Venerdì 10 giugno 2005

NUOVE LIMITAZIONI PER I CONTRATTI A PROGETTO

a cura di: Studio Cozzi Dottori Commercialisti Associati
Il Tribunale del Lavoro di Torino, con sentenza depositata il 5 Aprile scorso, ha fornito una delle prime interpretazioni circa l'inquadramento cui assogget-tare la fattispecie dei contratti a progetto, introdotta dalla c.d. Legge Biagi n. 30 del 2003.
In estrema sintesi è stato stabilito dal Giudice del Lavoro di Torino che i lavoratori inquadrati come collaboratori a progetto che vengono, però, utilizzati in azienda secondo le modalità tipiche del lavoro dipendente possano far valere il proprio diritto a veder trasformato il loro contratto in lavoro subordinato a tempo indeterminato.

Nel caso, poi, in cui venga intimato al collaboratore il recesso dal proprio contratto, tale recesso può essere considerato, sempre che il rapporto di lavoro possa essere equiparato a lavoro dipendente, alla stregua di un licenziamento senza giusta causa con il conseguente obbligo di reintegra del posto di lavoro, così come disciplinata dall'art. 18 della Legge 300 del 1970:

"(…) il giudice con la sentenza con cui dichiara inefficace il licenziamento (…) o annulla il licenziamento intimato senza giusta causa o giustificato motivo, ovvero ne dichiara la nullità (…), ordina al datore di lavoro, imprenditore e non imprenditore, che in ciascuna sede, stabilimento, filiale, ufficio o reparto autonomo nel quale ha avuto luogo il licenziamento occupa alle sue dipendenze più di quindici prestatori di lavoro o più di cinque se trattasi di imprenditore agricolo, di reintegrare il lavoratore nel posto di lavoro.
Tali disposizioni si applicano altresì ai datori di lavoro, imprenditori e non imprenditori, che nell'ambito dello stesso comune occupano più di quindici dipendenti ed alle imprese agricole che nel medesimo ambito territoriale occupano più di cinque dipendenti, anche se ciascuna unità produttiva, singolarmente considerata, non raggiunge tali limiti, e in ogni caso al datore di lavoro, imprenditore e non imprenditore, che occupa alle sue dipendenze più di sessanta prestatori di lavoro. "

La sentenza sopra citata ha come evidente finalità quella di impedire l'utilizzo fraudolento del nuovo tipo di collaborazione introdotto dalla legge Biagi, dietro il quale vengono talvolta nascosti ora, come accadeva con le collaborazioni coordinate e continuative, veri e propri rapporti di lavoro subordinato.

Con la propria pronuncia il Giudice del Lavoro di Torino ha da un lato mantenuto continuità interpretativa con la giurispru-enza attinente le precedenti forme di collaborazione, dall'altro introdotto importanti novità atte a definire il "perimetro" entro cui deve essere inquadrato il contratto di collaborazione a progetto.

In particolare:

  1. Il progetto che deve essere specificato nel contratto di collaborazione non deve essere totalmente "indivi-dualizzato", cioè riferibile solamente ad uno specifico individuo, ma non deve prevedere nemmeno prestazioni identiche per tutti i collaboratori.
  2. Le mansioni di competenza dei collaboratori non devono coincidere, per tutti, con l'attività aziendale.
  3. In mancanza di uno specifico progetto, con le caratteristiche di cui ai punti 1 e 2, e nel caso in cui siano riscontrabili elementi caratteristici della subordinazione, il rapporto tra datore e collaboratore va considerato di lavoro subordinato fin alla data in cui si è instaurato.
  4. La sanzione, consistente appunto nella trasforma-zione del rapporto di lavoro, può essere evitata solo dando prova dell'autonomia che caratterizza l'attività del collaboratore.

Viene, così, confermata anche dalla giurisprudenza la disciplina dettata dal Ministero del Lavoro con la Circolare n. 1 del 2004 che prevedeva, come limite all'attività di controllo effettuata dal Giudice, l'accertamento dell'esistenza del progetto, programma di lavoro o fase di esso e non può essere esteso fino al punto di sindacare nel merito valutazioni e scelte tecniche, organizzative o produttive, che spettano al committente.

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AUTORE:

Ernesto Cozzi

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