Martedì 21 giugno 2016

StranierI - Il TAR del Lazio dichiara illegittima la tassa sui permessi di soggiorno

a cura di: TuttoCamere.it

Il TAR Lazio, Sez. II-Quater, con sentenza n. 6095 del 24 maggio 2016, ha annullato il decreto ministeriale 6 ottobre 2011 concernente "Contributo per il rilascio ed il rinnovo del permesso di soggiorno", laddove stabilisce che per il rilascio del titolo di soggiorno lo straniero deve pagare un contributo variabile tra gli 80,00 e i 200,00 euro.

Ricordiamo che la Confederazione Generale Italiana del Lavoro (CGIL) e l'Istituto Nazionale Confederale Assistenza (INCA) avevano chiesto al Tribunale amministrativo regionale per il Lazio l'annullamento del citato decreto del Ministero dell'economia e delle finanze, adottato di concerto con il Ministero dell'interno, del 6 ottobre 2011, deducendo la natura iniqua e/o sproporzionata del contributo che deve essere versato, in applicazione di detto decreto, per il rilascio o il rinnovo del permesso di soggiorno a cittadini di paesi terzi.
Il TAR aveva deciso di sospendere il giudizio e di sottoporre alla Corte di Giustizia dell'Unione europea la questione pregiudiziale.

La Corte di Giustizia con la sentenza del 2 settembre 2015, causa C-309/14, aveva ritenuto in contrasto con il diritto dell'Unione una normativa nazionale che impone ai cittadini di paesi terzi che chiedono il rilascio o il rinnovo di un permesso di soggiorno di pagare un contributo di importo variabile tra 80,00 e 200,00 euro, in quanto siffatto contributo è sproporzionato rispetto alla finalità perseguita dalla direttiva ed è atto a creare un ostacolo all'esercizio dei diritti conferiti da quest'ultima.

Il TAR, prendendo atto di questa sentenza della Corte di Giustizia dell'Unione Europea, si è pronunciato in favore della disapplicazione della normativa nazionale che impone ai cittadini di paesi terzi che chiedono il rilascio o il rinnovo di un permesso di soggiorno di pagare un contributo di importo variabile tra gli 80,00 e i 200,00 euro.

Il Tribunale Amministrativo Regionale, ha innanzitutto chiarito l'esatta portata della decisione della Corte di Giustizia dell'Unione Europea, respingendo la tesi dell'Amministrazione, secondo la quale detta portata dovesse intendersi circoscritta ai soli titoli di soggiorno coperti dalla Direttiva 2003/109/CE, ossia ai permessi di soggiorno per "soggiornanti di lungo periodo".

Secondo il Tribunale il percorso argomentativo seguito dalla Corte europea si fonda sul principio comunitario del cd. "effetto utile", che nella specie si concreta nell'esigenza di non creare ostacoli al conseguimento dello status di soggiornante di lungo periodo conferito dalla direttiva. Se questo è vero, è evidente che detto effetto utile sarebbe compromesso anche dalla fissazione di un contributo eccessivo nei confronti di coloro che richiedono il rilascio di permessi di soggiorno più brevi, dato che il conseguimento di questi ultimi costituisce il presupposto logico e giuridico per il conseguimento dello status di soggiornante di lungo periodo (che richiede almeno cinque anni di soggiorno legale e ininterrotto). Conseguentemente il collegio ha accolto il ricorso, annullando l'art. 1, comma 1, l'art. 2, commi 1 e 2 (nella sola parte in cui si riferiscono al contributo di cui al precedente art.1) e l' art. 3 dell'impugnato D.M. 6 ottobre 2011.

I cittadini stranieri che chiederanno il rilascio o il rinnovo di un permesso di soggiorno non dovranno quindi più pagare un contributo di importo variabile tra gli 80,00 e i 200,00 euro, così come stabilito dal D.M. 6 ottobre 2011.

Restano ferme le altre imposte e contributi previsti dalla legge, e precisamente: 16,00 euro di imposta di bollo, 30,46 euro per la stampa del documento elettronico e 30,00 euro per il servizio offerto da poste italiane.
Resta aperto il problema della restituzione degli arretrati sul quale sono già pendenti diversi giudizi.

Per un approfondimento dell'argomento e per scaricare il testo delle Sentenze citate clicca qui.


Fonte: http://www.tuttocamere.it
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