Domenica 23 gennaio 2005

RAPPORTI DI LAVORO NON DIPENDENTE PER SOCIETA' E ASS. SPORTIVE DILETTANTISTICHE

a cura di: Dott. Stefano Andreani
L'estensione anche alle società di capitali delle agevolazioni tributarie dettate per le associazioni sportive ha ampliato la platea dei soggetti interessati a tale argomento, che alla luce della riforma Biagi appare opportuno riesaminare nel dettaglio.
Possiamo suddividere tali rapporti in tre categorie:
- rapporti con istruttori, allenatori, preparatori e atleti
- altri rapporti "para-sportivi" rientranti nella previsione di cui all'art. 67 T.U.I.R.
- altri rapporti di lavoro non dipendente

A) Rapporti "sportivi" con istruttori, allenatori, preparatori, atleti

L'art. 67 T.U.I.R. (ex art. 81) stabilisce che "Sono redditi diversi .. se non sono conseguiti nell'esercizio di arti e professioni: ... m) le indennità di trasferta, i rimborsi forfetari di spesa, i premi e i compensi erogati nell'esercizio diretto di attività sportive dilettantistiche ... da qualunque organismo ... che persegua finalità sportive dilettantistiche ... riconosciuto. Tale disposizione si applica anche ai rapporti di collaborazione coordinata e continuativa di carattere amministrativo-gestionale di natura non professionale resi in favore di società e associazioni sportive dilettantistiche."

Il successivo art. 69 (ex art. 83) stabilisce che "... Le indennità, i rimborsi forfetari, i premi ed i compensi di cui alla lettera m) del comma 1 dell'art. 81 (ora art. 67) non concorrono a formare il reddito per un importo non superiore complessivamente nel periodo d'imposta a 7.500 euro."

L'art. 25 della Legge 13/5/99 n. 133 stabilisce poi che sulla parte imponibile dei compensi sopra citati, e quindi sulla quota eccedente i 7.500 euro, si applica una ritenuta nella misura fissata per il primo scaglione del reddito (oggi 23%) (oltre alle addizionali di compartecipazione all'IRPEF), che è d'imposta per i primi 20.658,28 euro, d'acconto per la parte eccedente.

La circolare INPS n. 42 del 26/2/2003 e la circolare INAIL del 19/3/2003 stabiliscono infine che, trattandosi di redditi diversi e non di redditi da lavoro, tali importi non sono soggetti a contribuzione nei confronti di tali istituti.

In base alla prima frase dell'art. 67 T.U.I.R., qui sopra riportata ed evidenziata, possiamo quindi individuare due categorie di istruttori (ovvero allenatori, atleti o simili):

a/1) Istruttori liberi professionisti, ovvero con partita IVA. Sono trattati esattamente come tutti gli altri liberi professionisti: fanno fattura con IVA, in tale fattura applicano il 4% di maggiorazione a titolo di rivalsa INPS, e sono soggetti a ritenuta d'acconto del 20% (codice 1040 nel modello F24)

a/2) Altri istruttori. Percepiscono i compensi di cui al citato art. 67 TUIR: i primi 7.500 euro non imponibili, i successivi soggetti a ritenuta 23% (a titolo d'imposta sui primi 20.658,28 euro, a titolo d'acconto sugli ulteriori, da versare comunque con codice 1040), più addizionali (codice 3802 la regionale, codice 3816, se dovuta, la comunale), nessun assoggettamento a contribuzione INPS o INAIL; dato che tali limiti sono per anno solare, obbligo da parte loro di certificare se hanno percepito altri compensi della medesima tipologia.

Ciò, per quanto riguarda l'inquadramento fiscale e previdenziale; per quanto invece riguarda l'inquadramento contrattuale-civilistico, e segnatamente i diritti, i doveri e le tutele delle parti, è comunque necessario fare attenzione per evitare che possa essere sostenuto dal collaboratore che si trattava in realtà di un rapporto di lavoro dipendente.

Per quanto riguarda la forma, proprio per limitare al massimo le possibilità di malintesi e rivendicazioni, si suggerisce di formalizzare l'accordo per iscritto, come scrittura privata o come lettera d'incarico accettata.

