Giovedì 2 novembre 2006

ICI: AREA EDIFICABILE, DECRETO BERSANI E FISCO OGGI

a cura di: Studio Valter Franco

E’ stato pubblicato, su Fisco Oggi, del 13.10.2006
- visualizza l’articolo cliccando qui-
un commento alle disposizioni dell’articolo 36 comma 2 del DL 2223/2006 (il famigerato decreto Bersani – Visco) circa la nozione di area edificabile, in seguito alla sentenza n. 238 del 3 ottobre 2006 della C.T.R. Lazio.

La disposizione del decreto Bersani - Visco, testualmente, recita che:

2. Ai fini dell'applicazione del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, del decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile 1986, n. 131, del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917 e del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, un'area e' da considerare fabbricabile se utilizzabile a scopo edificatorio in base allo strumento urbanistico generale adottato dal comune, indipendentemente dall'approvazione della regione e dall'adozione di strumenti attuativi del medesimo.

E qui , in tema di ICI, siamo daccapo.
La nozione di “area fabbricabile” è stata oggetto di numerose controversie tra cittadini e Amministrazioni Comunali, tenuto conto che l’area è teoricamente fabbricabile in base al solo inserimento nel P.R.G.C. e che diviene effettivamente fabbricabile con l’adozione di uno strumento attuativo.
Tali contrasti sono stati oggetto delle seguenti Sentenze della Suprema Corte:

  • Sentenza 19750/2004 – E’ sufficiente il piano regolatore adottato dal Comune anche se non ancora approvato dalla Regione
  • Sentenza 19751/2004 – E’ sufficiente l’approvazione da parte della Regione e non è necessario lo strumento urbanistico attuativo
  • Sentenza 21644/2004 – Non è sufficiente l’inclusione nel P.R.G. poiché la relativa nozione presuppone l’immediata utilizzabilità edificatoria dell’area che richiede l’adozione dello strumento attuativo.

Con ordinanza 10062/2005, atteso il contrasto tra le Sentenze sopra riportate, la questione venne rimessa al Primo Presidente, affinché si giungesse ad un’univoca interpretazione con Sentenza delle Sezioni Unite della Suprema Corte.
Nelle more dell’esame della questione da parte delle Sezioni Unite, l’articolo 11 quaterdecies della Legge 2.12.2005 n. 248 c. 16 intervenne sulla materia disponendo che l’area è da considerarsi edificabile in base al P.R.G. indipendentemente dall’adozione di strumenti attuativi del medesimo.
Ora il Decreto Bersani, in pratica, aggiunge “indipendentemente dall’approvazione della Regione”.
Il Legislatore è intervenuto, non certo per ragioni di equità ma unicamente in “soccorso” della Tesoreria dei Comuni, con il comma 16 dell’articolo 11 quaterdecies della Legge 2.12.2005 n. 248, fornendo l’interpretazione autentica delle disposizioni di cui all’articolo 2, comma 1, lettera b del Dlgs. 504/1992 “un’area è da considerare comunque fabbricabile se è utilizzabile a scopo edificatorio in base allo strumento urbanistico generale, indipendentemente dall’adozione di strumenti attuativi del medesimo”.
Il contenuto di tale interpretazione autentica è, a giudizio di chi scrive, quantomeno opinabile, in quanto considera “area fabbricabile” quella “utilizzabile” e anche il Decreto Bersani recita “se utilizzabile a scopo edificatorio”: l’area inserita in un P.R.G.C. quale fabbricabile diviene “utilizzabile a scopo edificatorio” solo in presenza di strumenti attuativi, diversamente non è “utilizzabile a scopo edificatorio”, non può essere utilizzata per tale scopo senza strumento attuativo; ben altra cosa avrebbe inteso il Legislatore se avesse utilizzato altri termini, per esempio se tale interpretazione autentica fosse stata formulata come segue “ un’area è da considerarsi edificabile in base esclusivamente alle risultanze del P.R.G. indipendentemente dall’adozione di strumenti attuativi del medesimo”
Il pervenire a conclusioni diverse, e cioè ad un identico sistema di tassazione per le aree per le quali è adottato lo strumento attuativo e, di fatto, “utilizzabili a scopo edificatorio” e di quelle “potenzialmente edificabili” per le quali non risulta adottato uno strumento attuativo, a sommesso avviso di chi scrive, comporta probabili profili di incostituzionalità, in ordine agli articoli 3 e 53 della Costituzione Repubblicana.
Ma anche a stravolgere il linguaggio italiano, a parere di chi scrive, e “dar per buona” la modifica della Legge 248/2005 e poi quella di Bersani, non basta a fugare tutti i dubbi, consideriamo comunque l’area fabbricabile e poi che valore attribuiamo ad un’area con piano regolatore non approvato dalla Regione e senza strumenti attuativi ? Chi la compra ? Bersani ?
Lo stesso Ministero delle Finanze con risoluzione 17 ottobre 1997 n. 209 ha avuto modo di affermare che
“ ......sul mercato il valore dell’area è man mano decrescente a seconda che sia stata rilasciata la concessione, o priva di concessione ma compresa in un piano particolareggiato, o di area compresa soltanto in un piano regolatore generale”
e il Comune, accertando un maggior valore dell’area, allora dovrà fornire i dati probatori sul valore dell’area “in comune commercio”, atteso che i “valori medi” adottati eventualmente dalla Giunta Comunale e che consentono di evitare l’accertamento ICI non hanno validità in sede contenziosa, essendo appunto finalizzati ad escludere unicamente l’accertamento.
Torna utile rimarcare quanto espresso dal prof. Antonio Piccolo nell’incontro di studio al Collegio dei Ragionieri di Verona del 25.11.2005 e che di seguito si riporta:
“Nell’economia del discorso è opportuno rimarcare che anche nel caso in cui l’amministrazione comunale abbia attuato la citata disposizione legislativa (ndr. la delibera dei valori “medi”) , rimane ferma la regola, sancita dal predetto comma 5 dell’art. 5 del D.Lgs. 504/1992 e avvalorata anche dalla giurisprudenza, secondo la quale il valore delle aree fabbricabili è quello venale in comune commercio (cfr. ex multis, Corte di cassazione, sezione tributaria, sentenze n. 16751 del 24 agosto 2004 e n. 19515 del 17 dicembre 2003; Commissione tributaria regionale della Toscana, sezione XXXII, sentenza n. 1 del 2 febbraio 2004; Commissione tributaria regionale della Lombardia, sezione IV, sentenza n. 12 del 12 luglio 2004; Commissione tributaria provinciale di Grosseto, sezione II, sentenza n. 21 del 25 ottobre2004”

Valter Franco

 

 


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