Lunedì 20 ottobre 2014

Stato di difficoltà economica del’impresa: scioglimento per impossibilità di conseguire l’oggetto sociale. Il NO del Consiglio Nazionale del Notariato

a cura di: TuttoCamere.it
E’ escluso che le difficoltà economiche, per quanto gravi, possano essere ritenute di per sé sufficienti ad integrare la causa di scioglimento di cui all’art. 2484, 1° comma, n. 2, Codice Civile.

E’ questa la posizione sostenuta dal Consiglio Nazionale del Notariato nello studio n. 237-2014/I, approvato dall’Area Scientifica - Studi d’Impresa il 9 luglio 2014 e dal CNN il 9 settembre 2014, nel quale il Notariato si interroga sulla possibilità di qualificare come causa legittima di scioglimento il riscontro da parte degli amministratori dello stato di difficoltà economica dell’impresa.
Lo studio esamina, in particolare, l’eventuale legittimità di una dichiarazione iscritta nel Registro delle Imprese, ai sensi dell’art. 2484, 3° comma, Codice Civile, da parte degli amministratori che ritengono verificata la causa di scioglimento di cui all’art. 2484, 1° comma, n. 2. C.C., in presenza di situazioni di difficoltà economica.

Dopo aver esaminato attentamente la nozione di oggetto sociale e la sua concettuale diversità dallo scopo di lucro nonché i rapporti tra la causa di scioglimento in esame e la diversa ipotesi del fallimento, causa autonoma di scioglimento ora solo nell’ambito delle società personali, il Notariato ha escluso che le difficoltà economiche, per quanto gravi, possano essere ritenute di per sé sufficienti ad integrare la causa di scioglimento di cui all’art. 2484, 1° comma, n. 2, C.C. e si sono passate in rassegna le conseguenze, sotto il profilo organizzativo e quello della responsabilità dei soggetti coinvolti, derivanti da uno scioglimento che trae il suo impulso procedimentale da una causa illegittima ed erroneamente pubblicizzata, individuando i rimedi dell’ordinamento a tale situazione.

Secondo il Notariato “la sopravvenuta antieconomicità dell’impresa è concetto estraneo al contenuto sostanziale della causa di scioglimento di cui all’art. 2484, comma 1, n. 2 C.C.” e “l’impossibilità di conseguimento dell’oggetto sociale coincide ... con l’impossibilità giuridica o materiale a svolgere l’attività in cui lo stesso consiste”. Detta impossibilità deve comunque “essere oggettiva, assoluta, irreversibile e definitiva e non già un semplice impedimento temporaneo”.

L’iscrizione nel Registro delle Imprese di una dichiarazione di accertamento della causa di scioglimento di cui al n. 2 del comma 1 dell’art. 2484 C.C. in assenza dei presupposti di legittimità, comporta una responsabilità degli amministratori.

Nello studio vengono anche chiariti quali siano i poteri del Conservatore del Registro delle imprese nel caso di deposito di una eventuale dichiarazione di accertamento da parte dell’Organo Amministrativo della causa di scioglimento ex art. 2484 comma 1, n. 2, che appare, per quanto sin qui esposto, oggettivamente illegittima.
In tal caso l’illegittimità deve essere rilevata d’ufficio dal Conservatore del Registro delle Imprese, rientrando nei suoi poteri ex art. 2189 C.C. quello di un controllo di legalità formale.

Per scaricare il testo dello Studio n. 237/2014 clicca qui.

Fonte: http://www.tuttocamere.it
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