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Martedì 31 gennaio 2012

Equo indennizzo per irragionevole durata del giudizio

a cura di: eDotto S.r.l.
La prova dell'abuso va fornita dall'Amministrazione.
La Corte di cassazione, con la sentenza n. 35 del 9 gennaio 2012, ha accolto il ricorso presentato da alcuni ricorrenti avverso la decisione con cui i giudici di merito avevano rigettato la domanda di equo indennizzo dagli stessi avanzata in considerazione dell'irragionevole durata di un procedimento.

a Con l'occasione, la Corte di legittimità ha sottolineato come, in caso di violazione del termine di durata ragionevole del processo, il diritto all'equa riparazione di cui all'articolo 2 della legge n. 89/2001 spetta a tutte le parti del processo, indipendentemente dal fatto che esse siano risultate vittoriose o soccombenti; indipendente, a tal fine, è anche la consistenza economica ed importanza del giudizio, salvo il caso in cui "l'esito del processo presupposto non abbia un indiretto riflesso sull'identificazione, o sulla misura, del pregiudizio morale sofferto dalla parte in conseguenza dell'eccessiva durata della causa, come quando il soccombente abbia promosso una lite temeraria, o abbia artatamente resistito in giudizio al solo fine di perseguire proprio il perfezionamento della fattispecie di cui al richiamato articolo 2, e dunque in difetto di una condizione soggettiva di incertezza, restando irrilevante l'asserita consapevolezza da parte dell'istante della scarsa probabilità di successo dell'iniziativa giudiziaria".

Rispetto a tale ultime situazioni di abuso del processo - conclude comunque la Corte - deve dare prova puntuale l'Amministrazione, non essendo sufficiente, a tal fine, la deduzione che la domanda della parte sia stata dichiarata manifestamente infondata.

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