Lunedì 20 ottobre 2014

Attivita’ commerciale esercitata da cittadino extracomunitario: previsto il possesso di una residenza anagrafica in Italia

a cura di: TuttoCamere.it
Ai sensi della normativa vigente, lo straniero regolarmente soggiornante in Italia è tenuto a richiedere le iscrizioni e le variazioni anagrafiche alle stesse condizioni del cittadino italiano, oltre ad essere soggetto ad un specifico obbligo di rinnovare all’ufficiale di anagrafe la dichiarazione di dimora abituale nel Comune entro 60 giorni dal rinnovo del documento di soggiorno. Pertanto il cittadino straniero che intende esercitare una attività commerciale e richiedere, entro 30 giorni dall’avvio dell’impresa, l’iscrizione nel Registro delle imprese, deve necessariamente essere già in possesso di una residenza anagrafica ovvero, se sprovveduto, essere invitato a provvedere all’esecuzione delle previste iscrizioni presso l’anagrafe del Comune di dimora abituale.

Sono questi i chiarimenti forniti, dal Ministero dello Sviluppo Economico con la nota del 8 ottobre 2014, Prot. 0175547, inviata ad uno Sportello Unico che aveva avanzato la questione inerente la necessità, per un cittadino extracomunitario che intendesse avviare una attività commerciale, del possesso di una residenza anagrafica in Italia.

La residenza anagrafica dell’imprenditore individuale è requisito ineludibile per l’iscrizione nella sezione speciale del Registro delle imprese (art, 18, comma 1, lett. a), D.P.R. n. 581/1995). Non solo, l’imprenditore irreperibile, dopo i previsti accertamenti, dovrà essere cancellato d’ufficio dal registro delle imprese.

Per quanto riguarda i cittadini di un Paese non appartenente all’Unione europea, l’avvio di una attività di lavoro autonomo è soggetto, salvo il diverso iter di verifica di eventuali condizioni di reciprocità tra l’Italia e il Paese d’origine dello straniero, al prerequisito della condizione di legittima presenza dell’interessato in Italia (carta di soggiorno o permesso di soggiorno valido per l’esercizio di attività di lavoro autonomo). Nell’ipotesi che il permesso di soggiorno sia stato rilasciato al cittadino straniero per finalità di lavoro autonomo o assimilati, lo stesso avrà già dimostrato, all’atto della richiesta, di “disporre di idonea sistemazione alloggiativa” (art. 26, comma 3, D.Lgs. n. 286/1998).
Nel caso, invece, di permesso di soggiorno rilasciato per altre finalità, lo straniero potrà richiedere la conversione del titolo.

Per scaricare il testo del parere clicca qui.

Fonte: http://www.tuttocamere.it
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