Venerdì 13 luglio 2012

La psicogeografia per migliorare l'interazione tra i collaboratori di Studio

a cura di: Dott. Mario Alberto Catarozzo
La "psicogeografia" indica la relazione che si viene ad instaurare tra i componenti di un gruppo in relazione alla disposizione geografica degli stessi.
Robert Dilts nel suo libro Il manuale del coach (Alessio Roberti editore, 2003) spiega come la disposizione geografica delle persone incida profondamente sulla loro interazione e, quindi, sull'efficacia comunicativa e sulla qualità dei rapporti.

I concetti della psicogeografia nello Studio professionale possiamo applicarli dalla disposizione delle persone negli uffici dello Studio alla disposizione del desk di segreteria, fino all'organizzazione su più piani degli uffici dello Studio.

Sono due i livelli su cui la psicogeografia ha influenza:

  • le relazioni e l'interazione tra le persone;
  • lo stato emotivo delle persone.

Nel primo caso ci riferiamo, per esempio, all'importanza di organizzare la logistica delle riunioni in modo che sia funzionale agli scopi che vogliamo raggiungere. Se vogliamo organizzare una riunione di tipo informativo, dove il dominus di Studio o il team leader deve fare comunicazioni ai collaboratori, allora la riunione nella sala col tavolo rettangolare va benissimo. Infatti, ciò che vogliamo comunicare è un senso di gerarchia e la disposizione intorno ad un tavolo rettangolare trasmette esattamente questo.

Non andrebbe bene invece tale disposizione se avessimo una soluzione da trovare ad una situazione problematica ed è necessario l'apporto di tutto il team. In questo caso abbiamo bisogno di forte interazione tra i partecipanti, vogliamo una riunione di brainstorming, dove ciascuno possa dire la sua, mettere a disposizione la propria esperienza e condividere la propria opinione. Qui sarebbe meglio disporre di un'organizzazione circolare di partecipanti, quindi un tavolo rotondo sarebbe l'ideale. Perché? Perché in una disposizione circolare tutti i partecipanti si sentono sullo stesso piano, riescono a vedersi l'un l'altro e contemporaneamente possono concentrare la propria attenzione sul problema/situazione al centro (anche idealmente) del tavolo.

Nel momento in cui vogliamo organizzare un seminario di aggiornamento in Studio per i collaboratori, sceglieremo la disposizione rettangolare, a ferro di cavallo, oppure su file.

La scelta più funzionale dipende dal tipo di formazione: se frontale (io parlo tu ascolti), allora anche su file la disposizione delle sedie va benissimo; se partecipata (interagiamo), invece, meglio a ferro di cavallo o semicircolare.

Infine se vogliamo l'opinione dei partecipanti su un problema, ma senza che ciascuno venga influenzato dagli altri, la soluzione corale migliore è la disposizione in linea: i partecipanti sono uno affianco all'altro, mentre il problema/questione è di fronte, rappresentato da chi gestisce la riunione e si fa carico di ricostruire la problematica. In questo modo i partecipanti non hanno modo di vedersi l'un l'altro e quindi di interagire e influenzarsi (non più di tanto, quantomeno) e sono focalizzati sul problema.

Infine, l'aspetto emotivo. Noi tendiamo ad ancorare i nostri stati emotivi a situazioni, persone, oggetti, ricordi, parole. Esistono ancore spaziali (luoghi, oggetti), cinestesiche (odori, suoni, sensazioni, tatto), visive. L'ancora funziona come uno stimolo che una volta attivato richiama la sensazione (e quindi lo stato emotivo) ad esso associato. Non abbiamo tempo ora di spiegare come si creano le ancore e come si tolgono (c.d. collasso di ancore), ci riserviamo di farlo in un altro post.

Per tornare alle ancora spaziali, i luoghi lo sono. Lo sono quindi gli uffici di ciascuno di voi, la scrivania, gli oggetti posti sopra, dalle fotografie al porta matite.

Quindi quando entriamo in sala riunione a cui avremo associato una emozione, automaticamente questa verrà richiamata. Così anche la disposizione delle sedie per la riunione, il fatto che il relatore sia tra di noi o di fronte e così via. Noterete dopo poco che addirittura le persone tendono a sedersi sempre allo stesso posto, anche se nessuno lo ha chiesto, e lo fanno inconsapevolmente, perché associano a quel posto la loro partecipazione (anche emotiva) alla riunione.

A presto allora!

Fonte: http://www.mariocatarozzo.it
AUTORE:

Dott. Mario Alberto Catarozzo

Trainer - Personal & Business Coach
Dott. Mario Alberto Catarozzo
Mario Alberto Catarozzo, laureato in giurisprudenza, ha una lunga esperienza come formatore e relatore sui temi della comunicazione, negoziazione, leadership, crescita personale e professionale. Ha esperienza...
come manager presso importanti strutture del mondo editoriale e della comunicazione dedicate al settore degli studi professionali.
Svolge attività di Formatore e Coach in corsi e seminari tenuti sia in aula che in house presso gli studi professionali e le aziende.
È Coach con certificazione internazionale della Society of NLP di Richard Bandler (USA), con specializzazione “Team” e “Life” conseguite presso la NLP Italy Coaching School.
Ha due livelli di specializzazione in PNL (Programmazione Neuro Linguistica), Practitioner e Master Practitioner, conseguiti presso la NLP Italy Coaching School.
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