Venerdì 13 maggio 2016

Dal passato al futuro: le conoscenze caratterizzanti (body of knowledge) degli studi aziendali e di management e l'innovazione delle teorie sul settore pubblico. L'ultima lezione agli studenti del Prof. Elio Borgonovi

a cura di: AteneoWeb S.r.l.

Lunedì 9 maggio, nell'aula magna di via Roentgen dell'Università Bocconi, davanti a un folto pubblico di studenti, colleghi ed amici, il Prof. Elio Borgonovi ha tenuto la sua ultima lezione dal titolo "L'innovazione nel settore pubblico. Dal passato al futuro".

Laureatosi in Economia e commercio nel 1969, il Prof. Borgonovi ha ricoperto in Bocconi incarichi di docenza dal 1970, fino all'assunzione come ordinario nel 1982.
Nel 1978 ha fondato il Cergas (Centro di ricerche sulla gestione dell'assistenza sanitaria e sociale), di cui è tuttora presidente, e dal 1997 al 2002 è stato Dean della SDA Bocconi.

Su gentile concessione del Prof. Borgonovi pubblichiamo il testo della lezione "Dal passato al futuro: le conoscenze caratterizzanti (body of knowledge) degli studi aziendali e di management e l'innovazione delle teorie sul settore pubblico".


Le ragioni di una crisi profonda e strutturale

L'umanità ha compiuto enormi progressi, soprattutto negli ultimi decenni, e nessuno può negare che oggi, in generale, è possibile vivere meglio di cento, cinquanta, venti, dieci anni fa. È difficile negare che rispetto al 1990, quando sono state rese disponibili le prime informazioni organiche e sistematiche sulla ricchezza e povertà del mondo, molte centinaia di milioni di abitanti della terra sono state sottratte alla povertà assoluta ed è stato possibile sostenere anche un aumento esponenziale della popolazione che a novembre 2015 ha superato i 7 miliardi di abitanti. Tuttavia, è difficile negare che nell'ultimo quarto di secolo si è consentito a un numero sempre più vasto di persone di esistere, ma si è ridotto il numero delle persone alle quali si è consentito realmente di vivere, che vuol dire possibilità di scegliere liberamente come e per quale scopo valga la pena di esistere. Occorre prendere atto del fatto che 3/3.2 miliardi di persone vivono (anzi è meglio dire esistono o sopravvivono) con meno di 1,75$ al giorno e che vi sia stata una enorme concentrazione della ricchezza poiché, come emerge dai dati di molti organismi internazionali (Nazioni Unite, Banca Mondiale, OECD, ecc.), nel 2014 le 62 persone più ricche del mondo (sono scese dalle 85 dell'anno precedente) hanno una ricchezza uguale a quella della metà della popolazione più povera e che l'1% della popolazione mondiale detiene il 46% della ricchezza totale.

È difficile anche negare che oggi il mondo stia vivendo una situazione di crisi profonda e strutturale che, per limitarci agli aspetti economici, senza richiamare quelli degli oltre 60 conflitti più o meno locali, dei flussi migratori biblici, del riscaldamento della terra, del terrorismo planetario, delle dittature che limitano fortemente le libertà personali, di opinione, culturali, politiche, religiose, possono essere riassunti nei seguenti termini:

  • incapacità di uscire dalla crisi sistemica scoppiata nel 2007-2008;
  • basso tasso di crescita a livello globale, più accentuato in Europa e ancor più in Italia;
  • rischio di "stagnazione secolare", come prospettato da un numero crescente di studiosi;
  • alti e crescenti tassi di disoccupazione soprattutto tra i giovani;
  • remunerazioni stabili o decrescenti anche nei paesi come gli USA e Germania con bassi tassi di disoccupazione;
  • incertezze sul futuro economico (e non solo quello) dei giovani per i quali si dice che fanno parte della prima generazione che rischia di vivere peggio di quella dei propri genitori, almeno nei paesi cosiddetti sviluppati.

Il ricercatore, ma è un invito che va rivolto anche agli studenti per prepararli alle loro future responsabilità nell'economia e nella società, sa che le cause di questa situazione sono complesse, tra loro interdipendenti e non separabili nel concreto. Tuttavia, consapevole dei limiti della conoscenza umana, sa che ognuno deve concentrare la propria attenzione su alcune di queste cause. Tra esse coloro che si collocano nell'ambito degli studi di economia aziendale (e di management) evidenziano le seguenti:

