Martedì 26 aprile 2016

Imprenditori agricoli - Vendita di prodotti non provenienti dai propri fondi - Limiti dei ricavi

a cura di: TuttoCamere.it
Il Ministero dello Sviluppo Economico, con la risoluzione n. 81039 del 22 marzo 2016, reca precisazioni sulla corretta interpretazione della disposizione contenuta nell' art. 4, comma 8, del D.Lgs n. 228 del 2001, che rinvia ai limiti dei ricavi derivanti dalla vendita di prodotti non provenienti dalla propria azienda, nell'anno solare precedente, ossia 160.000 euro nel caso dell'imprenditore individuale e 4 milioni di euro nel caso delle società.

In sostanza, ci si chiede se detti limiti siano riferibili ai soli ricavi ottenuti con la vendita di prodotti finiti acquistati da terzi oppure anche alla vendita di quei prodotti alla cui produzione hanno contribuito anche materie prime acquistate da fornitori terzi.
Da quanto si ricava dall'articolo 4, commi 1, 5 e 8, del D.Lgs. n. 228 del 18 maggio 2001, i produttori agricoli sono legittimati a vendere anche prodotti non provenienti dai propri fondi, purché in misura non prevalente.

Per "prodotti non provenienti dai propri fondi" si intendono sia i prodotti alimentari lavorati presso la propria azienda agricola ma con materie prime acquistate da terzi (ad esempio: le mozzarelle prodotte nella propria azienda agricola con il latte acquistato da terzi), sia quei prodotti oggetto di un ciclo industriale di trasformazione.

Per "prodotti provenienti dai propri fondi" si intendono, invece, quei prodotti alimentari lavorati e trasformati da terzi con prodotti della propria azienda agricola (ad esempio: il gelato prodotto con il latte di propria produzione anche se lavorato da terzi).

Per rendere più esplicito il concetto di "misura non prevalente" - precisa il Ministero - occorre fare riferimento all'ammontare dei ricavi derivanti dalla vendita di quei prodotti non provenienti dai propri fondi: tale ammontare deve sempre restare inferiore all'ammontare dei ricavi derivante dalla vendita dei prodotti provenienti in misura prevalente dai propri fondi, fino al limite massimo, comunque, dei limiti di importo fissati dalla disposizione in discorso per le diverse tipologie di imprese agricole, dal citato comma 8, dell'art. 4 del D.Lgs. n. 228/2001.

E' indispensabile, pertanto, rimanere entro certi limiti (sia quelli percentuali, relativi alla prevalenza, che quelli assoluti, relativi ai ricavi) poiché superare i medesimi - conclude il Ministero - comporta il passaggio dall'attività di imprenditore agricolo a quella di esercente al dettaglio, nelle differenti forme di vendita e con i relativi adempimenti previsti per lo svolgimento dell'attività commerciale, con la conseguente applicabilità delle disposizioni contenute nel D,Lgs. n. 114/1998, tra le quali anche l'obbligatorietà del possesso dei requisiti professionali per il commercio alimentare al dettaglio di cui all'articolo 71, comma 6, del D.Lgs. n. 59 del 2010.

Per scaricare il testo della risoluzione ministeriale clicca qui.
Fonte: http://www.tuttocamere.it
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