Venerdì 8 aprile 2016

Cancellazione della societa' dal Registro delle Imprese - Effetti estintivi immediati pur in presenza di crediti previdenziali

a cura di: TuttoCamere.it
La cancellazione della società dal Registro delle imprese ha effetti immediati, anche in presenza di interessi meritevoli di tutela da parte dei lavoratori.

Secondo quanto concluso dalla Corte Costituzionale, nella ordinanza n. 53 del 10 febbraio 2016, depositata il 18 marzo 2016, non può dichiararsi l'incostituzionalità dell'articolo 2495, secondo comma, del Codice civile nella parte in cui prevede, a seguito della cancellazione dal Registro delle imprese, l'estinzione di una società, precludendo in tal modo l'esercizio in giudizio di diritti meritevoli di tutela.

Tutto è nato con le modifiche apportate alla disciplina delle società nel Codice civile. In particolare, l'art. 2495 del Codice civile, nel testo previgente alla riforma del 2004, prevedeva che l'estinzione di una società poteva essere configurata solo dopo l'esaurimento di tutti i rapporti giuridici facenti capo alla stessa. E il debito tributario costituiva una delle ragioni di ostacolo (tra le più ricorrenti) alla cancellazione e all'estinzione di una società.
Dopo la riforma introdotta con il D.Lgs n. 6/2003 ("Riforma organica della disciplina delle società di capitali e società cooperative, in attuazione della legge 3 ottobre 2001, n. 366"), il quadro normativo è andato in tutt'altra direzione.

Approvato il bilancio finale di liquidazione, al liquidatore è fatto carico di chiedere l'immediata cancellazione della società dal registro delle imprese, con l'effetto di un'immediata estinzione della stessa. Questo vuol dire che la società è, da quel momento, giuridicamente inesistente.

La questione era stata promossa dal Tribunale ordinario di Torino, in considerazione che nel corso del giudizio promosso da due dipendenti di una società cooperativa cancellata, per accertare il proprio diritto a percepire il TFR, al fine di consentire loro di tentare l'esecuzione nei confronti del debitore e quindi accedere alle prestazioni previdenziali.
Secondo il competente Tribunale la norma in questione consente di agire esclusivamente nei confronti dei soci e del liquidatore, in riferimento ai profili attinenti rispettivamente il bilancio finale di liquidazione e la responsabilità amministrativa e gestionale.

Detta norma ignora del tutto che possano esservi delle situazioni senza dubbio meritevoli di tutela, tali da determinare la necessità di instaurare un contraddittorio giudiziale con la società cancellata, a prescindere dalle predette situazioni e responsabilità dei soggetti coinvolti.

Pertanto, il giudice ritiene violato il dettato dell'articolo 3 della Costituzione, in quanto le modifiche apportate all'articolo 2495, così come modificato dal D.Lgs n. 6/2003 ("Riforma organica della disciplina delle società di capitali e società cooperative, in attuazione della legge 3 ottobre 2001, n. 366"), hanno travalicato i limiti della ragionevolezza, atteso che la precedente e costante giurisprudenza, aveva affermato che, nonostante la cancellazione, il creditore potesse sempre agire in giudizio per far accertare il proprio credito, e che fosse consentito, senza limiti temporali, di chiedere il fallimento della società o la sua liquidazione coatta amministrativa; pertanto la cancellazione della società non determinava alcun effetto istintivo immediato della stessa.

In sostanza, alla Corte si chiedeva una condanna della previsione dell'immediata estinzione della società.

La Corte, rilevato che l'intervento richiesto alla stessa risulta sostanzialmente finalizzato a sterilizzare gli effetti immediatamente estintivi della cancellazione della società, ripristinando la situazione normativa ante 2003, ha ritenuto che una pronuncia nel senso richiesto "risulterebbe caratterizzata da un corposo tasso di manipolatività e creatività che presupporrebbe una complessiva rimodulazione degli effetti derivanti dalla cancellazione della società" e che tradirebbe il fine dell'identificazione della data certa di estinzione della società, oltre trarne le immediate conseguenze sul piano sostanziale e su quello processuale. Pertanto, deve ritenersi inammissibile la richiesta promossa nei confronti della Corte.
 
Per un approfondimento dell'argomento e per scaricare il testo dell'ordinanza n. 53/2016 clicca qui.
Fonte: http://www.tuttocamere.it
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