Venerdì 18 ottobre 2002

RETTIFICABLI NON OLTRE 90 GIORNI LE SCELTE EFFETTUATE CON UNICO

a cura di: Studio Meli S.r.l.
Le manifestazioni di volontà non rientrano tra le ipotesi per le quali è possibile modificare la dichiarazione entro l'anno successivo. Riportiamo l'interessante articolo pubblicato da www.fiscooggi.it a cura di Francesco D'Angelo e Salvatore Sardella Con la risoluzione n. 325, l'Agenzia delle Entrate, giudicando immodificabile la scelta di indicare per intero le plusvalenze realizzate nel periodo d'imposta precedente nel modello Unico relativo a quello stesso anno, ha chiarito un importante aspetto applicativo della disciplina della correzione degli errori commessi in dichiarazione. Il caso Una società di capitali affermava di aver erroneamente indicato nel modello Unico l'intero importo delle plusvalenze realizzate nell'esercizio dell'anno precedente, anziché avvalersi della facoltà concessa dall'articolo 54, comma 4, del Tuir, di rateizzare le stesse, quando i beni sono stati posseduti per almeno tre anni, in quote costanti nell'esercizio in corso e nei quattro successivi. La società riteneva che l'errore commesso rientrasse tra le ipotesi indicate nell'articolo 2, comma 8-bis, del Dpr n. 322 del 1998, in forza del quale è possibile integrare in diminuzione le dichiarazioni già presentate, e, che, quindi, lo stesso poteva validamente correggersi attraverso la presentazione di una dichiarazione integrativa, nella quale effettuare la scelta di rateizzare le plusvalenze in cinque quote costanti. L'errore in dichiarazione: aspetti generali Le dichiarazioni tributarie non sono finalizzate alla costituzione o estinzione di rapporti contrattuali; non costituiscono, quindi, manifestazioni di volontà dirette alla costituzione di rapporti giuridici, trattandosi essenzialmente di materia indisponibile, sia da parte dei contribuenti che della stessa amministrazione, la quale agisce secondo una discrezionalità vincolata, vale a dire seguendo procedure ben definite. Data la natura non dispositiva della dichiarazione tributaria, parte della dottrina tende a inserirla tra le cosiddette dichiarazioni di scienza. Ciò non toglie che, sovente, nell'ambito delle stesse dichiarazioni tributarie, si ravvisano vere e proprie manifestazioni di volontà dispositive e, dunque, aventi natura negoziali, proprio come nel caso di specie, concernente la facoltà di suddividere in più annualità d'imposta le plusvalenze realizzate. In base a tali considerazioni, anche l'emendabilità degli errori o delle omissioni commessi in dichiarazione possono presentare caratteristiche diverse, per cui la correzione si rende necessaria per adeguare un dato esposto erroneamente alla realtà di fatto. Ne deriva che anche la disciplina normativa concernente la correzione degli errori presenta caratteri di eccezionalità, tale da condizionare l'applicazione stessa delle norme ai casi concreti. Il quadro normativo di riferimento La correzione di errori commessi in dichiarazione è possibile con le modalità previste dall'articolo 2, commi 8 e 8-bis, del Dpr n. 322 del 1998, come modificato dal Dpr n. 435 del 2001. Nella formulazione attuale, il comma 8 prevede che le dichiarazioni dei redditi, dell'Irap e dei sostituti d'imposta possono essere integrate per la correzione di errori e omissioni mediante successiva dichiarazione, da presentare, utilizzando modelli conformi a quelli approvati per il periodo d'imposta cui si riferisce la dichiarazione, entro il 31 dicembre del quarto anno successivo a quello nel quale è stata presentata la dichiarazione, salva l'applicazione della sanzione. Nel comma 8-bis, del citato articolo 2, è prevista, invece, la possibilità di integrare la dichiarazione per la correzione di errori che hanno determinato l'indicazione di un maggior reddito o di un minor credito. L'integrazione, anche in questi casi, deve avvenire su modelli conformi a quelli approvati per il periodo d'imposta cui si riferisce la dichiarazione, e il credito che ne scaturisce può anche essere utilizzato in compensazione, ai sensi dell'articolo 17, del Dlgs n. 241 del 1997. Tale forma di integrazione - innovativa in quanto introduce la possibilità di procedere alla correzione di errori "sfavorevoli" per il contribuente, ma pur sempre rispondente alla logica della rappresentazione veridica della situazione tributaria del dichiarante - deve essere, invece, effettuata non oltre il termine previsto per la presentazione della dichiarazione relativa al periodo d'imposta successivo. La procedura di regolarizzazione degli errori o delle omissioni appena illustrata non può valere per quelle scelte negoziali inserite nelle dichiarazioni tributarie. Correzione di errori attinenti a poteri dispositivi del contribuente Riguardo a queste ipotesi, le scelte vincolano il contribuente alla medesima maniera in cui si è vincolati alle determinazioni manifestate nella conclusione di un contratto, con la conseguenza che le stesse possono essere rettificate solo se viziate da errore, violenza e dolo. In particolare, l'errore rilevante secondo i principi contrattuali deve avere i caratteri dell'essenzialità e deve essere riconoscibile dall'altra parte (articoli 1428 e 1429 del codice civile). La risoluzione in commento ha precisato che nel caso di mancata erronea indicazione della rateizzazione delle plusvalenze non si tratta di errore rilevante ed essenziale ai sensi dell'articolo 2, del Dpr n. 322 del 1998, bensì di mero ripensamento di precise scelte effettuate. Poiché l'errore commesso dal contribuente è stato ritenuto afferente alla sfera dei motivi soggettivi che sorreggono la manifestazione di volontà, e non rientrando i motivi tra le cause di "rilevanza" dell'errore di cui all'articolo 1429 del codice civile, è stata ritenuta inapplicabile, alla fattispecie, la procedura di correzione di errori e omissioni di cui all'articolo 2, comma 8-bis, del Dpr n. 322/1998. Nella risoluzione, inoltre, si precisa che la scelta poteva essere modificata soltanto producendo una nuova dichiarazione, rettificativa della precedente, entro i termini ordinari di presentazione, senza applicazione di alcuna sanzione, giacché la nuova dichiarazione sostituisce a tutti gli effetti quella precedente. Se, invece, tale integrazione correttiva viene effettuata entro novanta giorni dalla scadenza, ai sensi dell'articolo 2, comma 7, del Dpr n. 322/1998, l'indicazione dispositiva (la scelta operata) può essere ancora rettificata, salva l'applicazione della sanzione per ritardata presentazione della dichiarazione, ai sensi dell'articolo 1, del Dlgs n. 471 del 1997.
Fonte: www.fiscooggi.it - Francesco D`Angelo e Salvatore Sardella
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