Martedì 14 aprile 2015

Accertamenti sulle societa' estinte: la Cassazione nega la retroattivita' della norma dettata dal decreto semplificazioni avanzata dall'Agenzia delle Entrate

a cura di: TuttoCamere.it
Il comma 4 dell'articolo 28 del D.Lgs. n. 175/2014 (c.d. "Decreto Semplificazioni fiscali"), recante disposizioni di natura sostanziale sulla capacita' della societa' cancellata dal registro delle imprese, non ha efficacia retroattiva e, pertanto, il differimento quinquennale - operante nei soli confronti dell'amministrazione finanziaria e degli altri enti creditori o di riscossione, indicati nello stesso comma, con riguardo a tributi o contributi - degli effetti dell'estinzione della societa' derivanti dall'art. 2495, secondo comma, Cod. civ. si applica esclusivamente ai casi in cui la richiesta di cancellazione della societa' dal Registro delle imprese sia presentata nella vigenza di detto decreto legislativo, e cioe' il 13 dicembre 2014 o successivamente.
E' questo il chiarimento arrivato dalla Suprema Corte di Cassazione, con la sentenza n. 6743 depositata il 2 aprile 2015.

La Suprema Corte ha cosi' preso le distanze anche da quanto sostenuto dall'Amministrazione finanziaria nelle circolari n. 31/E del 30 dicembre 2014 e n. 6/E del 19 febbraio 2015 (Punti 13.1 e 13.2), nelle quali si sostiene che la norma di "natura procedurale in quanto tesa proprio a salvaguardare le azioni di recupero della pretesa erariale, la stessa si applica anche per attivita' di controllo riferite a societa' che hanno gia' chiesto la cancellazione dal Registro delle imprese o gia' cancellate dallo stesso registro prima del 13/12/2014, data di entrata in vigore del D.Lgs n. 175/2014, nonche' per attivita' di controllo riguardanti periodi precedenti a tale data, ovviamente nel rispetto dei termini di prescrizione e decadenza previsti dalla legge".
La norma in questione - per la Cassazione - "opera su un piano sostanziale e non "procedurale", in quanto non si risolve in una diversa regolamentazione dei termini processuali o dei tempi e delle procedure di' accertamento o di riscossione: il caso in esame, cioe', e' del tutto diverso da quello di interventi normativi che, ad esempio, incidano sulla disciplina dei termini del processo tributario o prolunghino i termini di accertamento o introducano nuovi parametri di settore e che, per loro natura, possono applicarsi a fattispecie processuali o sostanziali precedenti".

La Cassazione ricorda che, secondo l'articolo 11 delle preleggi, "la legge non dispone che per l'avvenire", inoltre, ai sensi dell'articolo 3, comma 1, dello Statuto del contribuente (L. 212/2000), "le disposizioni tributarie non hanno effetto retroattivo", salvo i casi di interpretazione autentica.

Per scaricare il testo della sentenza della Cassazione clicca qui.

Fonte: http://www.tuttocamere.it
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