Lunedì 28 novembre 2005

SPESE DI LITE NEL PROCESSO TRIBUTARIO. IL NUOVO ORIENTAMENTO DELLA CORTE COSTITUZIONALE

a cura di: Studio Cozzi Dottori Commercialisti Associati
È da tenere in considerazione la sentenza della Corte Costituzionale n° 274 del 4/7/2005 (depositata in cancelleria il 12/7) che ha completamente ribaltato la propria giurisprudenza costante in materia di spese di lite nel processo tributario dichiarando l'illegittimità dell'art. 46 c. 3 del D.Lgs. n° 31/12/1992 (Disposizioni sul Processo Tributario).

L'articolo in questione prevede che il regolamento delle spese nel processo tributario, in caso di estinzione della controversia per cessazione della materia del contendere, resta a carico della parte che le ha anticipate.

La sentenza 274/2005 è stata sollecitata dalla Commissione Tributaria Provinciale di Napoli che ha rimesso con ordinanza alla Corte Costituzionale la questione pregiudiziale di illegittimità del suddetto articolo (46, co. 3, D.Lgs 546/1992) in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione nella parte in cui preclude ai giudici, nella declaratoria di estinzione della controversia per cessazione della materia del contendere, di condannare la PA virtualmente soccombente al pagamento delle spese processuali.

Il giudizio a quo aveva ad oggetto l'impugnativa di una cartella di pagamento palesemente illegittima e infondata, di considerevole importo, emessa dall'Ufficio Iva nei confronti di una società in liquidazione.
La società aveva, precedentemente all'instaurazione del contenzioso in commissione, proposto istanza di annullamento in via di autotutela al fine di ottenerne la revoca ed evitare il ricorso alla commissione tributaria -processo quest'ultimo decisamente più complicato ed articolato- atto mai posto in essere dalla PA se non dopo l'inizio del contenzioso stesso.

Ci si trova di fronte ad un caso di "cessazione della materia del contendere" nel quale il giudicante, conformemente alla disciplina vigente nella quasi totalità dei procedimenti di tutela giurisdizionale, avrebbe dovuto applicare un giudizio di valutazione della virtuale soccombenza, attribuendo le spese di lite a carico della parte che non risultasse "vincitrice". In questo caso la commissione si è trovata a non poter applicare tale principio proprio a causa del disposto di cui all'art. 46 c.3 (spese a carico della parte che le ha anticipate).

La commissione, considerando contraddittorio ed enormemente limitante del proprio potere di valutazione, ha ritenuto di dover operare un rinvio su questioni pregiudiziali alla Corte Costituzionale - come d'altronde era precedentemente avvenuto in casi analoghi -. I due casi precedenti, infatti, fondavano la questione di illegittimità sulla "contrarietà al Principio di Eguaglianza delle parti in processo" di cui all'art 3 Costituzione, nonché a quello del diritto alla tutela giurisdizionale dei diritti e degli interessi legittimi di cui all'art. 24 Cost. (i motivi di ricorso per i precedenti rinvii erano: barriere poste al giusto esercizio di tale diritto dal timore di dover sostenere le spese del processo in caso di cessazione della materia del contendere, aumentato dall'obbligo di difesa tecnica per le cause di valore superiore a lire 5M). In questo caso la commissione esclude la violazione del principio di eguaglianza processuale, ammettendo che dell'art. 46 poteva avvalersene in alcuni casi anche il contribuente, ma adduce l'esame della norma sotto il diverso aspetto dell'IRRAGIONEVOLEZZA.

Il processo tributario è inspirato, come d'altronde gli altri procedimenti legali, al principio della soccombenza; la deroga di cui all'art. 46 c. 3 si traduce in un ingiustificato pregiudizio per la parte costretta a ricorrere per atti manifestamente illegittimi resi successivamente nulli, nonché costretta all'obbligo di avvalersi della difesa tecnica -onerosa- (cause superiori a 5M).
La Corte Costituzionale dichiara illegittimità dell'art.46 c3 modificando coerentemente l'intero impianto del processo tributario adeguandolo agli altri procedimenti.

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AUTORE:

Ernesto Cozzi

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