Venerdì 19 febbraio 2016

Registro delle imprese - Cancellazione del sindaco dimissionario: chiarimenti dal Ministero dello Sviluppo Economico

a cura di: TuttoCamere.it
Decorsi trenta giorni dalla cessazione del sindaco, nell'inerzia pubblicitaria dell'organo amministrativo, si verificano due conseguenze: una di ordine sanzionatorio, connessa all'applicazione dell'art. 2630 Codice civile, ed una di ordine pubblicitario, connessa all'avvio del procedimento di iscrizione d'ufficio, a seguito della segnalazione, a sensi dell'art. 9 della legge n. 241 del 1990, da parte del sindaco cessato. Resta ovviamente fermo ed impregiudicato l'ordinario svolgimento del procedimento di iscrizione d'ufficio secondo le regole dettate dall'art. 2190 Codice civile.

E' questo quanto sostenuto dal Ministero dello Sviluppo Economico con la Circolare n. 3687/C del 9 febbraio 2016, emanata in risposta ad un quesito posto dal Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili (CNDCEC) in merito agli aspetti pubblicitari relativi alla cancellazione dal Registro delle imprese del sindaco cessato.

Secondo quanto disposto dall'art. 2400 del Codice civile, la nomina e la cessazione dei sindaci devono essere iscritte nel Registro delle imprese, entro trenta giorni, a cura degli amministratori. Secondo il tenore letterale della disposizione spetta quindi in via esclusiva agli amministratori il compito di procedere all'iscrizione nel predetto Registro della nomina e della cessazione dei sindaci.

Nonostante la norma imponga agli amministratori un vero e proprio obbligo di procedere alle iscrizioni di nomina e cessazione dei sindaci (il cui ritardo od omissione è sanzionato ex art. 2630 Codice civile), si verifica con una certa frequenza il caso del comportamento inerte dell'organo amministrativo, i cui effetti si ripercuotono direttamente nella sfera di interessi del sindaco cessato, il quale si trova, sotto l'aspetto formale, a permanere nello stato "attivo", contro la propria volontà e contro lo stato di fatto realmente verificatosi.

Si crea così un conflitto tra la norma codicistica che pone tale obbligo esclusivamente in capo all'organo amministrativo, l'interesse dei sindaci e la tutela del mercato che deve essere assicurata attraverso le risultanze dal Registro delle imprese, le cui informazioni devono essere perfettamente aderenti alla realtà fattuale.

Al fine di contemperare le esigenze di rispettare il dettato normativo e di tutelare l'affidamento delle risultanze pubblicitarie del Registro delle imprese, il Ministero dello Sviluppo Economico ha fornito un'interpretazione che consente anche a soggetti diversi dall'amministratore la facoltà di sollecitare l'avvio del procedimento di ufficio di cancellazione dal Registro delle imprese, verificatesi le condizioni presupposte all'art. 2190 del Codice civile.

Tale articolo, pur non prevedendo la partecipazione al procedimento (che nasce e termina esclusivamente d'ufficio) da parte di soggetti estranei, si inserisce integralmente nell'ambito dei procedimenti amministrativi ordinari e ricade pertanto nella generale disciplina della legge 241 del 1990.

Premesso che nella fattispecie si sommano interessi privati con interessi pubblici, appare ampiamente condivisibile - conclude il Ministero - il richiamo all'applicazione dell'art. 9 della legge 241 del 1990, secondo cui «Qualunque soggetto, portatore di interessi pubblici o privati, nonché i portatori di interessi diffusi costituiti in associazioni o comitati, cui possa derivare un pregiudizio dal provvedimento, hanno facoltà di intervenire nel procedimento».
 
Per scaricare il testo della circolare clicca qui.
Fonte: http://www.tuttocamere.it
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