B) Altri rapporti "sportivi"

Abbiamo già ricordato che l'art. 67 T.U.I.R. estende il trattamento qui sopra illustrato "ai rapporti di collaborazione coordinata e continuativa di carattere amministrativo-gestionale di natura non professionale resi in favore di società e associazioni sportive dilettantistiche."

Senza addentrarci in una dettagliata interpretazione storico-sistematica, possiamo fare due ordini di considerazioni:

i ) da un lato, "amministrativo-gestionale" significa qualcosa di più che semplicemente "amministrativo", quindi sembra evidente che rientrino in tale fattispecie non solo coloro che svolgono funzioni di segreteria, ma anche coloro che, con il loro operato, partecipano alla gestione dell'attività; fra di essi, p. es., i c.d. "manutentori"

ii) dall'altro lato, la circolare n. 21 del 22/4/2003, illustrativa dell'art. 90 Legge 289/02, precisa che " bisogna valutare se per lo svolgimento dell'attività di collaborazione siano necessarie conoscenze tecnico-giuridiche direttamente collegate all'attività di lavoro autonomo esercitata abitualmente"; ciò pare sottolineare che deve trattarsi di attività diversa da quella svolta abitualmente dal collaboratore.

In sostanza, quindi, deve trattarsi di una attività continuativa e non occasionale, per lo svolgimento di mansioni non esclusivamente di segreteria-amministrazione, svolte da soggetti che esercitino abitualmente altre attività (caso tipico: il pensionato che svolge attività di segreteria o di manutenzione degli impianti, o il dipendente che svolge tali attività al di fuori dell'orario di lavoro).

Si raccomanda quindi di prestare la massima attenzione perchè, trattandosi di rapporti continuativi, qualora venga contestata l'applicabilità di tale normativa, si "scivolerebbe" nel rapporto di lavoro dipendente, con le gravi conseguenze del caso.

A titolo esemplificativo, segnaliamo alcune fattispecie a cui tale disciplina non si applica:

- addette all'accoglienza dei frequentatori (receptionist), quando l'attività svolta sia molto più di semplice attività di segreteria, anche perchè in tal caso di norma sono legate a vincolo di orario e si tratta della loro occupazione principale,

- manutentori che svolgano tale attività professionalmente,

- altri soggetti che prestino la loro opera non professionalmente in via occasionale, perchè manca il requisito della continuatività.

Per quanto riguarda gli aspetti contrattuali e la formalizzazione dei rapporti, vale quanto detto al punto precedente.

C) Altri rapporti

Uscendo dalla previsione dell'art. 67, lettera "m", esaminata qui sopra, individuiamo rapidamente le altre fattispecie, di più facile inquadramento trattandosi di normativa "ordinaria".

c/1 - Collaboratori coordinari e continuativi, c.d. "co.co.co.") L'art. 61, III comma, del D.L.vo 10/9/03 n. 276 (c.d. "Riforma Biagi") esclude le associazioni e società sportive dalla normativa del c.d. "lavoro a progetto"; tali soggetti potranno quindi continuare a porre in essere contratti di co.co.co., esattamente come prima di tale riforma: rapporto assimilato a quello di lavoro dipendente, assoggettamento a contribuzione INPS, certificazione dei compensi a mezzo CUD, e così via

c/2 - Prestatori d'opera occasionali) Si tratta di coloro che prestano la loro opera occasionalmente, senza un rapporto continuativo; fiscalmente si tratta di lavoro autonomo occasionale, soggetto a ritenuta d'acconto del 20%; previdenzialmente sorge l'obbligo contributivo solo per la parte eccedente 5.000 euro annui di compensi

c/3 - Collaboratori occasionali) Sono disciplinati dal II comma del citato art. 61 della Legge 276, e si tratta di coloro coi quali vengono instaurati rapporti di collaborazione per periodi limitati (massimo 30 giorni per ogni committente) e compensi pure limitati (5.000 euro complessivi annui, sommando quelli percepiti da tutti i committenti); se si rimane nei limiti dei 30 giorni e 5.000 euro sono equiparati ai prestatori d'opera occasionali (punto "c/2") e quindi ritenuta d'acconto 20% e nessun obbligo previdenziale, se vengono superati tali limiti, vengono trattati come i co.co.co. (punto "c/1") e quindi assimilati ai dipendenti

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