Mercoledì 16 marzo 2005

PROCESSO TRIBUTARIO: rigetto istanza di rimborso

a cura di: FiscoOggi
L'ufficio nel corso del giudizio può prospettare argomentazioni giuridiche ulteriori rispetto a quelle espresse in sede amministrativa nell'atto di diniego
L'assunto secondo cui la parte resistente deve apportare, in sede di costituzione in giudizio, nel giudizio di primo grado ulteriori e più specifici argomenti a sostegno del proprio operato trova conferma in un recente intervento del giudice di legittimità.
Per la sentenza n. 22567 del 28 ottobre 2004 (depositata il 1° dicembre 2004) della suprema Corte di cassazione, la doglianza del contribuente secondo cui all'ufficio non è consentito introdurre in primo grado un profilo di difesa estraneo alle ragioni addotte a supporto del provvedimento negativo del rimborso, è destituita di fondamento giuridico; il giudice tributario di prime cure può, infatti, negare il diritto al rimborso in base a quanto dedotto dall'ufficio, per la prima volta, in sede di controdeduzioni.
La motivazione di rigetto di un'istanza di rimborso non esaustiva può essere integrata con argomentazioni giuridiche ulteriori in sede processuale, purché desumibili dagli stessi fatti (materiali) oggetto della controversia. In tale ipotesi, non si determina una mutatio(1) ma al più un'emendatio libelli.

Non può essere negato all'ufficio, che resiste alla pretesa del contribuente, attore sostanziale nel giudizio di rimborso, il diritto di controdedurre di cui all'articolo 23 del Dlgs n. 546/1992, purché nell'ambito oggettivo della controversia. Ciò anche in considerazione del fatto che, sul piano processuale, la posizione dell'ufficio, il quale si difende dall'impugnazione del rigetto di un'istanza di rimborso, è diversa rispetto a quella dell'ufficio che abbia esplicitato una pretesa tributaria (impugnata dal contribuente), quale l'avviso di accertamento o di liquidazione, o l'irrogazione di una sanzione, delimitando così in via assoluta l'oggetto del contendere.
Il fisco, in sede di controdeduzioni, può aggiungere non elementi di fatto nuovi ma semplici argomentazioni, non esplicitate nel provvedimento di diniego impugnato. La sentenza di prime cure che respinge il ricorso del contribuente sulla base dell'ulteriore argomentazione giuridica, contenuta nella costituzione dell'ufficio, non è viziata da extrapetizione; trattasi di argomentazione ritualmente introdotta in giudizio.

In definitiva, è sempre consentito all'Amministrazione finanziaria, nel corso del giudizio avente a oggetto il rigetto di un'istanza di rimborso, prospettare ulteriori argomentazioni giuridiche rispetto a quelle espresse in sede amministrativa nell'atto di diniego. Da questo principio deriva che il giudice di merito può ritenere legittimo un provvedimento di diniego sulla base di un motivo esposto dall'Amministrazione finanziaria in sede di controdeduzioni

Giova ricordare che per attenta dottrina(2) le argomentazioni difensive si limitano a contestare i requisiti di fondatezza della pretesa della controparte (ad esempio, l'istanza di rimborso del contribuente è tardiva; l'istanza del contribuente di rimborso è priva di pregio giuridico sotto il profilo sostanziale) ovvero consistono in qualsiasi negazione del diritto della controparte, mentre l'eccezione contrasta la pretesa della controparte mediante l'allegazione di un fatto nuovo (ad esempio, eccezione di compensazione).

Secondo l'orientamento prevalente(3), l'ufficio non può proporre domande riconvenzionali(4) e le controdeduzioni, effettuate all'atto della costituzione in giudizio, si differenziano dalle domande riconvenzionali in quanto si limitano a contrastare i motivi addotti dal ricorrente e a esplicitare meglio le ragioni della pretesa, espresse nell'avviso d'accertamento.
Non è configurabile per l'ufficio l'introduzione di motivi "aggiunti" a quelli indicati nell'avviso d'accertamento la cui motivazione cristallizza il titolo della pretesa, "i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche" della stessa (si pensi all'impossibilità per l'ufficio di sostituire in via contenziosa il metodo di rilevazione della materia imponibile prescelto per l'accertamento).

Poiché anche nel processo tributario le parti conservano la disponibilità dei diritti in contestazione, qualora l'Amministrazione finanziaria si avveda in corso di causa che è corretta e da accogliere un'eccezione avanzata dal contribuente in relazione all'erroneo computo del credito d'imposta indicato nell'avviso impugnato, non per questo deve rinnovare l'intero procedimento amministrativo di accertamento, spesso ormai precluso dai termini di decadenza, avendo il potere - dovere di ridurre la domanda originaria, rinunciando a una parte di essa. Tale riduzione della domanda, non equivalendo a diverso e autonomo accertamento in via di rettifica da parte dell'Amministrazione, è ammissibile anche se operata per la prima volta in grado d'appello, con conseguente dovere del giudice di valutare la pretesa fiscale residua (Cassazione, sezione V, sentenza n. 11625 del 18/07/2003). La deduzione relativa a un erroneo computo dei crediti di imposta indicati negli avvisi impugnati non equivale a un diverso e autonomo accertamento in via di rettifica da parte dell'Amministrazione dei precedenti atti, ma costituisce solo una riduzione della pretesa fiscale contestata, ammissibile anche nel corso del giudizio di appello.

Le conclusioni raggiunte dalla sentenza in rassegna ribadisce, implicitamente, che il comportamento dell'ufficio non deve impedire alla commissione tributaria di avere una completa conoscenza e valutazione della vicenda processuale.
E' doveroso per l'ufficio tenere un comportamento processuale tale che non possa essere influenzato negativamente il libero convincimento del giudice tributario.

NOTE
1 Il divieto di mutatio libelli non è posto solamente a tutela del diritto di difesa e del principio del contraddittorio, situazioni giuridiche queste, comunque, connotate dal principio dell'inderogabilità e non certo disponibili dalle parti, ma anche al servizio della ratio pubblicistica dell'ordinato e celere svolgimento del giudizio.
La mutatio libelli introduce un tema di indagine nuovo e tale da disorientare la difesa dell'altra parte, in dispregio del contraddittorio.
Per la Cassazione, sentenza n. 16262 del 19/08/2004, la mutatio libelli consiste in una pretesa nuova, diversa da quella originaria, nel senso che di quest'ultima innovi l'oggetto e introduca nel processo nuovi temi di indagine.

2 Meloncelli, "I poteri istruttori del giudice d'appello" in quaderni del Consiglio di Giustizia Tributaria n. 7/2003 pag. 41.

3 Di Giacomo, "No alla riconvenzionale in ambito tributario" in FISCOoggi del 26/01/2005.

4 Nel processo tributario, la cui struttura è di natura impugnatoria, è da considerare inammissibile di ufficio (ex articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546), la domanda riconvenzionale di cui all'articolo 36 del codice di procedura civile, atteso che il gravame è finalizzato a impugnare uno degli atti tipici tributari espressamente previsti dall'articolo 19 del Dlgs 546/1992 (in tal senso, commissione provinciale di Lucca, sezione 7, n. 109, depositata il 30 ottobre 2004).

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