Mercoledì 5 agosto 2015

Cooperative sociali tipo B: chiarimenti dal Ministero del Lavoro sulle modalità di calcolo dei lavoratori svantaggiati

a cura di: TuttoCamere.it
La determinazione del 30% dei soggetti svantaggiati va effettuata per "teste" e non in base alle ore effettivamente svolte dai lavoratori stessi.

Lo ha chiarito la Direzione Generale per l'attività ispettiva del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali con interpello n. 17/2015 del 20 luglio 2015 in risposta ad un preciso quesito posto dall'Associazione generale cooperative italiane, Confcooperative e Legacoop, nel quale si chiedeva chiarimenti in ordine alle modalità di computo da seguire per la corretta determinazione della percentuale minima del 30% dei soggetti svantaggiati ex art. 4 della L. n. 381/1991, recante la disciplina delle cooperative sociali.

In particolare, si chiedeva se il suddetto calcolo debba essere effettuato per "teste" ovvero in base alle ore lavorate dai soggetti che svolgono l'attività presso le cooperative in questione.

L'art. 4, comma 2, della L. n. 381/1991, stabilisce che "le persone svantaggiate", indicate al comma 1 della medesima norma, "devono costituire almeno il trenta per cento dei lavoratori della cooperativa" nonché, compatibilmente con il loro stato soggettivo, assumere la qualità di socio della cooperativa stessa. Solo laddove si riscontri il raggiungimento di tale percentuale minima la cooperativa sociale di tipo b) (quella appunto che si occupa delle persone svantaggiate) potrà fruire di alcuni benefici fiscali e di altre peculiari trattamenti, tra i quali la totale esenzione contributiva prevista dal disposto di cui al comma 3 del medesimo articolo.

Per la corretta determinazione della percentuale in argomento, oggetto dell'istanza proposta, va osservato - ricorda il Ministero - che il citato art. 4, comma 2, della L. n. 381/1991, utilizza le locuzioni "persone svantaggiate" e "lavoratori della cooperativa" ai fini della individuazione della percentuale stessa, non richiamando in alcun modo criteri afferenti all'orario di lavoro effettivamente svolto dai soggetti disagiati. Pertanto, secondo il Ministero, la determinazione del 30% dei soggetti svantaggiati vada effettuata per "teste" e non in base alle ore effettivamente svolte dai lavoratori stessi.
Del resto, la ratio della legge risiede nel creare opportunità lavorative per quelle persone che, proprio a causa della loro condizione di disagio psichico, fisico e sociale, trovano difficoltà all'inserimento nel mercato del lavoro, anche e soprattutto laddove si richieda loro una prestazione lavorativa a tempo pieno.

Per scaricare il testo dell'Interpello clicca qui.
Fonte: http://www.tuttocamere.it
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