Sabato 4 giugno 2011

Ecco come la contabilità corretta batte lo studio di settore

a cura di: mercurio&partners
In presenza di una corretta contabilità l'Ufficio non può rettificare la dichiarazione sulla base di medie di settore che rischiano di essere delle mere congetture estimative. A precisarlo è la Corte di Cassazione con la sentenza 11985/2011 depositata il 31/05/2011. Ad una società, l'Agenzia delle Entrate contestava maggiori ricavi, in via analitico induttiva, sulla base di alcune percentuali di ricarico medio. Il giudici di merito avevano già dato ragione al contribuente. In particolare la Commissione regionale evidenziava che non sussisteva alcuna ragione per procedere contro la società contribuente con un accertamento analitico induttivo, atteso che la contabilità, per quel periodo di imposta, era regolare. documenti * Cassazione - Sentenza n. 11985/11 La Cassazione poi ha chiarito che le percentuali costituiscono presunzioni semplici che devono essere assistite dai requisiti di gravità, precisione e concordanza e desunte da dati di comune esperienza, oltreché da concreti e significativi elementi rilevabili dalla singola fattispecie. In presenza di scritture in ordine non è sufficiente il solo rilievo dell'applicazione di percentuali di ricarico formalmente diverse da quelle mediamente riscontrate nel settore di appartenenza. Le medie non costituiscono un fatto noto storicamente provato e sono inidonee a integrare gli estremi di una prova per presunzioni. La pronuncia è molto interessante perché, di recente, vari uffici delle Entrate (si veda «Il Sole 24 Ore» del 14 febbraio 2011) hanno emesso numerosi accertamento (spesso per imprese congrue e coerenti con gli studi) sulla base del semplice scostamento del fatturato o del reddito dichiarato dalle imprese di determinate categorie, rispetto a medie e ricarichi elaborati artigianalmente dagli stessi uffici. di Francesco Falcone
Fonte: ilsole24ore
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