  • l'indebolimento della cultura economico-aziendale di fronte alla centralità e all'attenzione data, da un lato, alla cultura delle politiche generali (economiche, monetarie, finanziarie, industriali ecc.) del sistema economico, sociale e politico e, dall'altro, al ruolo del singolo individuo (tipica è l'esaltazione e a volte la mitizzazione dei fondatori di imprese che in poco tempo sono diventate fenomeno globale, dei grandi manager, dei superesperti in vari campi, dei leader politici o sindacali, degli opinion leader, delle star dello sport e dello spettacolo);
  • la considerazione della persona come individuo, concetto che pone l'attenzione sui caratteri di propria identità, propri interessi, egoismo più o meno sano e non come soggetto in relazione con altri, concetto che invece pone l'attenzione su identità e interessi condivisi con altri e sul valore dell'altruismo (concetto di persona umana nel quale l'aggettivo non è superfluo ma serve a sottolineare la dimensione intrinseca delle relazioni con altri e, per i credenti delle varie religioni, con il Dio creatore);
  • il progressivo squilibrio nelle tipiche relazioni economiche con una eccessiva accentuazione della competizione concorrenziale (qualcuno vince e qualcun altro perde) rispetto alla collaborazione sinergica o competizione collaborativa (si può vincere tutti se si agisce insieme);
  • il prevalere del concetto di interesse particolare e dei beni individuali rispetto a quello di interesse generale e del bene comune;
  • l'illusione che l'economia possa essere governata da "regole impersonali e oggettive" (i famosi "mercati" di cui si sente parlare ogni giorno o le leggi dietro cui spesso si trincerano i burocrati quando non vogliono risolvere i problemi) e non sia invece governata da "regole definite da persone, per persone che operano nelle aziende, interpretate da persone con i loro comportamenti reali che possono rispondere al principio del potere (imporre la propria volontà) o a quello del servizio (ascoltare le esigenze degli altri)";
  • nel caso specifico dell'amministrazione pubblica l'uso di vincoli normativi e contabili necessari e sufficienti per promuovere la funzionalità, l'efficienza, il miglioramento: tuttavia quando essi sono troppo frequenti, numerosi e tra loro contraddittori (come avviene in Italia) hanno un effetto simile all'abuso di farmaci, che invece di produrre salute producono uno stato continuo di malessere se non addirittura la morte dei pazienti in casi gravi;
  • l'inversione nel settore pubblico delle relazioni tra gestione, organizzazione e rilevazione, in quanto si impongono vincoli sui bilanci in pareggio, considerati necessari e sufficienti, o con un deficit accettabile dalle regole europee (il famoso fiscal compact): l'economia aziendale sostiene che l'equilibrio fisiologico o di lungo periodo dei bilanci preventivi e dei conti consuntivi è il risultato di un miglioramento della gestione mentre è debole la relazione inversa, secondo cui ponendo vincoli di breve periodo ai bilanci preventivi e ai conti consuntivi si possa ottenere il miglioramento della gestione e dell'organizzazione.

A queste cause se ne può aggiungere una considerata separatamente perché ha una rilevanza particolare ai fini del presente scritto: l'affermarsi, a partire dagli anni '80 del secolo scorso, con l'approccio di new public management, di idee, teorie e politiche secondo le quali il funzionamento delle amministrazioni pubbliche (e in generale del settore pubblico) potesse o dovesse conformarsi a quello delle imprese e ai principi e criteri della razionalità economica. Una impostazione che ha favorito miglioramenti nel breve periodo e per aspetti particolari, ma che si è rivelata scarsamente efficace dopo i primi anni di applicazione, poiché ha privilegiato gli aspetti di metodi e tecniche di management. Essa non ha tenuto conto della specificità delle amministrazioni pubbliche la cui attività in parte rilevante non si svolge tramite scambi di mercato rispetto alle imprese. In particolare, il limite questa di impostazione è principalmente dovuto alla preminenza data alla razionalità economica, mentre fa parte della natura dell'amministrazione pubblica la ricerca di un equilibrio tra aspetti di razionalità economica, equilibri dei poteri istituzionali, sistemi di rappresentanza e accettabilità sociale dell'azione pubblica.

L'innovazione delle teorie sul settore pubblico, posto come oggetto del presente scritto, chiede di riflettere su due diverse accezioni, tra loro complementari e non alternative, che possono essere attribuite al termine di innovazione e originalità. La dottrina economico-aziendale considera l'innovazione del settore pubblico come risultato di un processo caratterizzato da due componenti:

  • elaborazione di schemi concettuali, di analisi e interpretazione della realtà completamente nuovi, anche a seguito dell'enorme progresso delle conoscenze scientifiche e tecnologiche;
  • ritorno alle origini e quindi rielaborazione di schemi concettuali di analisi e interpretazione del passato applicandoli a realtà e a fenomeni nuovi.

Consapevole del fatto che la prima concezione può essere riconosciuta solo a "giganti" nei diversi campi del sapere e che la maggior parte di noi rientra nell'immenso gruppo dei "nani che fanno progredire le conoscenze (si arrampicano) sulle spalle dei giganti" in questo scritto si fa riferimento prevalentemente alla seconda accezione. Pertanto, esso si collega alle conoscenze caratterizzanti gli studi di economia aziendale e di management (definiti in inglese body of knowledge) e assume una prospettiva dinamica in quanto il presente è solo un momento o un periodo più o meno lungo che collega il passato al futuro.

Per continuare a leggere il testo della lezione del Prof. Elio Borgonovi clicca qui.


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