di una sede secondaria o di una unità locale in Italia o l'esercizio in forma individuale ed autonoma in Italia.

Nella prima ipotesi, l'art. 13 del D.M. 26 novembre 2011 consente ad un'impresa stabilita legalmente in uno Stato membro di aprire una sede secondaria o una unità locale in Italia per svolgere l'attività mediatizia (e quindi di essere direttamente iscritta al Registro imprese./ REA), nella previsione che detta impresa sia già abilitata a svolgere tale attività nel proprio Stato in base alle leggi locali, nonché nel rispetto degli artt. 9 e 12, comma 3), del D.Lgs n. 59/2010.

Ora, con riferimento al caso specifico, tale requisito sembra del tutto rispettato, anche se in tale fattispecie si potrebbero connotarsi - come fa osservare il Ministero - "elementi di abusività delle libertà comunitarie, laddove sia inequivocabile che il soggetto in questione, pur intendendo prestare i suoi servizi in modo esclusivo nel suo Stato di nascita, ricorre ad una regola comunitaria al solo ed unico fine di evitare l'applicazione di diverse e più stringenti regole professionali del suo Stato di origine, cittadinanza e residenza".

Nella seconda ipotesi, al fine di non sottostare alla normativa italiana in materia di requisiti abilitanti all'esercizio dell'attività mediatizia (legge n. 39/1989 e ss.), il soggetto richiedente deve ottenere il riconoscimento della propria qualifica professionale di mediatore eventualmente conseguita in uno Stato membro, ai sensi del D. Lgs. n. 206/2007. Pertanto, nel caso in questione ciò sarebbe possibile unicamente documentando l'effettivo esercizio della predetta attività presso l'impresa di mediazioni stabilita a Malta, nei tempi e nei modi che la norma individua (artt. Da 16 a 19 della Direttiva 2005/36/CE; artt. da 27 a 30 del D.Lgs. 206/2007).

Per scaricare il testo del messaggio clicca qui.


Fonte: http://www.tuttocamere.it
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