Martedì 17 luglio 2012

Assemblea annuale ANCE: "edilizia stremata dalla crisi"

a cura di: AteneoWeb S.r.l.

"Siamo logorati da anni di crisi, durante i quali si sono persi, compreso l'indotto, 500mila posti di lavoro. La perdita produttiva tra il 2008 e il 2012 ha ormai raggiunto il 26% in termini reali - ovvero 43 miliardi di euro in meno - e ha riportato i livelli di produzione a metà anni '70. Hanno chiuso 40mila imprese dalla fine del 2009 e moltissime sono sull'orlo della chiusura, molte di queste sono sull'orlo del fallimento". Assomiglia a un bollettino di guerra la fotografia della situazione delle costruzioni illustrata oggi dal presidente dell'Ance Paolo Buzzetti all'Assemblea annuale dell'Associazione nazionale costruttori.

Cifre pesanti quelle illustrate dal presidente Buzzetti, le cui cause sono riconducibili "alle politiche economiche introdotte negli ultimi anni, che hanno sicuramente peggiorato la situazione e depresso l'edilizia in maniera eccezionalmente grave". "Da una parte il Patto di stabilità interno, che nella sua applicazione italiana è un trucchetto, peraltro ben conosciuto a livello internazionale, che permette di non contabilizzare come debito quello che lo Stato ha nei confronti delle imprese fornitrici". Dall'altra l'insopportabile carico fiscale, arrivato ormai al 45% del Pil e che raggiunge, in termini reali, il 54,5%. Solo sugli immobili, ha ricordato Buzzetti, "il fisco pesa ormai per 55 miliardi di euro l'anno, anche a causa della nuova patrimoniale sulla casa introdotta con l'Imu, balzello che è valso all'Erario, solo per la prima rata, 9,5 miliardi di euro". E ancora la questione dell'Imu sull'invenduto. "Quello dell'Imu - ha dichiarato Buzzetti - è un "cantiere aperto", che deve necessariamente cambiare: non è giusto che le nostre imprese, uniche nel mondo industriale, paghino l'Imu sui "prodotti" che realizzano per la vendita".

Ma l'aspetto che deve essere affrontato prima di ogni altro, ha detto con forza Buzzetti, "è la soluzione dell'odioso fenomeno dei ritardati pagamenti delle p.a. nei confronti delle imprese, per lavori regolarmente eseguiti". Di fatto, in un contesto economico in cui "la liquidità è il bene più prezioso, lo Stato ha fatto la scelta di drenare risorse a suo favore continuando a ritardare i pagamenti alle imprese. Abbiamo raggiunto la cifra di 19 miliardi di euro di crediti vantati dalle nostre imprese. E' una situazione inaccettabile". Un problema gravissimo che sta mettendo in ginocchio il settore e per il quale, come ha ricordato il presidente Buzzetti, l'Ance ha organizzato il D-Day dello scorso 15 maggio, ma sul quale, nonostante l'accelerazione data dal Governo con la pubblicazione dei decreti sulla certificazione dei crediti, il settore è in attesa di decisioni.

Ma anche se restano pesanti nodi da sciogliere, non mancano tuttavia segnali positivi. In primo luogo il decreto Sviluppo, che ha dedicato un'importante attenzione all'edilizia, sia sul fronte fiscale che sul tema centrale delle città. Importantissimo e da tempo auspicato dall'Ance è infatti il "ritorno" dell'Iva per le cessioni di abitazioni effettuate dopo 5 anni dall'ultimazione dei lavori e per le locazioni di abitazioni delle imprese edili. Ma un grande risultato è anche il Piano città, che però, ha detto Buzzetti, deve vedere la rapida definizione dei provvedimenti attuativi, "in modo che dalle dichiarazioni di intenti si possa iniziare a ragionare in termini di proposte progettuali, e subito a seguire di proposte operative".

Assolutamente centrale, nell'articolata analisi compiuta da Buzzetti nella sua relazione, il ruolo del sistema bancario, che oggi più che mai è essenziale perché il settore possa tornare a crescere. "I mutui concessi dalle banche, nei primi mesi di quest'anno, sono diminuiti del 50% benché nell'edilizia la bolla immobiliare non esista". Si tratta di un "circolo vizioso" dal quale bisogna uscire, per esempio - ha proposto Buzzetti - creando un fondo di garanzia dello Stato, che garantisca l'erogazione dei mutui alle famiglie.

Non meno pesante la situazione sul fronte delle opere pubbliche, a cominciare dalla scarsità delle risorse pubbliche statali destinate a nuove infrastrutture, ridotte del 44% dal 2008. Una situazione, ha ricordato Buzzetti, che rende prioritario il rapido impiego dei fondi disponibili, in particolare di quelli approvati dal Cipe. Si tratta di circa 20,7 miliardi di euro per investimenti infrastrutturali da avviare nei prossimi mesi, rispetto ai quali il Governo deve garantire un effetto immediato sull'economia reale.

Nella sua relazione il presidente dell'Ance ha inoltre fatto cenno alle misure di cui il settore delle costruzioni ha bisogno per incentivare l'apertura del mercato, soprattutto delle opere pubbliche, chiedendo un ulteriore giro di vite sui lavori in house. Necessario, in particolare, dotarsi di un sistema di norme chiare e efficaci, che consentano di realizzare opere di qualità in tempi e costi adeguati. Serve - ha ricordato inoltre Buzzetti - maggiore trasparenza nei metodi di gara e misure che contrastino ulteriormente la diffusione della criminalità. Sul fronte dei lavori privati, ha inoltre affermato il presidente dell'Ance, c'è bisogno di una normativa che favorisca la qualità delle opere e l'affidabilità di chi le realizza. Un ultimo riferimento, nella relazione del presidente, è stato dedicato alla riforma del mercato del lavoro, a proposito della quale ci si sarebbe aspettati maggiore coraggio sul tema del costo del lavoro che in Italia ha raggiunto livelli intollerabili, e alla burocrazia, che richiede tempi più veloci per il percorso progettuale e decisionale delle p.a..

Approfondimenti sui contenuti dell'Assemblea annuale dell'Associazione nazionale costruttori sono disponibili sul sito internet www.ance.it.

 


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