Giovedì 30 ottobre 2014

Il fine non giustifica i due mezzi, la seconda condanna ci sta tutta

a cura di: FiscoOggi
Affinché ci sia uguaglianza tra i sistemi usati per evitare il prelievo fiscale è necessario che coincidano, tra l’altro, il tempo, il luogo e il protagonista del delitto.

A parere della Cassazione “Non c’è violazione del principio del ne bis in idem se l’amministratore di società viene condannato una prima volta per il reato di omessa dichiarazione e una seconda volta per quello di distruzione od occultamento delle scritture”.

Evoluzione processuale della vicenda
Il tribunale di Brindisi, con sentenza del 30 gennaio 2012, dichiarava gli amministratori di una società responsabili del reato di cui agli articoli 81 e 110 del codice penale, e 10 del Dlgs 74/2000, poiché gli stessi, al fine di evadere le imposte sui redditi e sul valore aggiunto, occultavano e/o distruggevano la documentazione contabile, così da non consentire la ricostruzione dell’effettivo volume di affari e del reddito di impresa.

La Corte di appello di Lecce, chiamata a pronunciarsi sulle impugnazioni ha ridotto la pena inflitta, ritenendo “il fatto di non particolare gravità”.

Gli imputati proponevano ricorso in Cassazione, tra gli altri per: violazione dell’articolo 649 cpp, secondo cui “l'imputato prosciolto o condannato con sentenza o decreto penale divenuti irrevocabili non può essere di nuovo sottoposto a procedimento penale per il medesimo fatto, neppure se questo viene diversamente considerato per il titolo, per il grado o per le circostanze, salvo quanto disposto dagli articoli 69 comma 2 e 345. Se ciò nonostante viene di nuovo iniziato procedimento penale, il giudice in ogni stato e grado del processo pronuncia sentenza di proscioglimento o di non luogo a procedere, enunciandone la causa nel dispositivo”.


Fonte: http://www.nuovofiscooggi.it
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