Giovedì 21 dicembre 2000

IMPOSTA SULLE SUCCESSIONI E DONAZIONI

a cura di: Studio Mirco Marzotto
Il collegato fiscale alla Finanziaria 2001 ha introdotto significative novità in materia di imposta sulle successioni e sulle donazioni, applicabili alle successioni per le quali il termine di presentazione delle relative dichiarazioni scade successivamente al 31 dicembre 2000 e alle donazioni fatte a decorrere dal 1° gennaio 2001. Si segnalano, fra le altre: - Determinazione della base imponibile - L'imposta si applica sulle singole quote attribuite agli eredi e ai legatari, esclusivamente sulla parte del valore della quota che supera i 350 milioni di lire; la stessa regola trova applicazione anche alle donazioni. L'eredità e la donazione diventano imponibili soltanto se il loro valore supera la franchigia, e solo per la quota che eccede tale importo. Tale franchigia è elevata ad un miliardo di lire quando il beneficiario è un discendente in linea retta minore di età, o una persona con handicap grave. - Determinazione dell'imposta - L'imposta non viene più applicata con aliquote crescenti per scaglioni di valore imponibile, ma con solo tre aliquote, differenziate a seconda del grado di parentela del percipiente. Per l'imposta sulle successioni, le aliquote sono: - 4 per cento, nei confronti del coniuge e dei parenti in linea retta; - 6 per cento, nei confronti degli altri parenti fino al quarto grado e degli affini in linea retta, nonchè degli affini in linea collaterale fino al terzo grado; - 8 per cento, nei confronti di tutti gli altri soggetti. Per l'imposta sulle donazioni, le aliquote applicabili sono ridotte di un punto rispetto a quelle previste per le successioni, e sono quindi pari, rispettivamente per le tre categorie di beneficiari, al 3, al 5 e al 7 per cento. - Versamento in vita dell'imposta di successione - Il titolare dei beni e diritti, può corrispondere volontariamente, in via anticipata, l'imposta di successione; in tal caso, si applicano aliquote inferiori di un punto percentuale rispetto a quelle ordinarie, e quindi pari al 3, al 5 e al 7 per cento, in relazione al grado di parentela dei presunti futuri beneficiari. I beni e i diritti per i quali l'imposta è stata corrisposta dal titolare in vita non concorrono a formare l'attivo ereditario; nel caso, invece, in cui i beni e diritti per cui è stata pagata l'imposta siano successivamente donati, essi concorrono a formare il valore globale della donazione, ma dall'imposta dovuta si detrae l'importo già pagato volontariamente dal donante. - Inapplicabilità dell'imposta sulle donazioni - L'imposta non si applica nei casi di donazioni o altre liberalità indirette collegate ad atti concernenti il trasferimento o la costituzione di diritti immobiliari o il trasferimento di aziende, ai quali già si applica l'imposta di registro in misura proporzionale o l'IVA. Pertanto, ad esempio, non è soggetto all'imposta il pagamento del prezzo o la dazione di denaro relativi all'acquisto di un immobile. - Presunzioni di liberalità - Tra le presunzioni di liberalità previste ai fini dell'applicazione dell'imposta di registro vengono inclusi i trasferimenti di partecipazioni sociali tra coniugi o tra parenti in linea retta, qualora il valore della partecipazione o la differenza tra valore e prezzo siano superiori all'importo di 350 milioni di lire: tali trasferimenti si presumono donazioni se l'ammontare complessivo dell'imposta di registro e della tassa sui contratti di borsa risulta inferiore a quello dell'imposta di donazione, e viene quindi applicata quest'ultima. - Poteri di accertamento dell'Amministrazione finanziaria - Vengono ampliati i poteri dell'Amministrazione finanziaria ai fini dell'accertamento e della riscossione dell'imposta: l'ufficio può dimostrare, anche sulla base di presunzioni gravi, precise e concordanti, la sussistenza, l'insussistenza, la simulazione e la dissimulazione di fatti o atti rilevanti ai fini della determinazione della base imponibile o dell'imposta. Inoltre, viene estesa all'imposta sulle successioni e donazioni l'applicazione delle disposizioni antielusive che rendono inopponibili all'Amministrazione finanziaria determinati atti, fatti e negozi, con il conseguente disconoscimento dei vantaggi tributari realizzati. Queste disposizioni si applicano ai fatti accaduti e agli atti comunque formati successivamente al 1° luglio 2000.
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