Lunedì 26 ottobre 2009

L’accertamento mal pianificato impedisce al contribuente di esercitare un proprio diritto

a cura di: eDotto S.r.l.
Con l’approssimarsi della fine d'anno, entrano in crisi gli accertamenti fiscali in cui si intenda far rispettare il termine dei 60 giorni concesso ai cittadini per produrre osservazioni sulla verifica ricevuta dalla Guardia di finanza o dal Fisco. La prassi vuole che il processo verbale di contestazione raccolga, per settore impositivo e per periodo d’imposta, le violazioni contestate dai verificatori gia' evidenziate quotidianamente nei verbali di verifica. Il Pvc e' trasmesso all’ufficio delle Entrate competente per il domicilio fiscale del contribuente e proprio all'ufficio fiscale il contribuente puo' far pervenire, entro 60 giorni, le sue osservazioni. E', pero', evidente che per le verifiche fiscali ancora in corso e relative a periodi d’imposta per i quali scatta la decadenza entro la fine di quest’anno, non sara' possibile per il Fisco rispettare il termine, con la conseguenza che il contribuente interessato non sara' messo nella condizione di esercitare il diritto previsto dallo Statuto del contribuente (art. 12). E' pur vero che il Fisco puo' appellarsi alla locuzione “salvo casi di particolare e motivata urgenza”, prevista dalla norma, per cui l’Amministrazione puo' essere legittimata ad emettere l’atto impositivo senza il rispetto dei 60 giorni. Il problema, pero', sorge quando gli accertamenti concernono il periodo d’imposta di prossima scadenza e vengono avviati nella parte finale dell’anno. In tal caso, non sembra ravvisabile la particolare urgenza richiesta dalla norma, quanto piuttosto una superficiale pianificazione dell’attivita' di controllo da parte dell’Amministrazione finanziaria. Infatti, se l’azione di accertamento viene avviata dopo il 1° novembre e' palese, fin dall’inizio, che tale attivita' comportera' la negazione del diritto di produrre memorie nei 60 giorni successivi. Dunque, appare evidente come per un errore ascrivibile esclusivamente al Fisco puo' essere leso un diritto del contribuente. Diverso e' il caso in cui il controllo, benche' avviato alla fine dell’anno, riguardi annualita' non in “scadenza” e, per ragioni sopravvenute durante la verifica ispettiva, il termine venga esteso al periodo d’imposta di prossima scadenza. L’agenzia delle Entrate, consapevole del fatto che il problema sussiste, e' intervenuta esortando gli uffici a pianificare bene l’attivita' di accertamento, al fine di evitare che sia leso un diritto del contribuente.
Fonte: Il Sole 24 Ore – Norme e tributi, p. 1 – Le verifiche di fine anno impediscono la difesa – a cura di Falcone e Iorio
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