Lunedì 25 luglio 2016

Sospensione dell'attività imprenditoriale per impiego di personale irregolare

a cura di: AteneoWeb S.r.l.

Decreto Legislativo 14 settembre 2015 n. 151, Ministero del Lavoro Circolare 12 ottobre 2015 n. 26.

L'art. 14 del D.L.vo n. 81/2008 afferma che l'obbligo di sospensione dell'attività imprenditoriale può scattare in tutte quelle ipotesi in cui, anche su segnalazione di altre pubbliche amministrazioni, si riscontri un impiego di personale non risultante dalla documentazione obbligatoria (nella sostanza, dalle comunicazioni telematiche preventive alla instaurazione dei rapporti) in misura pari o superiore al 20% del totale dei lavoratori presenti sul posto di lavoro, nonché in caso di gravi e reiterate violazioni in materia di tutela della salute e sicurezza sul lavoro individuate in via amministrativa dal Ministro del Lavoro (qui la competenza degli ispettori delle Direzioni territoriali è limitata all'edilizia ed a pochi altri settori, mentre quella degli addetti alla vigilanza delle ASL è totale).
Il Ministero del Lavoro ha chiarito che il provvedimento di sospensione non trova applicazione nelle imprese che occupano soltanto un dipendente ove, peraltro, si procede all'allontanamento dello stesso fino a quando non si sia regolarizzata la posizione, anche sotto l'aspetto della sicurezza.

Il provvedimento di sospensione (che è circoscritto alla parte di attività imprenditoriale interessata), va adottato dagli ispettori tutte le volte in cui presupposti legali vengano accertati, ma un certo potere discrezionale esiste (come già evidenziato in passato dal Dicastero del Lavoro). Si tratta, infatti, di quelle circostanze particolari che spingono verso la "non opportunità" del provvedimento come nel caso in cui occorre evitare un grave danno agli impianti, alle attrezzature o ai beni (si pensi all'allevamento degli animali o alla raccolta della frutta), o nella ipotesi nella quale la sospensione per tutela della salute o della sicurezza vada ad incidere su un'attività di altri lavoratori, mettendoli in pericolo (situazioni rilevabili, ad esempio, nella rimozioni di sostanze nocive). Gli effetti del provvedimento di sospensione decorrono dalle ore 12 del giorno lavorativo successivo, fatto salvo il caso in cui venga registrato un pericolo immanente per i lavoratori o anche per i terzi. Il provvedimento di sospensione è fuori dalle disposizioni che regolano la materia del procedimento amministrativo e quella dell'accesso (legge n. 241/1990), pur sussistendo un obbligo di motivazione come riconosciuto dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 310 del 5/11/2010 e come sottolineato dallo stesso Ministero del Lavoro con la nota dell'8/11/2010.

Il provvedimento di sospensione è ricorribile in via amministrativa presso due organi diversi, a seconda di chi lo abbia emanato, pur essendo la procedura identica (30 giorni per il ricorso, 15 giorni dalla notifica, silenzio-accoglimento in caso di mancata decisione). L'istanza va presentata al presidente della Giunta Regionale se l'atto impugnato è stato emesso da un addetto alla vigilanza dell'ASL, mentre nel caso in cui il provvedimento sia stato emanato da un ispettore del lavoro la domanda va inviata al Direttore di una delle quattro Direzioni interregionali del Lavoro (Milano, Venezia, Roma e Napoli). Quando sarà pienamente in vigore il D.L.vo n. 149/2015 che farà nascere l'Agenzia unica per l'Ispezione, l'istanza (così prevede l'art. 16 del D.L.vo n. 124/2004, modificato) dovrà essere prodotta al Dirigente dell'Ispettorato territoriale competente. Si devono ritenere, in linea di massima, irregolari:

  • i lavoratori per i quali non è stata effettuata la comunicazione telematica preventiva di assunzione al centro per l'impiego;
  • i lavoratori, nei casi in cui non è dovuta tale comunicazione, non sia stata presentata la denuncia nominativa all'INAIL;
  • i lavoratori addetti a prestazioni accessorie per i quali non è stata effettuata la comunicazione preventiva alla Direzione del Lavoro ex art. 49, comma 3, del D.L.vo n. 81/2015;
  • i tirocinanti per i quali non è stata effettuata la comunicazione preventiva al centro per l'impiego: nei casi in cui tale onere non sia obbligatorio, il rapporto si considera instaurato in maniera corretta allorquando la copia della convenzione e di ciascun progetto formativo e di orientamento sia stato trasmesso alla Regione ed alla DTL;
  • i lavoratori autonomi ex art. 2222 c.c., non ritenuti "genuini" per le modalità di svolgimento del rapporto.

    Per poter riprendere l'attività lavorativa il datore di lavoro dovrà procedere a due adempimenti:
  1. regolarizzare il personale in nero con un contratto a tempo indeterminato anche a tempo parziale con una riduzione dell'orario di lavoro non superiore al 50% ovvero con un contratto a tempo determinato a tempo pieno di durata non inferiore a 3 mesi;
  2. pagare l'importo di euro 2.000 con la possibilità di pagare in due rate (anziché in un'unica soluzione): il 25% subito all'atto della richiesta di revoca del provvedimento e la restante parte, maggiorata del 5%, entro i sei mesi successivi. In caso di mancato versamento (o di versamento parziale) dell'importo residuo entro detto termine, è previsto che il provvedimento di accoglimento dell'istanza acquisisca efficacia di titolo esecutivo per l'importo non versato.
DOCUMENTI IN EVIDENZA:

Documenti correlati:

Altri approfondimenti

tutti gli approfondimenti

Gli approfondimenti più letti

AteneoWeb s.r.l.

AteneoWeb.com - AteneoWeb.info

Via Gregorio X, 46 - 29121 Piacenza - Italy
staff@ateneoweb.com

C.f. e p.iva 01316560331
Iscritta al Registro Imprese di Piacenza al n. 01316560331
Capitale sociale 20.000,00 € i.v.
Periodico telematico Reg. Tribunale di Piacenza n. 587 del 20/02/2003
Direttore responsabile: Riccardo Albanesi

Progetto, sviluppo software, grafica: AI Consulting S.r.l.
SEGUICI

Social network

Canali informativi

Canali RSS