Martedì 23 agosto 2016

Gli accertamenti dell'Agenzia delle Entrate e gli istituti definitori della pretesa tributaria - Effetti sulla contribuzione previdenziale

a cura di: TuttoCamere.it
Il legislatore ha elaborato una vasta gamma di istituti amministrativi, i cosiddetti strumenti "deflattivi" del contenzioso tributario, che permettono di concordare soluzioni conciliatorie tra Amministrazione finanziaria e cittadino e di prevenire le liti, anticipando la riscossione dei tributi.

Nell'intento di favorire il dialogo con l'Amministrazione, sono state progressivamente disegnate forme conciliatorie a matrice collaborativa e/o consensuale.

Recentemente il legislatore con il D.Lgs. n. 156 del 24 settembre 2015, attuativo della Legge delega n. 23/2014 ed in vigore dal 1° gennaio 2016, ha introdotto alcune misure per la revisione della disciplina del contenzioso tributario, finalizzate ad una maggiore efficienza della giustizia tributaria.
In particolare, la riforma prevede il rafforzamento degli istituti della conciliazione giudiziale e della mediazione tributaria allo scopo di ridurre il numero di ricorsi pendenti davanti alle Commissioni tributarie.

Inoltre, sempre in attuazione della Legge delega n. 23/2014, il D.Lgs. n. 159 del 24 settembre 2015, in vigore dal 22 ottobre 2015, modifica la disciplina dei versamenti delle somme dovute a seguito dell'attività di controllo dell'Agenzia delle entrate e contiene misure volte a favorire l'adempimento spontaneo da parte dei contribuenti, anche attraverso forme di rateizzazione più ampie e vantaggiose.

Alla luce delle recenti modifiche normative, in considerazione della rilevanza assunta dagli strumenti deflativi del contenzioso e degli intervenuti orientamenti giurisprudenziali, l'INPS - con la circolare n. 140 del 2 agosto 2016 - ha ritenuto opportuno riepilogare le principali procedure di adesione della pretesa fiscale ed illustrarne l'efficacia in relazione alla debenza o meno dei contributi previdenziali.

L'Agenzia delle Entrate, ai sensi del D.P.R. n. 600/1973, provvede al controllo formale e sostanziale delle dichiarazioni dei redditi ed effettua i relativi accertamenti.
Ne consegue che, a seguito dei controlli dell'Amministrazione finanziaria, sul maggior reddito accertato nei confronti dei lavoratori autonomi (artigiani, commercianti e liberi professionisti iscritti alla gestione separata) devono essere calcolati e richiesti anche i contributi previdenziali dovuti.

Qualora il contribuente, in sede amministrativa o giudiziaria, si avvalga degli istituti sorti per favorire la definizione agevolata della pretesa tributaria, la rideterminazione delle somme da corrispondere all'Erario può dunque avere conseguenze anche sul ricalcolo della contribuzione previdenziale da imporre.

Dopo aver precisato che l'Istituto, ai sensi dell'art. 7, comma 2, lett. t), D.L. n. 70/2011, convertito dalla legge n. 106/2011, è impegnato nella riscossione della contribuzione totalmente o parzialmente insoluta sulla base delle informazioni che l'Agenzia delle Entrate provvede a trasmettere, la circolare chiarisce che, qualora il contribuente si avvalga di istituti sorti per favorire la definizione agevolata della pretesa tributaria, in relazione al maggior reddito eventualmente accertato nei confronti dei lavoratori autonomi, devono essere ricalcolati anche i contributi previdenziali dovuti.
Fonte: http://www.tuttocamere.it
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