Lunedì 9 novembre 2009

La convenienza allo scudo fa i conti con la privacy

a cura di: eDotto S.r.l.
Lo scudo fiscale e' uno strumento che offre la possibilita' di rimpatriare o regolarizzare le attivita' finanziarie detenute all’estero in violazione della normativa sul monitoraggio fiscale. Molti sono i motivi che spingono i contribuenti ad aderire a questo tipo di sanatoria. Tutti coloro che hanno capitali all’estero, non dichiarati in Italia, devono valutare se aderire o meno allo scudo fiscale. La decisione non deve basarsi su considerazioni contingenti ne' tanto meno emotive ma deve guardare innanzitutto il quadro normativo a contrasto dell’evasione fiscale sempre piu' stringente. Tra le ragioni di convenienza economica, poi, si adduce quella secondo cui le somme legalmente rimpatriate potrebbero essere utilizzate per aumentare il capitale delle aziende in difficolta' in tutta tranquillita' avendo garantita legalmente la protezione da sanzioni sia amministrative sia penali. Al di la' dei numerosi vantaggi legati all’operazione suddetta, non sono da meno neanche le reticenze. Una delle obiezioni poste da chi non crede nello scudo fiscale e' quella di perdere la riservatezza, preferendo molti detenere capitali nascosti all’estero al riparo dai creditori o, come spesso accade, dagli stessi familiari. I dati che vengono trattati durante l’operazione di scudo fiscale non sono dati “sensibili”, ma sono informazioni “comuni”, comunque abbastanza delicate per il contribuente e che quindi richiedono di essere trattate con responsabilita'. Per tali ragioni, e' richiesta un elevata professionalita' all’intermediario che riceve la dichiarazione riservata, contenente i dati del contribuente e dell’intermediario, che deve definire i giusti percorsi dei dati in termini di custodia e sicurezza. L’intermediario non deve acquisire il consenso del dichiarante per il trattamento dei dati, se questi vengono usati nell’ambito del mandato che gli e' stato conferito, come pure nel caso in cui fosse tenuto a rispondere per disposizione di legge alle autorita'. E', pero', necessario che l’intermediario invii al contribuente obbligatoriamente l’informativa con cui gli spiega come verranno utilizzati i dati e come gli stessi potranno essere oggetto di circolazione interna ed esterna. Il modello di dichiarazione riservata approvato non specifica in che modo l’informativa deve essere fornita, si evince solo che l’obbligo e' sanzionato per legge, ma di fatto essa puo' essere fornita anche in modo orale. Di fatto, allo stato attuale, il trattamento dei dati legati allo scudo fiscale non deve essere oggetto di notificazione al Garante della privacy, come invece accadrebbe nel caso in cui i dati fossero fatti rientrare nel lambito di una procedura di esame preliminare dei trattamenti antiriciclaggio. A conclusione di tutto cio', si percepisce solo che seguendo le disposizioni del codice sulla privacy, l’intermediario e' tenuto ad adottare adeguate misure di sicurezza dei dati raccolti, adottando un’elevata professionalita' nel custodirli e nell’amministrare le comunicazioni che lecitamente possono essere fatte all’esterno. L’operazione di scudo fiscale si intreccia anche con l’azione che l’erede deve mettere a segno per vedersi riconosciuta l’eredita' detenuta all’estero in violazione degli obblighi di monitoraggio fiscale. L’erede puo' attivare la sanatoria al posto del de cuius con modalita' differenti a seconda di quanto si e' aperta la successione. Per gli eredi la data di morte della persona interessata puo' fungere da spartiacque in termini di riservatezza. Il tutto dipende dal fatto se l’eredita' si e' aperta prima o dopo il 31 dicembre 2008. Se la morte e' avvenuta entro il 2008, l’erede deve presentare la dichiarazione riservata a nome proprio, cioe' si avvale dell’ordinario regime di riservatezza e valorizza le attivita' ereditate e scudate seguendo le stesse regole che valgono per tutti i contribuenti. Gli obblighi relativi all’imposta di successione vengono, poi, assorbiti dallo scudo fiscale. Viceversa, se la persona e' morta nel 2009, la dichiarazione riservata va presentata a nome del defunto, anche se ora e' firmata dall’erede. In tal caso, si perde il regime di riservatezza e per aderire allo scudo fiscale si deve aprire un conto corrente ordinario, cioe' non segretato, a nome di tutti gli eredi e l’ammontare da indicare nella dichiarazione riservata e' il valore dell’attivita' che si intende sanare. L’imposta di successione non e' assorbita dallo scudo fiscale e l’importo scudato va inserito nella dichiarazione di successione. A questo proposito e' intervenuta anche la circolare n. 43/E/2009 che ha sottolineato come deve essere considerata l’imposta straordinaria pagata per lo scudo fiscale: essa “non costituisce per il contribuente un importo deducibile ne' compensabile, ai fini di alcuna imposta, tassa o contributo”.
Fonte: Il Sole 24 Ore – Norme e tributi, p. 1 – Rientro dei capitali con privacy garantita – a cura di Buttarelli

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